Tra genocidio, pulizia etnica e psicopatia collettiva: la disumanizzazione delle vittime e i disturbi post-traumatici. L’intervista a un neurochirurgo palestinese

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Istanbul-InfoPal. Di Angela Lano. “La guerra israelo-statunitense contro la popolazione gazawi continuerà fino allo sterminio totale, perché chi governa Israele ha una mentalità genocida, e anche se venissero rilasciati tutti i prigionieri israeliani dalla Striscia di Gaza la situazione non cambierebbe”: il dott. Imad Talahma, neurochirurgo di Hebron/al-Khalil, in Cisgiordania, in questi giorni all’Expo-Med in Turchia, non ha dubbi sugli obiettivi e sull’esito del genocidio in corso.

La disumanizzazione dell’altro, del nemico, parte dell’ideologia coloniale, è pienamente applicata da Israele. Viene da chiedersi, a livello psicologico o neurologico, cosa scatta nel cervello dei colonizzatori...

“La società israeliana è formata da individui educati al razzismo sin da piccoli. Subiscono un lavaggio del cervello attraverso il quale viene inculcata l’avversione verso gli altri -Palestinesi, Arabi, ma anche Europei e chiunque non sia come loro -; viene ribadito continuamente che devono difendersi per non finire come gli ebrei europei durante il nazismo. Questa formattazione è supportata anche attraverso certe scritture ebraiche che danno il permesso di considerare gli altri esseri umani come animali – ricordiamoci delle varie dichiarazioni di politici israeliani che definiscono i gazawi “animali umani” o attraverso altri termini degradanti, disumanizzanti. E’ una psicopatia collettiva, sociale. Israele crede di essere stato scelto da Dio e che gli altri esseri umani, da colonizzare, siano i loro servi, poco più che bestie o subumani a cui si può fare di tutto, basti vedere cosa stanno facendo a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme… Tuttavia, sanno che i Palestinesi reagiscono, sono resistenti, non si lasciano sottomettere o manipolare, quindi sono ancora più feroci. Per questo vogliono annientarli”.

Dopo decenni di operazioni militari genocide e di pulizia etnica, si stanno diffondendo tra la popolazione palestinese patologie da stress post-traumatico. Ce ne vuole parlare?

“I disturbi post-traumatici sono diventati cronici, così come tante altre malattie fisiche e psico-fisiche che, in situazioni di calma, potrebbero essere curate. Ora è difficile per qualsiasi patologia: mancano risorse, e la gente – anche in Cisgiordania – è impoverita. Molti non riescono neanche ad arrivare in ospedale, a causa degli oltre 1200 check-point israeliani. Immaginiamo la situazione nella Striscia di Gaza devastata! La depressione si sta diffondendo dovunque. A Hebron sentiamo le esplosioni delle bombe lanciate su Gaza: tremano anche le nostre case. Sulla Cisgiordania si abbattono anche i missili che Israele lancia per intercettare quelli della resistenza dello Yemen.

“Ho curato persone di Gaza le cui famiglie sono state sterminate. Ricordo una donna gazawi che si trovava momentaneamente in Cisgiordania, quando è iniziata la guerra israeliana, il 7 ottobre. Non poteva tornare a casa e nel frattempo 17 membri della sua famiglia sono stati sterminati. Può immaginare come si sentisse quella madre, quella moglie…”.

Lei fa parte di comitati per gli aiuti umanitari a Gaza. Cosa riuscite a fare, in questa situazione drammatica?

“Abbiamo sempre mandato aiuti alla Striscia di Gaza dalla Cisgiordania. Gaza è vicina a Hebron e quando i valichi sono aperti, mandiamo alimenti. Facciamo raccolte alimentari e mandiamo camion. Il problema è che bisogna fare una lista dettagliata dei prodotti e degli imballaggi e aspettare che il sistema governativo israeliano autorizzi il transito. Tuttavia, ci sono ostacoli, tra cui anche la presenza di coloni ai confini con la Striscia, che bloccano i camion umanitari. Per questo, su 100 container, ne arrivano 5-6 e con costi altissimi. Anche la Cisgiordania, da ottobre del 2023, vive una situazione economica tragica, con i lavoratori che non riescono a recarsi nei posti di lavoro a causa di blocchi, assedi e check-point; i dipendenti pubblici ricevono stipendi ridotti della metà, perché Israele, che trattiene le tasse palestinesi da sempre, non le ripassa all’Autorità nazionale palestinese, come dovrebbe… e così mancano le risorse per tutto. Dunque, la popolazione si è impoverita, gli ospedali hanno pochi fondi per pagare i dipendenti, i pazienti non hanno soldi per curarsi (tanti, da me, vengono gratuitamente), e molti studenti non possono più permettersi di andare all’Università. La distruzione è grande, in Cisgiordania, soprattutto vicino alle colonie israeliane. Come vediamo dalla cronaca quotidiana, Israele sta devastando tutti i campi profughi, con sfollamenti di massa, demolizioni e bombardamenti. Ma nella Striscia di Gaza la situazione è impressionante, ancora più infernale… Ci chiediamo come facciano anche solo a respirare, a sopravvivere a tanto orrore…

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