
Washington – Al-Mayadeen. La missione permanente dell’Iran presso le Nazioni Unite ha respinto le accuse secondo cui Teheran sarebbe stata a conoscenza dell’Operazione -Aqsa Flood, sottolineando che “Israele” sta diffondendo menzogne come parte della sua guerra psicologica contro l’Iran.
La missione ha rilasciato la dichiarazione sabato, dopo che i media statunitensi hanno riferito che “Israele” aveva ottenuto documenti che indicavano che Hamas stava negoziando con l’Iran per ottenere finanziamenti relativi ad un attacco su larga scala contro “Israele” già nel 2021.
“Consideriamo il regime israeliano un’entità mendace, criminale e anti-umana e non diamo credito alle sue allusioni”, ha affermato la missione.
“Gli israeliani hanno una lunga storia di diffusione di falsità, di fabbricazione di documenti contraffatti e di operazioni psicologiche ingannevoli”.
Approfondimento.
Secondo i media statunitensi, i documenti includono i verbali di diverse riunioni segrete tenute da Hamas in preparazione dell’Operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre 2023, che mirava a convincere l’Iran e il movimento di resistenza libanese Hezbollah a partecipare all’attacco contro “Israele”.
Questi rapporti sostengono che i leader di Hamas, tra cui Yahya Sinwar, avevano inviato lettere a funzionari iraniani chiedendo 500 milioni di dollari di sostegno finanziario, pagati in rate mensili per due anni, insieme all’addestramento e all’equipaggiamento per altri 12 mila combattenti.
I rapporti hanno anche suggerito che Hamas aveva pianificato di discutere l’operazione in modo più dettagliato durante un incontro con il segretario generale di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah, ma non hanno specificato se questa discussione abbia avuto luogo.
La missione iraniana alle Nazioni Unite ha sottolineato che anche i leader di Hamas a Doha, in Qatar, hanno dichiarato che non erano a conoscenza dell’operazione, che è stata progettata e gestita esclusivamente dalle Brigate Qassam, l’ala militare del gruppo di resistenza con sede a Gaza.
“Qualsiasi affermazione che colleghi questa operazione all’Iran o a Hezbollah, in parte o in generale, non ha alcun valore ed è considerata un’invenzione”, ha sottolineato.
Iran: l’Operazione Al-Aqsa Flood è un “punto di svolta” nella storia.
Il ministero degli Esteri iraniano ha recentemente salutato l’operazione di Hamas del 7 ottobre contro “Israele” come un momento cruciale per i palestinesi.
“L’operazione del 7 ottobre 2023 […] è stata un punto di svolta nella storia della lotta legittima del popolo palestinese contro l’occupazione e l’oppressione del regime sionista”, ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano.
Tale dichiarazione ha dipinto l’operazione come un’espressione della rabbia e della frustrazione a lungo repressa del popolo palestinese, causata da 80 anni di occupazione, violenza e oppressione sistematica da parte di Israele.
La dichiarazione ha inoltre accusato gli alleati di “Israele” di aver permesso e sostenuto queste azioni.
“I sostenitori del regime di occupazione, in particolare gli Stati Uniti, sono complici dei crimini” contro palestinesi, libanesi, siriani e yemeniti.
Essi “devono essere ritenuti responsabili per aver fornito armi e sostenuto il regime sionista”, ha concluso la dichiarazione.
La dichiarazione precede l’incombente attacco israeliano in risposta all’operazione True Promise II di rappresaglia dell’Iran.
L’Iran ha messo in guardia il regime israeliano dal rispondere al suo attacco di rappresaglia, sottolineando che qualsiasi risposta sarebbe stata accolta con una forza ancora maggiore dalla Repubblica Islamica.
Secondo quanto riportato sabato, tuttavia, la leadership israeliana avrebbe già concordato una risposta.
Nel contesto di un potenziale attacco israeliano contro l’Iran, l’ex-presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sostenuto con forza la necessità di colpire gli impianti nucleari iraniani.
Trump ritiene che l’eliminazione di questi impianti debba essere la priorità assoluta per neutralizzare quella che considera una minaccia critica.
D’altra parte, il presidente in carica Joe Biden ha suggerito che “Israele” dovrebbe considerare alternative al colpire i siti petroliferi iraniani, pur notando che “Israele” non ha ancora deciso una linea d’azione.
Durante un briefing alla Casa Bianca, Biden ha dichiarato ai giornalisti che “gli israeliani non hanno concluso cosa faranno in termini di attacco. È in discussione”, tuttavia ha aggiunto che “se fossi nei loro panni, penserei ad altre alternative rispetto al colpire i giacimenti petroliferi”.
Traduzione per InfoPal di F.H.L.
