
Gaza. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha firmato un accordo per portare avanti il controverso piano E1 di espansione degli insediamenti, che dividerebbe la Cisgiordania occupata in due parti e passerebbe attraverso le terre che i palestinesi rivendicano per un futuro stato sovrano.
Parlando a una conferenza stampa nell’insediamento illegale di Ma’ale Adumim, a est di al-Quds/Gerusalemme, giovedì, Netanyahu ha dichiarato di aver preso la misura insieme ai capi di diversi consigli delle colonie vicino alla città per espanderle secondo il piano.
“Non ci sarà mai uno Stato palestinese. Questo luogo appartiene a noi. Salvaguarderemo il nostro patrimonio, la nostra terra e la nostra sicurezza”, ha affermato Netanyahu.
Ha aggiunto: “Il fronte orientale di Israele non è l’insediamento di Ma’ale Adumim, ma la Valle del Giordano (in Cisgiordania)”.
Il 20 agosto Israele ha approvato il progetto E1, che prevede la costruzione di migliaia di unità coloniali a Ma’ale Adumim e nelle aree circostanti; ciò dividerebbe in due la Cisgiordania occupata e interromperebbe le connessioni tra le sue ali settentrionali e meridionali, isolando Gerusalemme Est.
All’epoca, l’ambasciatore statunitense nei territori occupati da Israele, Mike Huckabee, aveva dichiarato alla radio dell’esercito israeliano che l’ampio sviluppo delle colonie nella Cisgiordania occupata non costituisce una violazione del diritto internazionale e che Washington non si oppone.
Sebbene le osservazioni di Huckabee si riferissero all’intero territorio palestinese occupato, egli ha menzionato specificamente il progetto di insediamento nella regione E1 di Gerusalemme Est occupata.
I palestinesi affermano che il cosiddetto piano E1 fa parte della visione di Netanyahu di una “Grande Israele”, avvertendo che rafforzerebbe l’occupazione ed eliminerebbe la possibilità di uno Stato palestinese.
Il termine “Grande Israele” è stato usato dalla guerra arabo-israeliana del 1967 per descrivere i territori occupati da Israele, inclusi Gerusalemme Est, la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai in Egitto e le alture strategiche del Golan in Siria.
I primi pensatori sionisti, come Ze’ev Jabotinsky—considerato il precursore ideologico del partito Likud di Netanyahu—estendevano questa visione includendo l’attuale Giordania. L’idea di “Grande Israele” è un principio fondamentale dell’eredità politica del Likud, radicata nel sionismo revisionista.
La separazione di Gerusalemme Est da alcune aree della Cisgiordania, spesso paragonata al sistema di apartheid in Sudafrica, costringerà i palestinesi a compiere lunghi giri per spostarsi tra varie città e paesi.
Il 14 agosto, il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha annunciato la sua intenzione di portare avanti il progetto altamente controverso che “seppellisce il concetto di uno Stato palestinese”.
Oltre 1.000 palestinesi sono stati uccisi e più di 7.000 feriti in Cisgiordania dalle forze israeliane e dai coloni dal mese di ottobre 2023.
Nel luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia (CIJ) ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana del territorio palestinese e ha chiesto l’evacuazione di tutte le colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Traduzione per InfoPal di F.L.
