
Palestinechronicle. L’esercito israeliano espelle sistematicamente i contadini palestinesi dalle loro terre e facilita i soprusi e le vessazioni illegali dei coloni ebrei.
I media israeliani sono in agitazione per le recenti dichiarazioni del ministro delle finanze Bezalel Smotrich, che ha annunciato che Israele ha confiscato 24.000 dunum di terra in Cisgiordania.
Per i palestinesi, tuttavia, questa rivelazione non è affatto una sorpresa, poiché le operazioni di confisca delle terre avvengono quasi quotidianamente, sequestrando spudoratamente le loro terre in pieno giorno.
Solo quest’anno, le confische effettuate corrispondono alla metà di tutti i terreni confiscati negli ultimi 30 anni, un aumento considerato da tutti una catastrofe, ma che ha incontrato poca o nessuna risposta a livello internazionale.
‘Metodo Cowboy’.
Nella città di Aqraba, situata a est di Nablus e che comprende vaste terre collegate alla valle del Giordano, la situazione è disperata.
Da quando l’attuale governo estremista israeliano è salito al potere due anni fa, più di 25.000 dunum di terre di Aqraba sono state confiscate per fare spazio all’espansione degli insediamenti.
Salah Bani Jaber, sindaco di Aqraba, ha spiegato al Palestine Chronicle che l’area totale della città equivale a circa tre quarti della Striscia di Gaza, motivo per cui è divenuta uno degli obiettivi primari per le confische di terreni da parte di Israele. La maggior parte delle terre della città è già stata presa.
Quest’anno, il comune ha ricevuto due provvedimenti di confisca per un totale di 12.715 dunum, col pretesto che la terra è divenuta “proprietà statale”, una rivendicazione usata frequentemente dall’esercito israeliano per giustificare le confische e per impedire ai residenti qualsiasi possibilità di presentare reclami.
Bani Jaber fa notare che “tutti i villaggi che si estendono lungo la valle del Giordano hanno subito confische di terreni a favore dell’espansione degli insediamenti, privando i residenti locali della possibilità di utilizzare le proprie terre”.
Sulle terre di Aqraba sono stati costruiti tre insediamenti, sette avamposti coloniali e quattro avamposti rurali, consumando migliaia di dunum, senza alcun tipo di deterrenza.
“Oltre a ciò, i coloni impiegano quello che è noto come ‘metodo cowboy’, col quale rilasciano le loro mucche sui pascoli palestinesi. Una volta che il bestiame pascola sulla terra, i coloni ne rivendicano la proprietà”, ha spiegato Bani Jaber.
Questa pratica è diventata la norma nei villaggi palestinesi. Secondo la documentazione fornita da organizzazioni per i diritti umani ed esperti, i coloni agiscono con il pieno sostegno finanziario del governo israeliano, non come individui.
Le operazioni di confisca dei terreni sono accompagnate da attacchi sistematici contro i palestinesi, anche nelle zone classificate come Area B, che, in base agli Accordi di Oslo II del 1995, è sotto il controllo della sicurezza israeliana, ma con autorità amministrativa palestinese.
L’esercito israeliano espelle regolarmente i contadini palestinesi dalle loro terre e facilita l’intrusione illegale dei coloni ebrei.
Nel corso del 2024, sono stati registrati migliaia di attacchi che hanno impedito ai palestinesi di accedere a più di mezzo milione di dunum di terreni agricoli.
Inoltre, oltre 9.600 alberi palestinesi, prevalentemente ulivi, sono stati distrutti, sradicati o avvelenati, secondo i dati forniti dalla Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti.
‘Una ricompensa da Trump’.
Il primo insediamento a beneficiare di queste confische sarà Ma’ale Adumim, che verrà ampliato di oltre 2.600 dunum per collegarlo all’insediamento di Kedar a sud, a spese dei terreni di proprietà delle comunità beduine palestinesi.
L’insediamento di Yafit nella valle del Giordano ha visto l’espansione maggiore, guadagnando altri 20.000 dunum.
L’analista politico Firas Yaghi ha riferito al Palestine Chronicle che gli annunci di Smotrich rappresentano il momento più grave da quando sono stati firmati gli Accordi di Oslo.
Secondo lui, le confische fanno parte di una strategia più ampia per imporre la sovranità israeliana sulla Cisgiordania, prima del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Secondo quanto riferito da Yaghi, Smotrich sta coordinando le sue azioni con il primo ministro Benjamin Netanyahu il cui obiettivo strategico sarebbe quello di indebolire l’ipotesi di uno Stato palestinese, imponendo una realtà irreversibile sul territorio, sia in Cisgiordania che a Gaza.
“Netanyahu ha inserito la questione dell’annessione nella sua agenda, con l’intenzione di presentarla come una ricompensa da parte di Trump nell’ambito di un’eventuale negoziazione relativa a Gaza”, ha affermato Yaghi.
L’attuale espansione territoriale forzata aggiunge nuove aree ai blocchi di insediamenti in Cisgiordania, rafforzando la proposta di annettere il 40% del territorio a Israele nell’ambito del cosiddetto “Accordo del secolo”.
Nonostante permanga un consenso internazionale a sostegno della soluzione a due stati, Netanyahu e Smotrich sembrano incoraggiati soltanto dalle politiche americane e israeliane, che sono decisive in questa questione.
Molti ritengono che il ritorno al potere di Trump contribuisca ad accelerare questo progetto, che, ipotizza Yaghi, potrebbe anche includere parti del territorio siriano dati gli attuali sviluppi nella regione.
“Il piano di annessione si è svolto in modo sistematico, secondo un quadro stabilito da Smotrich fin dal suo primo giorno in carica. Tutti stanno aspettando con ansia il ritorno di Trump, poiché sostiene l’espansione del territorio di Israele”, ha affermato Yaghi.
“Credo che questa espansione comprenderà la Cisgiordania e probabilmente parti del territorio siriano, dati gli attuali sviluppi in quella zona”, ha concluso.
Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi
