
Gaza – PIC. Il Centro palestinese per i dispersi e i forzatamente scomparsi ha invitato la comunità internazionale ad adottare azioni serie ed efficaci per costringere Israele a rivelare la sorte dei palestinesi fatti sparire con la forza nelle sue prigioni e a fornire informazioni sui dispersi, comprese le fosse comuni e temporanee create dentro o fuori la Striscia di Gaza.
In una dichiarazione rilasciata domenica, il centro ha affermato che il 30 agosto, giornata internazionale delle vittime di sparizioni forzate, è stata un’occasione per mettere in evidenza la tragedia vissuta da almeno 8.000 famiglie palestinesi che hanno perso un proprio caro durante l’aggressione militare in corso di Israele contro Gaza, ormai vicina ai due anni.
La dichiarazione ha sottolineato che questa ricorrenza giunge mentre i palestinesi affrontano una delle manifestazioni più brutali di questa tragedia a Gaza, soprattutto dopo quasi due anni di guerra genocida lanciata da Israele dal 7 ottobre 2023.
Secondo il centro, migliaia di famiglie hanno perso più membri: alcuni arrestati e trasferiti da forze israeliane in luoghi sconosciuti all’interno di Israele, altri spariti dopo incursioni militari, bombardamenti di case o durante lo sfollamento forzato.
Il centro ha evidenziato che migliaia di famiglie palestinesi sono ancora alla disperata ricerca di qualunque indizio sul destino dei propri cari, alcuni dei quali detenuti arbitrariamente nelle carceri israeliane senza procedure legali adeguate, altri scomparsi forzatamente in condizioni disumane, o intrappolati sotto le macerie senza il permesso di recuperare i loro corpi, o sepolti in fosse comuni non identificate create dall’occupazione.
Il centro ha avvertito che il recente annuncio da parte di Israele di una nuova operazione militare nei quartieri meridionali, orientali e settentrionali di Gaza, come parte del piano di occupazione della città e di imposizione del controllo militare, preannuncia una lista crescente di persone scomparse e forzatamente fatte sparire. Ha sottolineato che questo fenomeno è divenuto più evidente durante le incursioni su larga scala condotte da Israele in varie parti di Gaza per compiere crimini di guerra complessi.
Il centro ha ribadito che la sparizione forzata è un crimine contro l’umanità secondo il diritto internazionale, che mette in luce la politica sistematica di Israele volta a cancellare l’identità delle vittime e negare alle famiglie il diritto alla verità.
Ha inoltre spiegato che negare alle famiglie l’accesso a informazioni sul destino dei loro cari, o la possibilità di recuperarne e seppellirne i corpi con dignità, aggrava la loro sofferenza quotidiana e prolunga indefinitamente il loro dolore.
Il centro ha anche riferito di aver ricevuto centinaia di segnalazioni riguardanti persone scomparse in aree di incursione israeliana o nei pressi dei punti di distribuzione di aiuti istituiti dall’occupazione a Rafah e nella parte meridionale della città di Gaza.
Ha sottolineato che il sistematico bersagliamento da parte di Israele delle squadre della Protezione Civile e la distruzione ripetuta delle loro attrezzature hanno gravemente ostacolato la capacità di soccorrere o recuperare vittime intrappolate sotto le macerie causate dai bombardamenti continui.
La crisi in corso dei dispersi e dei forzatamente scomparsi in Palestina, ha dichiarato il centro, rappresenta un’ulteriore prova del genocidio di Israele contro i palestinesi.
Ha sottolineato che scoprire la verità e porre fine alle sparizioni forzate è un diritto umano non negoziabile, e che il silenzio su tali crimini equivale a complicità nella loro continuazione.
In conclusione, il Centro Palestinese per i Dispersi e i Forzatamente Scomparsi ha chiesto alla comunità internazionale di adottare un’azione immediata ed efficace per costringere Israele a rivelare la sorte di tutti i palestinesi dispersi e scomparsi con la forza dall’inizio dell’aggressione e anche prima.
Ha inoltre sollecitato che le organizzazioni internazionali, in particolare il Comitato Internazionale della Croce Rossa, ottengano accesso incondizionato ai detenuti e ai prigionieri.
Infine, il centro ha chiesto che Israele ponga fine alla sua politica di trattenere i corpi e permetta alle famiglie di piangere e seppellire i propri cari secondo le tradizioni e la dignità umana.
Traduzione per InfoPal di F.L.
