
Gaza. Sotto tende inzuppate di pioggia e con i bambini che tremano per il freddo pungente, gli sfollati di Gaza hanno accolto il nuovo anno non con festeggiamenti, ma con dolore, disperazione e difficoltà crescenti. Dopo 15 mesi di implacabile genocidio israeliano e di devastazioni diffuse, si trovano ad affrontare uno degli inverni più rigidi che si ricordino.
Mentre il mondo inaugurava il 2025 con fuochi d’artificio e festeggiamenti, i cieli di Gaza erano illuminati dalle esplosioni degli attacchi aerei israeliani. Le piogge torrenziali che le hanno accompagnate hanno aggravato la situazione di decine di migliaia di famiglie sfollate. Le loro tende di fortuna sono state inondate, i loro scarsi averi distrutti e il loro spirito è stato appesantito da un altro anno di inarrestabile tragedia.
Un capodanno da brivido.
La notte di Capodanno, una pioggia incessante ha trasformato i campi di sfollamento di Gaza in pantani fangosi. Il diluvio ha allagato più di 1.500 tende, secondo la Direzione della Difesa Civile di Gaza, lasciando le famiglie a cercare di recuperare quel poco che avevano. Per molti, le poche coperte e i vestiti che possedevano erano inzuppati oltre ogni limite.
Le conseguenze sono state devastanti. In soli due giorni, sette sfollati, tra cui sei bambini, sono morti a causa delle temperature gelide e le Nazioni Unite hanno avvertito che il bilancio delle vittime potrebbe salire. Molti degli sfollati di Gaza non hanno accesso ai beni di prima necessità per l’inverno e la continua distruzione delle case da parte degli attacchi aerei israeliani lascia poche speranze di trovare un riparo adeguato.
“Mi sento come se stessimo annegando in un mare di disperazione”, ha detto Umm Thaer al-Masri, che ha lasciato la sua casa a Beit Lahia per un campo di sfollati nella città di Gaza. Parlando con l’Agenzia Anadolu, ha descritto la sua tenda allagata e le condizioni terribili che lei e il figlio ferito sopportano quotidianamente.
“I bambini muoiono per il freddo”, ha aggiunto. “Non abbiamo abbastanza coperte, vestiti e nemmeno un posto asciutto dove dormire. Abbiamo lasciato tutto quando siamo fuggiti sotto le bombe”.
Il suo appello al mondo è stato straziante: “Siamo un popolo che ama la vita, la pace e la sicurezza. Non vogliamo la guerra. Fermate il genocidio contro di noi”.
Notti gelide, nessuna alternativa.
Per Ahmed al-Sous, un altro sfollato di Beit Lahia, le recenti piogge hanno trasformato in un incubo anche il presunto rifugio di una scuola. “L’acqua si è infiltrata nelle aule, inzuppando le nostre coperte e i nostri materassi”, ha raccontato all’Agenzia Anadolu. “Abbiamo passato tutta la notte a cercare di tenere l’acqua fuori, ma è stato inutile. Ora non abbiamo più nulla di asciutto”.
Molte famiglie, come quella di al-Sous, non hanno alternative. I bambini sono costretti a indossare abiti bagnati per ore, causando malattie respiratorie e altri problemi di salute. Una madre sfollata, che ha preferito non essere nominata, ha detto che i suoi figli non riuscivano più a sopportare le temperature gelide senza adeguati indumenti invernali o coperte.
“Non abbiamo bisogno di cibo o acqua in questo momento”, ha detto. “Abbiamo solo bisogno che la guerra finisca”.
La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto livelli allarmanti. Con l’ultima tempesta che ha lasciato dietro di sé distruzione, le sfide per le organizzazioni umanitarie, comprese le agenzie internazionali, continuano a crescere.
(Fonti: Wafa, Anadolu).
Traduzione per InfoPal di F.H.L.
