Funzionaria ONU: 6.000 camion di aiuti bloccati ai confini di Gaza. Il meccanismo attuale “sta fallendo completamente”

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Gaza-PIC. Juliette Touma, direttrice delle Comunicazioni e dei Media dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA), ha dichiarato che l’attuale meccanismo di distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza “non funziona affatto”, chiedendo un ritorno al sistema precedente, che consentiva l’ingresso quotidiano di centinaia di camion carichi di cibo e beni essenziali.

Touma ha sottolineato che l’UNRWA continua a fornire servizi vitali ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, nonostante gli ostacoli imposti da Israele, inclusi il blocco dei visti d’ingresso per il personale internazionale. Ha aggiunto che circa 6.000 camion sono attualmente fermi ai confini della Striscia.

Touma ha inoltre evidenziato che la situazione attuale a Gaza non è paragonabile a quella precedente alla guerra: la distruzione è diffusa, la sicurezza è assente e i bisogni della popolazione vanno ben oltre il semplice approvvigionamento alimentare, secondo quanto dichiarato in un’intervista ad Al Jazeera.

Nominata direttrice delle Comunicazioni e dei Media dell’UNRWA nel 2022, Touma ha alle spalle oltre vent’anni di esperienza in vari ruoli, tra cui quello di portavoce della missione ONU in Siria durante il picco del conflitto, responsabile delle comunicazioni per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite in Iraq, e ha visitato Gaza più volte prima e durante l’attuale guerra, secondo quanto riportato dal sito ufficiale dell’UNRWA.

Il fallimento della “Gaza Humanitarian Foundation”.

Touma ha spiegato che il nuovo sistema di distribuzione degli aiuti, gestito dalla “Gaza Humanitarian Foundation”, “non funziona affatto”, offrendo al massimo quattro punti di distribuzione, rispetto agli oltre 400 che l’UNRWA gestiva in tutta Gaza prima della guerra.

La “Gaza Humanitarian Foundation” è un’azienda con sede legale negli Stati Uniti e operativa a Ginevra, in Svizzera, fondata nel febbraio 2025. Secondo alcune fonti, la sua creazione sarebbe stata un’iniziativa israeliana concepita sin dall’inizio dell’offensiva su Gaza del 2023, con l’obiettivo di “indebolire il controllo di Hamas e impedire che gli aiuti lo raggiungano”, limitando la distribuzione agli spazi controllati da Israele e separando la popolazione di Gaza da Hamas sul piano economico e materiale, come riportato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth.

Touma, in possesso di un master in media e comunicazione presso l’Università di Londra, ha osservato che, nonostante oltre 15 anni di blocco, la vita a Gaza prima della guerra era relativamente più gestibile: la popolazione poteva pescare, coltivare e l’UNRWA forniva assistenza alimentare a circa un milione di persone.

Oggi, invece, la distruzione è immensa, le persone sono state sfollate più volte, i rifugi dell’UNRWA non sono più in grado di accogliere tutti, e l’intero sistema di sicurezza alimentare è al collasso.

Touma ha sottolineato che i gazawi ora hanno bisogno di molto più che semplice cibo: necessitano di sicurezza, medicinali, articoli per l’igiene, carburante, acqua potabile e forniture per la nutrizione infantile.

UNRWA non ha mai interrotto le sue attività.

Alla domanda su eventuali interruzioni delle attività dell’UNRWA a Gaza, Touma ha ribadito che l’agenzia non ha mai smesso di operare, nonostante tutte le difficoltà, e che oltre 10.000 dipendenti palestinesi continuano a fornire servizi sul campo.

Con una precedente esperienza nel settore culturale e artistico all’interno della società civile, Touma ha spiegato che le équipe sanitarie dell’UNRWA a Gaza effettuano circa 15.000 consultazioni mediche al giorno, mentre centinaia di migliaia di persone si rivolgono alle cliniche UNRWA in Cisgiordania.

Ha inoltre rivelato che un bambino su dieci visitato nelle cliniche di Gaza soffre di malnutrizione. Le équipe continuano a monitorare lo stato nutrizionale dei bambini, offrire assistenza, gestire rifugi per famiglie sfollate, fornire acqua potabile a metà della popolazione e rimuovere regolarmente liquami e rifiuti.

Touma ha fatto notare che l’anno scolastico si è recentemente concluso in Cisgiordania, con circa 40.000 studenti che hanno completato il ciclo di studi nelle scuole dell’UNRWA, nonostante le difficoltà. Tuttavia, una delle sfide principali per l’agenzia è oggi rappresentata dal rifiuto di Israele di rilasciare visti d’ingresso per il personale internazionale, impedendo così un adeguato supporto ai colleghi palestinesi.

6.000 camion in attesa di entrare.

Dall’ottobre 2023 Israele ha intensificato gli sforzi per smantellare il ruolo dell’UNRWA, culminati con l’approvazione a larga maggioranza, da parte della Knesset, di una legge che vieta all’agenzia di operare nei territori palestinesi occupati. La legge ha revocato privilegi e immunità diplomatiche, e ordinato l’evacuazione del personale internazionale da Gerusalemme Est, Gaza e Cisgiordania – una misura senza precedenti contro la più grande organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite, che assiste oltre 6 milioni di rifugiati palestinesi.

Touma ha segnalato che circa 6.000 camion carichi di medicinali, cibo e altri beni fondamentali sono bloccati a pochi chilometri da Gaza, in Egitto e in Giordania, e ne ha chiesto l’ingresso immediato per salvare vite umane.

Nonostante l’accumulo di aiuti ai confini, quasi un milione di bambini necessita urgentemente di assistenza, ha affermato. Touma ha chiesto di ripristinare il flusso degli aiuti ai livelli precedenti alla guerra e durante le tregue, ovvero tra 500 e 600 camion al giorno, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, in particolare dell’UNRWA.

In conclusione del suo intervento ad Al Jazeera, Touma ha ribadito che l’UNRWA resta la più grande organizzazione umanitaria attiva a Gaza e che è in grado di gestire le operazioni di soccorso, se autorizzata a operare. Ha sottolineato che la revoca del blocco e il ripristino del sistema umanitario sono condizioni essenziali per salvare la popolazione di Gaza e, in particolare, i bambini.

Queste dichiarazioni arrivano nel contesto di un’offensiva israeliana in corso da quasi due anni, durante la quale la maggior parte delle agenzie delle Nazioni Unite ha interrotto le attività umanitarie nella Striscia. Recentemente, una proposta degli Stati Uniti per affidare alla “Gaza Humanitarian Foundation” la gestione degli aiuti ha suscitato forte scetticismo tra le organizzazioni internazionali, che hanno evidenziato la mancanza di esperienza e capacità operativa dell’ente, soprattutto in confronto al ruolo storico e consolidato dell’UNRWA nella regione.

Il sistema umanitario di Gaza si trova ad affrontare sfide senza precedenti, a causa del blocco prolungato e dell’impedimento all’ingresso di decine di migliaia di tonnellate di aiuti e forniture mediche. Le richieste internazionali per la ripresa delle operazioni ONU, la fine immediata del conflitto e la garanzia di flussi costanti e ordinati di aiuti umanitari e commerciali verso Gaza si fanno sempre più pressanti.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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