Gaza rappresenta il destino dell’umanità

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(Foto dal web).

Qudsnen. Di Ognian Kassabov. Nel discorso del 24 luglio al Congresso degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha proposto la sua visione di una “nuova Gaza” che emergerà una volta terminata la brutale aggressione del suo Paese contro la Striscia. Ha parlato di un “futuro di sicurezza, prosperità e pace”.

A maggio, il suo governo aveva pubblicato una bozza dettagliata, denominata Gaza 2035, che presentava azzardati progetti per “ricostruire dal nulla”, “progetti moderni”, “porti, oleodotti e ferrovie”.

Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, durante il suo discorso non ha commentato la visione di Netanyahu, ma ha accennato ad un “importante progetto di ricostruzione per Gaza” delineando un piano per il cessate il fuoco in tre fasi, il 31 maggio. A questo ha fatto seguito la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno a sostegno della sua iniziativa.

Queste fasi indicano un percorso inquietante per il futuro dei palestinesi. Le forze che stanno dietro il loro genocidio continueranno ad essere responsabili delle loro vite anche quando la carneficina sarà finita. Se nessuno li contrasterà, continueranno a devastare le terre palestinesi, lasciando il popolo palestinese in povertà e disumanizzandolo in modo sbrigativo.

Ma progetteranno un futuro disumano e distopico anche per molte altre popolazioni presenti nella regione e non solo.

Distopia urbana costruita sulle fosse comuni.

Il piano Gaza 2035 di Netanyahu potrebbe essere irrealizzabile, ma ciò non dovrebbe impedirci di notare che è sintomatico di una forte idea di “civiltà” spacciata dagli ambienti della tecno-finanza e venduta al pubblico globale come progresso futuristico.

Gaza 2035 reinventa la Striscia trasformandola in quella che lo storico Adam Tooze ha descritto come “una città-stato ricca e gestita attivamente, pensate a Singapore o Abu Dhabi”, “un clone super ricco di una città commerciale e industriale globalizzata”.

Gaza 2035 immagina il deserto del ghetto palestinese che sboccia nel giardino di una zona di libero scambio governata a livello internazionale, assicurando i frutti della tecnologia e della “civiltà” ai suoi residenti e al mondo.

Non è la prima volta che la civiltà occidentale cerca di costruire ed espandersi sopra ai campi di sterminio. Ma il progetto di “civilizzazione” di Israele a Gaza è particolarmente brutale e disumano, mentre i suoi alleati occidentali continuano a giustificarlo ribadendo categoricamente “il diritto all’autodifesa” dell'”unica democrazia in Medio Oriente”.

Ad oggi, le statistiche ufficiali indicano un bilancio di quasi 40.000 morti e migliaia di dispersi; analisi scientifiche stimano un numero di morti di almeno 186.000. I continui bombardamenti a tappeto di tutta Gaza, comprese le zone sicure, insieme alla fame e alle malattie diffuse, faranno aumentare ancora di più questi numeri scioccanti.

Mentre alcuni hanno attribuito la brutalità israeliana a una patologia vendicativa, c’è una chiara logica economica dietro. E questo rende il genocidio in corso ancora più terrificante.

La cultura e la vita autoctone palestinesi, la cura attenta della terra incarnata nella lenta crescita dell’ulivo, devono essere sterminate per far posto ad un insieme di valori ultra-veloci e ad alta tecnologia che distruggono le relazioni sociali e ambientali sostenibili per dar vita ad una distopia urbana esclusiva e anonima.

Mentre il genocidio è in corso, progetti come Gaza 2035 servono ad occultare la sofferenza dei palestinesi con il fascino della “civiltà”, proprio come Netanyahu ha detto al Congresso degli Stati Uniti. Ma questa non è solo una trovata pubblicitaria. È ciò verso cui si stanno muovendo le élite politiche in Israele e altrove.

Negli ultimi nove mesi, si sono tenuti incontri tra aziende e varie entità commerciali e politiche per discutere di mega-progetti di ricostruzione a Gaza, il tutto mentre la popolazione della Striscia veniva sterminata. Tra i partecipanti figurano un’azienda che “progetta piani di sviluppo urbano su larga scala” e una grande società di consulenza internazionale.

Nel frattempo, Jared Kushner, genero del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, ha pubblicamente elogiato le “potenzialità molto apprezzabili” delle “proprietà sul lungomare” di Gaza.

Aspetti di Gaza 2035 sono evidenti anche nel modo in cui la parte di estrema destra del governo di Netanyahu cerca di gestire Israele. Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, ad esempio, sta portando avanti un piano per il bilancio statale del 2025 che vorrebbe imporre l’austerità ai cittadini israeliani comuni, favorendo invece i settori dell’alta tecnologia e immobiliare.

Laboratorio all’aperto per la guerra con Intelligenza Artificiale.

Per le proprie fondamenta, un futuro ad alta tecnologia richiede una forza ad alta tecnologia. Già importante esportatore di tecnologia militare, Israele ha impiegato sui palestinesi tutte le sue ultime innovazioni distruttive con lo scopo di “testarle in battaglia”.

L’innovazione più alla moda è stata sicuramente l’intelligenza artificiale (IA), che ora domina sul campo di battaglia a Gaza. Le aziende tecnologiche mondiali e statunitensi sono partner di lunga data di Israele in questo ambito.

Secondo la rivista israeliana +972 Magazine, l’IA ha demandato la creazione di obiettivi a un’industria automatica, ha esternalizzato il processo decisionale umano in merito all’etica dell’azione di battaglia, suggerendo metodi economicamente vantaggiosi per utilizzare bombe stupide da 2000 libbre per sventrare interi edifici.

Numeri di telefono e dati dei social media sono stati inseriti in queste armi IA, che apparentemente decidono se un palestinese debba vivere o morire in base al gruppo WhatsApp al quale partecipa.

Nel frattempo, i media globali hanno riferito con assoluta disinvoltura che altri eserciti stanno osservando con attenzione – chi per imparare e chi per eventualmente acquistare – ciò che sta accadendo a Gaza, il laboratorio a cielo aperto di Israele per la guerra urbana AI.

Il genocidio in corso non può che rammentarci il “tecno-feudalesimo”, un concetto coniato da Yanis Varoufakis per descrivere la mutazione del sistema capitalista globale in un altro sistema che concentra il potere attraverso tecnologie digitali controllate da una piccola élite. Sembra che a Gaza questo si stia già trasformando in una forma di oppressione sterminatrice che trasforma i “servi” impotenti in una massa umana amorfa, disponibile come risorsa da manipolare o eliminare a capriccio dei signori della tecnologia bellica.

Il genocidio di Gaza riporta anche alla mente l’osservazione del filosofo ebreo-austriaco Günther Anders secondo cui l’obiettivo finale della tecnologia è la cancellazione dell’umano. Ciò si può già osservare a livello sociale, poiché l’esperienza umana diventa obsoleta nel grigiore di flussi mediatici infiniti e vacui. È già molto presente anche a livello materiale, con l’impiego di tecnologie genocide, come la bomba nucleare e i campi di concentramento, progettati per spazzare via intere comunità.

Anders, così come altri pensatori che riflettevano sull’Olocausto nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, hanno avvertito di non dimenticare che ciò che è accaduto aveva le sue radici in processi culturali ed economici che non sono purtroppo cessati con la fine della Shoah.

Il destino dell’umanità.

È ormai chiaro che non abbiamo prestato attenzione agli avvertimenti e stiamo vivendo l’orrore di uno sterminio esteso di proporzioni industriali che viene giustificato come razionale e morale, un raccapricciante fallimento del 21° secolo che non ha saputo mantenere la promessa del “mai più”.

L’ONU e il regime giuridico internazionale, che dovrebbero proteggere i diritti umani universali e la dignità, si stanno dimostrando privi di qualsiasi potere nel regolare concretamente le questioni umane e umanitarie.

Perfino politici moderati, come l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Internazionali Josep Borrell, hanno espresso pubblicamente questa consapevolezza. A marzo, Borrell osservava: “[Gaza] è un cimitero per decine di migliaia di persone, e anche un cimitero per molti dei principi più importanti del diritto umanitario”.

L’ex-giornalista del New York Times Chris Hedges ha tristemente osservato che in un mondo afflitto dalla ricerca del profitto provocata da un’assurda concentrazione di potere militare e finanziario che sta inoltre causando una catastrofe climatica, il genocidio non sarà un’eccezione ma la nuova norma. “Il mondo al di fuori delle fortezze industrializzate nel Nord del mondo è profondamente consapevole che il destino dei palestinesi è il loro destino”, ha scritto in un recente articolo.

Mentre la dignità umana viene calpestata dalla macchina da guerra alimentata dall’Intelligenza Artificiale e che produce profitti, e mentre le risorse del nostro pianeta e delle nostre vite vengono brutalmente estratte per accumulare ricchezza a favore delle élite tecno-finanziarie, spetta a noi decidere se vogliamo che Gaza 2035 sia il nostro futuro collettivo. È necessaria un’azione disciplinata, consapevole, transnazionale e decisa per evitare una catastrofe globale e dare forma a un futuro migliore per i nostri figli.

Questo articolo è stato pubblicato su Al Jazeera.

(*) Associate Professor of philosophy at Sofia University

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

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