

Gaza. Giovedì, l’organizzazione UN Women ha affermato che 557.000 donne a Gaza soffrono attualmente di insicurezza alimentare, sottolineando che molte madri spesso danno priorità all’alimentazione degli altri, incontrando maggiori difficoltà rispetto agli uomini nell’accesso a scorte alimentari adeguate.
Secondo i risultati dell’agenzia delle Nazioni Unite, molte donne a Gaza sono costrette a saltare i pasti o a ridurre il proprio consumo di cibo per garantire che i propri figli siano nutriti. Queste sfide limitano gravemente il loro accesso ai servizi essenziali, mettendo in pericolo la loro sicurezza sanitaria e nutrizionale e aumentando la loro vulnerabilità alla violenza di genere.
Il rapporto delinea cinque fatti chiave che illustrano l’impatto dell’insicurezza alimentare sulle donne di Gaza: 1) Onere assistenziale. Le donne lottano per proteggere il benessere dei propri figli, sia fisicamente che emotivamente, mentre si assumono ulteriori responsabilità per la cura e le faccende domestiche, soprattutto in condizioni di vita affollate. 2) Salute fisica e perdita di peso: a Gaza prevalgono insicurezza alimentare e malnutrizione diffuse, con 7 donne su 10 che hanno riferito di aver perso peso negli ultimi 30 giorni e oltre la metà ha avuto frequenti vertigini. 3) Assistenza alimentare: oltre l’80% degli intervistati fa affidamento sugli aiuti alimentari come principale fonte di nutrimento. Tuttavia, l’87,3% ritiene che la distribuzione degli aiuti alimentari non tenga adeguatamente conto delle dimensioni della famiglia, mentre l’83,5% indica che gli aiuti non soddisfano adeguatamente i bisogni della propria famiglia. 4) Complicanze durante la gravidanza, il parto e il post-partum: le donne in gravidanza e in allattamento devono affrontare elevati rischi per la salute a causa di assistenza sanitaria e nutrizione inadeguate. Il 76% delle donne incinte soffre di anemia, mentre il 99% ha difficoltà ad accedere agli integratori alimentari, mettendo a rischio la salute materna e infantile. 5) Accesso alla cucina e metodi di cottura non sicuri: solo un terzo delle intervistate dispone di cucine e attrezzature adeguate, con il 69% che ricorre a metodi di cottura non sicuri come l’uso di legna o la combustione di rifiuti, che pongono gravi rischi per la salute. Le donne responsabili della preparazione dei pasti sono spesso esposte al fumo e ad agenti inquinanti pericolosi, che portano a problemi respiratori e ad altri problemi di salute.
L’agenzia delle Nazioni Unite per le Donne ha chiesto con urgenza attenzione e sostegno a livello internazionale per affrontare la grave crisi di insicurezza alimentare che colpisce le donne a Gaza.
Il rapporto sottolinea l’immediata necessità di un’equa distribuzione degli aiuti alimentari, di migliori servizi sanitari e di misure per garantire la sicurezza e il benessere delle donne e delle loro famiglie nel contesto dei conflitti in corso e delle sfide umanitarie.
(Fonti: Wafa, PIC e agenzie).
