Rivolta contro Volker Turk al Consiglio dei Diritti Umani per Gaza

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Gaza – Al Mayadeen. Una rivolta è scoppiata all’interno dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) contro l’Alto Commissario Volker Turk, per il suo rifiuto, dall’inizio dell’aggressione israeliana su Gaza, quasi due anni fa, di garantire giustizia alle vittime palestinesi. Turk ha evitato di chiamare i crimini di “Israele” con il loro vero nome e si è astenuto dall’utilizzare il termine “genocidio”, nonostante la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) abbia ordinato a “Israele” di adottare misure per prevenirlo.

Un totale di 517 dipendenti dell’ufficio hanno indirizzato una lettera dai toni duri all’Alto Commissario, chiedendogli di descrivere pubblicamente ed esplicitamente la situazione come genocidio.

Tuttavia, la risposta di Turk alla lettera dei dipendenti è stata per loro profondamente deludente, poiché non includeva neanche il minimo riferimento ai crimini di “Israele” sotto alcuna qualificazione legale.

Dipendenti, che hanno parlato ad Al Mayadeen a condizione di anonimato, hanno sottolineato che il rifiuto di Turk di usare una terminologia accurata per i crimini di “Israele” porta a diluire la responsabilità legale. Solleva, inoltre, serie domande sull’impegno dell’ufficio a rispettare gli standard della Convenzione sul genocidio, soprattutto considerando che la CIG ha ritenuto “plausibili” i diritti previsti dalla Convenzione.

Al Mayadeen ha ottenuto una copia della lettera dei dipendenti, così come la risposta ufficiale di Turk.
Nella loro lettera, i 517 membri dello staff dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR) hanno espresso profonda frustrazione per il fallimento dell’ONU nel rispondere adeguatamente alle azioni di “Israele” a Gaza. Hanno sostenuto che la situazione soddisfa chiaramente la soglia legale per il genocidio secondo il diritto internazionale e hanno esortato l’Alto Commissario a usare esplicitamente tale termine nelle dichiarazioni pubbliche.

I funzionari hanno criticato il ritardo dell’ufficio nell’adottare una posizione chiara, affermando che ciò ha danneggiato la fiducia nella sua leadership. Hanno chiesto un’azione di advocacy più forte, incluso un appello pubblico agli Stati affinché fermino le vendite di armi e il sostegno logistico o finanziario a “Israele”, in linea con i trattati internazionali e gli obblighi in materia di diritti umani.

Hanno inoltre chiesto una revisione interna per garantire che l’OHCHR non sia complice, nemmeno indirettamente, di violazioni, e hanno insistito per una maggiore trasparenza e comunicazione da parte della dirigenza. La lettera ha sottolineato che l’ONU ha un dovere morale e legale di condannare il genocidio, ricordando la missione fondativa dell’organizzazione dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto, e mettendo in guardia dal ripetere il fallimentare silenzio durante il genocidio in Ruanda.

Il personale ha sollecitato una risposta all’altezza della gravità della situazione, una risposta che riconosca il genocidio e spinga per la responsabilità, la protezione dei civili e un aiuto umanitario senza ostacoli.
Nella sua risposta del 28 agosto, l’Alto Commissario Volker Turk ha riconosciuto le preoccupazioni del personale ma si è astenuto dal rispondere direttamente alla loro richiesta di classificare le azioni di “Israele” a Gaza come genocidio. Ha invece sottolineato il suo riconoscimento dell’indignazione morale causata dalle atrocità e della frustrazione per l’inazione della comunità internazionale.

Turk ha elogiato il lavoro delle squadre dell’OHCHR in Palestina e a Ginevra, evidenziandone la professionalità e l’impatto, anche se non sempre visibile. Ha ribadito l’impegno dell’ufficio a monitorare, riferire e promuovere la responsabilità, pur segnalando preoccupazioni sui trasferimenti di armi che contribuiscono alle violazioni.

In definitiva, Turk ha esortato il personale a rimanere unito, fedele ai valori e concentrato sull’uso del mandato dell’OHCHR per far progredire i diritti umani. La sua lettera ha enfatizzato la solidarietà e la continua advocacy, ma non ha esplicitamente soddisfatto la richiesta centrale del personale di una qualificazione legale di genocidio.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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