
Washington-Quds News Network. I funzionari dell’università di Harvard hanno annunciato lunedì che l’istituzione della Ivy League non ottemperarà a una serie di richieste volute dall’amministrazione del presidente Donald Trump venerdì scorso. In risposta, l’amministrazione ha dichiarato lunedì notte che avrebbe congelato oltre 2 miliardi di dollari di finanziamenti federali all’università.
Una lettera inviata lunedì dagli avvocati dell’università all’amministrazione Trump ha un tono provocatorio. Afferma che l’amministrazione “ignora gli sforzi di Harvard” per contrastare l’antisemitismo e qualsiasi altra forma di intolleranza nel campus, e viola le libertà universitarie riconosciute dalla Corte Suprema degli USA, aggiungendo che l’università non “rinuncerà alla propria indipendenza”.
Cosa è successo?
Il 3 aprile, l’amministrazione Trump ha inviato ad Harvard un elenco di richieste nell’ambito della sua repressione di quello che definisce antisemitismo nei campus degli USA, riferendosi alle diffuse proteste universitarie contro il genocidio israeliano a Gaza.
Inizialmente, l’amministrazione Trump ha dichiarato di aver avviato una revisione di 9 miliardi di dollari di fondi federali e sovvenzioni. L’amministrazione ha precisato che sarebbero stati esaminati oltre 255,6 milioni di dollari di contratti in corso e 8,7 miliardi di dollari in sovvenzioni distribuiti su più anni. La dichiarazione affermava che la revisione aveva lo scopo di verificare la conformità dell’università alle normative federali, inclusi gli obblighi in materia di diritti civili.
“Harvard ha rappresentato per generazioni un simbolo del Sogno Americano – il traguardo supremo per studenti di tutto il mondo, che lavorano duramente per guadagnarsi l’ammissione a questa istituzione leggendaria”, ha dichiarato in un comunicato l’allora Segretaria all’Istruzione Linda McMahon.
“Il fallimento di Harvard nel proteggere gli studenti dal discrimine antisemita – mentre promuove ideologie divisive a scapito del libero pensiero – ha seriamente compromesso la sua reputazione”, ha aggiunto. “Harvard può rimediare a questi errori e tornare a essere un campus dedicato all’eccellenza accademica e alla ricerca della verità, dove tutti gli studenti si sentano al sicuro.”
Poi, l’11 aprile, i membri della Task Force Federale per la Lotta all’Antisemitismo hanno inviato a Harvard una lettera con richieste più dettagliate.
Gli avvocati di Harvard hanno respinto l’ultimatum del governo, definendolo incostituzionale.
“L’università non rinuncerà alla sua indipendenza né ai suoi diritti costituzionali. Né Harvard né alcun’altra università privata possono permettere di essere assoggettate al controllo del governo federale”, si legge nella lettera degli studi legali Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan e King & Spalding LLP.
“Di conseguenza, Harvard non accetterà le condizioni del governo come accordo di principio“.
Gli avvocati sostengono che le richieste del governo violino il Primo Emendamento (che include la libertà di espressione) e “invadono libertà a lungo riconosciute dalla Corte Suprema”.
“Le condizioni imposte dal governo aggirano inoltre i diritti legali di Harvard, imponendo rimedi privi di fondamento e destabilizzanti per presunti danni che il governo non ha dimostrato attraverso i processi obbligatori stabiliti dal Congresso e previsti dalla legge”.
Nella lettera inviata all’università, l’amministrazione Trump ha elencato le seguenti aree di riforma per Harvard: riforma della governance e della leadership; assunzioni basate sul merito; ammissioni universitarie meritocratiche; riforma delle ammissioni internazionali; maggiore diversità di opinioni nelle ammissioni e nelle assunzioni; riforma dei programmi con gravi episodi di antisemitismo o altri pregiudizi; eliminazione dei programmi e delle politiche di Diversity, Equity and Inclusion (DEI); riforma del sistema disciplinare per studenti e maggiore responsabilità; protezione per i whistleblower; maggiore trasparenza e monitoraggio.
Una delle sezioni più dettagliate riguardava la riforma dei programmi con legami all’antisemitismo o ad altri pregiudizi, citando tra gli altri il Center for Middle Eastern Studies; il Carr Center for Human Rights alla Harvard Kennedy School; il Dipartimento di Lingue e Culture del Vicino Oriente; la Harvard Law School International Human Rights Clinic.
Repressione dell’attivismo filo-palestinese.
Harvard non è l’unica università a ricevere un ultimatum dall’amministrazione Trump. Oltre 60 atenei sono sotto revisione federale, e diverse Ivy League hanno già subito tagli ai finanziamenti.
A marzo, il governo ha annunciato che la Columbia University, epicentro delle proteste filo-palestinesi dello scorso anno, avrebbe perso 400 milioni di dollari in sovvenzioni e contratti federali, accusata di non aver fatto abbastanza contro l’antisemitismo.
Una task force federale ha avviato “una revisione completa” dei fondi federali destinati all’università, nell’ambito delle indagini in corso ai sensi del Titolo VI del Civil Rights Act.
Quattro agenzie governative compongono la task force: Dipartimento di Giustizia; Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani; Dipartimento dell’Istruzione; General Services Administration.
La task force è stata istituita a febbraio dopo l’ordine esecutivo di Trump “Misure Aggiuntive per Combattere l’Antisemitismo”, firmato a fine gennaio. La scorsa settimana ha annunciato visite in dieci campus universitari dove si sono verificati episodi antisemiti dall’ottobre 2023, quando Israele ha lanciato l’offensiva su Gaza.
In un comunicato congiunto, le agenzie hanno motivato i tagli con “l’inerzia delle università di fronte alle continue molestie subite dagli studenti ebrei”.
La Columbia University ha accettato le richieste, tra cui: riforma delle politiche sulle proteste; ristrutturazione del programma di studi mediorientali; adozione della controversa definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).
Questa acquiescenza ha portato alle dimissioni improvvise della presidente ad interim Linda Armstrong a marzo.
Anche Princeton University ha annunciato ad aprile che il governo ha bloccato decine di finanziamenti alla ricerca. Il presidente Chris Eisgruber ha dichiarato che agenzie come NASA, Dipartimento della Difesa ed Energia non hanno fornito motivazioni. Princeton non ha specificato l’entità dei fondi congelati.
Harvard resiste, ma resta aperta al dialogo.
Nella lettera all’amministrazione Trump, gli avvocati di Harvard hanno chiuso la porta all’ultimatum, ma lasciato spazio al negoziato:
“Harvard resta aperta al dialogo su ciò che l’università ha fatto e intende fare per migliorare l’esperienza di ogni membro della sua comunità. Ma non accetterà richieste che oltrepassano l’autorità legale di questa o qualsiasi altra amministrazione”.
Molti ad Harvard hanno spinto per la resistenza. In un editoriale, l’Harvard Crimson ha esortato: “Harvard dovrebbe allearsi con altre università per contrastare gli incessanti attacchi dell’amministrazione Trump all’istruzione superiore.”
Venerdì, l’American Association of University Professors (AAUP) e la sezione di Harvard hanno intentato una causa per bloccare le richieste del governo, accusate di “imporre censure e riorganizzazioni forzate sotto minaccia di tagli ai fondi”.
“Il Primo Emendamento non permette ai funzionari governativi di usare il loro potere per zittire critiche e sopprimere opinioni sgradite”, ha dichiarato Andrew Manuel Crespo, professore di legge ad Harvard e consulente legale dell’AAUP. “I docenti hanno il diritto costituzionale di insegnare, parlare e fare ricerca senza temere ritorsioni del governo per le loro idee“.
Traduzione per InfoPal di Edy Meroli
