
Washington – Press TV. Gli Stati Uniti manterranno la fornitura di aiuti militari a Israele nonostante il genocidio del regime che ha causato la morte di almeno 43.700 palestinesi nella Striscia di Gaza.
Il Dipartimento di Stato degli USA ha affermato martedì che il Paese non intende ridurre il flusso di armi alle forze armate israeliane, nonostante la massiccia protesta globale.
Il portavoce del Dipartimento di Stato, Vedant Patel, ha dichiarato ai giornalisti di non avere alcuna modifica da annunciare alla politica statunitense sulla questione.
Gli Stati Uniti stanno cercando di mantenere gli aiuti letali, nonostante il regime abbia ignorato la cosiddetta “scadenza di 30 giorni”, fissata da Washington affinché Tel Aviv aumenti il flusso di aiuti nel territorio palestinese colpito dalla guerra.
Il mantenimento degli aiuti militari da parte del Paese arriva dopo aver presumibilmente avvertito il regime che avrebbe rivisto il sostegno nel caso in cui Tel Aviv non avesse rispettato la presunta scadenza.
Così facendo, gli Stati Uniti calpesterebbero le proprie leggi che vietano di fornire aiuti militari alle parti che commettono “gravi violazioni dei diritti umani”.
Gli Stati Uniti, che fornivano al regime più di 3 miliardi di dollari in aiuti militari su base annua, gli hanno inviato 17,9 miliardi di dollari in armi dallo scorso ottobre, quando il regime ha iniziato a portare Gaza sotto una guerra genocida.
Ben il 70% delle vittime del brutale assalto militare è costituito da donne e bambini, con minorenni tra i cinque e i nove anni che costituiscono la maggior parte delle vittime, hanno reso noto le Nazioni Unite. La guerra ha inoltre causato più di 103.400 feriti.
Sempre martedì, Ilze Brands Kehris, assistente del Segretario generale delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha invitato tutti gli Stati che forniscono armi al regime a rivedere tali accordi.
Ha anche avvertito che c’è una “costante e continua interferenza con l’ingresso e la distribuzione dell’assistenza umanitaria, che è scesa a livelli tra i più bassi dell’ultimo anno”.
Joyce Msuya, sottosegretario generale ad interim per gli Affari umanitari e coordinatore degli aiuti d’emergenza, ha condannato l’aggravarsi della crisi umanitaria a Gaza, descrivendo le violazioni israeliane contro i palestinesi come “atti che ricordano i più gravi crimini internazionali”.
Ha denunciato il regime per l’intensificazione degli attacchi indiscriminati nel nord di Gaza, dove l’aggressione israeliana ha danneggiato o distrutto “più del 70% delle abitazioni civili”.
In uno sviluppo correlato, otto agenzie umanitarie internazionali, tra cui Save the Children e Refugees International, hanno scritto una dichiarazione, deplorando che il regime non solo non abbia soddisfatto i criteri che indicherebbero un miglioramento della situazione umanitaria a Gaza, “ma abbia contemporaneamente intrapreso azioni che hanno drammaticamente peggiorato la situazione sul campo, in particolare nel nord di Gaza”.
Traduzione per InfoPal di F.L.
