
Tel Aviv – Al-Mayadeen. I soldati dell’occupazione israeliana che partecipano alla guerra in corso contro la Striscia di Gaza sono stati avvertiti di non postare online le foto del campo di battaglia a causa delle preoccupazioni per un potenziale processo all’estero, ha riferito venerdì Press TV.
Ciò avviene un mese dopo che la Corte penale internazionale (ICC) ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex-ministro della Sicurezza Yoav Gallant con l’accusa di “crimini contro l’umanità e crimini di guerra”.
I mandati obbligano i 124 Stati membri dell’ICC a detenere Netanyahu e Gallant se dovessero entrare nel loro territorio.
Alcuni soldati israeliani coinvolti nel genocidio di Gaza hanno utilizzato i social media per documentare le loro azioni nella Striscia palestinese assediata, vantandosi dei loro crimini contro la popolazione e le infrastrutture del territorio.
“Non postate una foto di voi stessi nei campi di battaglia di Gaza o altrove. Non postate affatto sui social media”, avvertiva un post su X da un account che rivendicava l’affiliazione con l’agenzia di intelligence Mossad di Israele.
L’avviso avvertiva i soldati che le loro informazioni potevano essere condivise con i Paesi che avrebbero potuto visitare in futuro, esponendoli a potenziali arresti. “Le vostre vacanze si trasformeranno in un incubo”, aggiungeva il post.
It is too late; the evidence has been documented. War criminals who have essentially testified against themselves will not escape justice.
— The Hind Rajab Foundation (@HindRFoundation) December 12, 2024
The true nightmare, however, is not that their vacation is ruined—it is the genocide these criminals have committed.
#JusticeForGaza pic.twitter.com/XrCIxlbCP6
In risposta a questi avvertimenti, la Fondazione Hind Rajab, un’organizzazione che si batte per la giustizia delle vittime palestinesi, ha dichiarato: “È troppo tardi; le prove sono state documentate. I criminali di guerra che hanno essenzialmente testimoniato contro se stessi non sfuggiranno alla giustizia”.
La fondazione ha sottolineato che “il vero incubo, tuttavia, non è che le loro vacanze siano rovinate: è il genocidio che questi criminali hanno commesso”.
Secondo Press TV, il gruppo ha presentato numerose denunce contro le forze israeliane in vari Paesi e ha presentato un caso alla Corte penale internazionale contro mille soldati israeliani.
La fondazione porta il nome di Hind Rajab, un simbolo toccante della sofferenza di Gaza. Hind stava viaggiando con suo zio, sua moglie e i loro tre figli, il 29 gennaio, in fuga dal quartiere Tel al-Hawa della città di Gaza, quando il loro veicolo è stato preso di mira dal fuoco israeliano.
Intrappolata nell’auto crivellata di proiettili insieme ai suoi parenti martiri, Hind ha chiesto disperatamente aiuto alla Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS). Due paramedici, Yousef Zeino e Ahmed al-Madhoun, sono stati inviati per assisterla, ma hanno perso i contatti con la PRCS poco dopo.
Il 10 febbraio, i corpi di Hind e della sua famiglia sono stati scoperti all’interno dell’auto. Nelle vicinanze è stata trovata un’ambulanza bruciata con i resti di Zeino e al-Madhoun, che avevano cercato di salvarla.
Inoltre, i media israeliani hanno recentemente riferito che a 30 soldati e ufficiali dell’occupazione israeliana coinvolti nella guerra contro Gaza è stato consigliato di evitare viaggi internazionali dopo che i gruppi pro-palestinesi hanno presentato denunce per crimini di guerra contro di essi.
Traduzione per InfoPal di F.L.
