Genocidio di genere: ogni ora Israele uccide una donna o una ragazza a Gaza

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Gaza –Quds News Network – Oltre 20.000 donne e ragazze palestinesi sono state uccise nel genocidio israeliano in corso a Gaza, secondo un nuovo rapporto di Euro-Med Human Rights Monitor. Sono più di una donna o ragazza ogni ora dall’inizio del genocidio nell’ottobre 2023.

Queste vittime non sono solo numeri. Erano madri, figlie, medici, insegnanti, lavoratrici, studentesse e leader. Ognuna di loro ha avuto un ruolo fondamentale nel tenere unite le proprie famiglie e comunità.

Tra i 42.620 bambini che hanno perso almeno un genitore, circa 6.500 hanno perso la madre.

“È una ferita da cui nessun bambino può davvero guarire”, afferma il rapporto.

Oltre un milione di donne e ragazze a Gaza sono state costrette a sfollare. Tra queste, 150.000 sono donne incinte o neomamme. Molte partoriscono in tende, case bombardate o in ciò che resta di ospedali distrutti, spesso senza acqua pulita, personale medico e sicurezza.

Secondo il rapporto, partorire a Gaza è diventato un atto potenzialmente letale.

Oltre l’80% delle strutture sanitarie di Gaza è stato distrutto. Solo cinque ospedali offrono servizi di maternità parziali. Una gravidanza su tre è ora considerata ad alto rischio. Un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso.

Migliaia di donne sono morte per cause prevenibili, tra cui complicazioni del parto, infezioni e malattie croniche non curate, a causa del blocco israeliano e dei ripetuti attacchi al sistema sanitario di Gaza.

Queste morti sono raramente incluse nel bilancio ufficiale. “La loro assenza è uno dei tanti costi nascosti del genocidio”, ha avvertito Euro-Med Monitor.

La fame è diventata un’arma. Oltre il 95% delle donne incinte e in allattamento soffre di grave malnutrizione. Le famiglie passano giorni senza cibo mentre Israele continua a bloccare i beni di prima necessità, incluso il latte in polvere per neonati.

“Far morire di fame feti e neonati non è una strategia militare. È annientamento”, ha dichiarato il gruppo.

Nelle carceri israeliane, le donne palestinesi subiscono violenze sessuali e riproduttive. I rapporti descrivono detenute stuprate o minacciate di stupro, sottoposte a perquisizioni corporali invasive, calci ai genitali, palpeggiamenti al seno e privazione di prodotti per l’igiene mestruale. Alle detenute incinte vengono negati cibo e cure mediche.

Fuori dalle mura del carcere, continuano ad accumularsi prove di soldati israeliani che saccheggiano case palestinesi e umiliano le donne. Centinaia di foto e video verificati mostrano soldati che ostentano e indossano biancheria intima femminile, profanano effetti personali e deridono i morti e gli sfollati.

“Questa violazione profana ciò che è sacro nella nostra cultura e nella nostra fede”, afferma il rapporto. “Infesta la memoria collettiva del popolo palestinese”.

Euro-Med Monitor, insieme agli investigatori delle Nazioni Unite, afferma che non si tratta di eventi casuali. La violenza di genere a Gaza è usata come arma di guerra; una strategia sistematica per spezzare, umiliare e cancellare il popolo palestinese.

Rientra nelle definizioni legali di genocidio previste dallo Statuto di Roma, inclusi gli atti volti a impedire le nascite e a infliggere condizioni di distruzione.

Gaza detiene anche il tasso più alto al mondo di bambini amputati. Tra 3.000 e 4.000 bambini, molti dei quali bambine, hanno perso arti negli attacchi israeliani. Almeno 10 bambini al giorno subiscono amputazioni.

Queste bambine ora affrontano traumi permanenti, senza cure adeguate o protesi. Molte non possono camminare, giocare o persino dormire senza dolore.

Il rapporto si conclude con un avvertimento: il mondo non deve ignorare la distruzione mirata di donne e bambine a Gaza. La loro cancellazione non è un danno collaterale. È un elemento centrale di quello che le organizzazioni per i diritti umani definiscono un genocidio di genere.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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