
Gaza- Quds News. Due tra i maggiori ospedali di Gaza hanno lanciato appelli disperati, poiché la carenza di carburante provocata dal continuo blocco degli aiuti da parte di Israele mette gravemente a rischio la vita di neonati prematuri e di altri pazienti.
Muhammad Abu Salmiyah, direttore dell’ospedale al-Shifa, la più grande struttura sanitaria di Gaza, ha dichiarato ai giornalisti che oltre 100 neonati prematuri e circa 350 pazienti in dialisi rischiano la vita.
“Le stazioni per l’ossigeno smetteranno di funzionare. Un ospedale senza ossigeno non è più un ospedale. Il laboratorio e le banche del sangue saranno costretti a chiudere, e le sacche di sangue nei frigoriferi andranno a male”, ha affermato Salmiyah.
“L’ospedale smetterà di essere un luogo di cura e si trasformerà in un cimitero per chi vi si trova ricoverato”, ha aggiunto.
Ha poi accusato Israele di “fornire carburante con il contagocce” agli ospedali di Gaza, spiegando che il reparto di dialisi di al-Shifa è già stato chiuso per conservare energia da destinare all’unità di terapia intensiva e alle sale operatorie, che non possono restare senza elettricità nemmeno per pochi minuti.
A Khan Younis, il Complesso Medico Nasser ha dichiarato di essere entrato nelle “ore decisive e finali” a causa della carenza di carburante.
“Con il contatore quasi a zero, i medici combattono una corsa contro il tempo, la morte e l’oscurità per salvare vite”, si legge in un comunicato dell’ospedale.
“Le équipe mediche lottano fino all’ultimo respiro. Hanno solo la loro coscienza e la speranza che qualcuno ascolti l’appello: salvate il Complesso Medico Nasser prima che diventi un cimitero silenzioso per pazienti che potevano essere salvati”.
Mohammed Sakr, portavoce dell’ospedale, ha riferito a Reuters che la struttura necessita di 4.500 litri di carburante al giorno per funzionare, ma dispone attualmente solo di 3.000 litri — sufficienti per appena 24 ore.
Sakr ha dichiarato che i medici stanno operando senza elettricità né aria condizionata, e che il sudore del personale sta colando sulle ferite aperte dei pazienti, con conseguente rischio di infezioni.
Un video dell’ospedale Nasser, pubblicato sui social, mostra le condizioni disperate in cui si lavora a causa della cronica mancanza di carburante. I medici, sudati fradici, operano in ambienti roventi.
“Qui è tutto spento. L’aria condizionata non funziona. Non ci sono ventilatori”, dice un medico mostrando le condizioni del reparto. “Tutto il personale è esausto, si lamentano per il caldo soffocante”.
Marwan al-Hams, direttore degli ospedali da campo di Gaza, ha avvertito che “centinaia” di persone potrebbero morire se non verranno urgentemente fornite scorte di carburante.
Tra queste, “decine” di neonati prematuri che potrebbero non sopravvivere nei prossimi due giorni. Anche i pazienti in dialisi e in terapia intensiva rischiano la vita. Le ferite dei pazienti peggiorano con il deteriorarsi delle condizioni igienico-sanitarie, mentre si stanno diffondendo malattie come la meningite.
James Elder, portavoce dell’UNICEF appena rientrato da Gaza, ha dichiarato: “Anche con il miglior personale medico del mondo, se mancano medicinali e carburante, far funzionare un ospedale diventa impossibile”.
“Quel poco carburante che resta viene destinato esclusivamente alle funzioni essenziali — come le terapie intensive e la desalinizzazione dell’acqua — ma le riserve si stanno rapidamente esaurendo, e non ci sono praticamente più scorte accessibili”, ha riferito martedì l’OCHA, l’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite.
“Gli ospedali razionano. Le ambulanze sono ferme. I sistemi idrici sul punto di collassare. I decessi che ne derivano rischiano di aumentare drasticamente se Israele non consentirà l’ingresso urgente e regolare di carburante in quantità adeguate”.
Una foto che ritrae diversi neonati prematuri collocati in una sola incubatrice in un ospedale di Gaza è stata ampiamente condivisa online. Il dottor Munis al-Bursh ha commentato:
“In una scena straziante che riflette il collasso totale del sistema sanitario di Gaza, sei neonati prematuri sono stipati in un’incubatrice progettata per uno solo. Non si tratta di negligenza medica, ma di una catastrofe: oltre 22 ospedali sono stati messi fuori servizio dagli attacchi israeliani, il blocco impedisce l’ingresso di attrezzature salvavita, e sia il carburante che l’elettricità sono stati completamente tagliati”.
Il 2 marzo Israele ha chiuso i principali valichi di accesso a Gaza, bloccando l’ingresso di cibo, carburante e forniture mediche e umanitarie. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, ciò aggrava una crisi già devastante per i 2,3 milioni di palestinesi e rappresenta un uso deliberato della fame come arma di guerra.
Un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) pubblicato a maggio ha avvertito che quasi un quarto della popolazione civile rischia livelli catastrofici di insicurezza alimentare (Fase 5) nei prossimi mesi.
Dopo oltre 80 giorni di blocco totale, fame e crescente indignazione internazionale, una quantità limitata di aiuti sarebbe stata distribuita dal GHF, un’organizzazione segnata da scandali, sostenuta da USA e Israele e creata per aggirare la rete di distribuzione dell’ONU nella Striscia di Gaza.
Molte organizzazioni umanitarie, tra cui le Nazioni Unite, hanno preso le distanze dal GHF, accusandolo di violare i principi umanitari limitando gli aiuti al sud e centro di Gaza, costringendo i palestinesi a percorrere lunghe distanze per ottenerli, e fornendo assistenza minima.
Inoltre, gli attacchi mortali israeliani contro civili in cerca di aiuti presso i punti di distribuzione GHF sono ormai diventati una tragica realtà quotidiana. Migliaia di palestinesi affamati vengono costretti a precipitarsi in brevi finestre di tempo, solo per essere presi di mira dalle forze israeliane. Da quando il GHF ha iniziato le sue attività a Gaza il 27 maggio, oltre 770 persone in cerca di aiuti sono state uccise e più di 5.100 ferite, secondo il ministero della Salute palestinese.
L’ONU ha confermato che Israele continua a impedire l’ingresso di cibo nella Striscia, con solo pochi camion di aiuti autorizzati a entrare. Il carburante, invece, non entra da oltre quattro mesi.
Attualmente, solo 18 dei 36 ospedali generali di Gaza sono parzialmente operativi, secondo l’OMS. Il settore sanitario è “in ginocchio”, stretto da una grave carenza di carburante e forniture mediche, mentre il numero dei feriti continua ad aumentare.
I bombardamenti aerei israeliani hanno devastato le strutture sanitarie, molte delle quali già faticavano a funzionare sotto il peso del blocco.
I medici e i responsabili della sanità palestinesi accusano da tempo l’esercito israeliano di colpire deliberatamente ospedali e strutture mediche.
Traduzione per InfoPal di F.H.L.
