“Parto dopo decapitazione”: dottoresse australiane raccontano gli orrori del genocidio israeliano a Gaza

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Gaza – Presstv. Due medici australiani raccontano nei dettagli l’orrore del loro lavoro sotto i bombardamenti israeliani e in condizioni di grave carenza di medicinali, nel pieno del genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

In un servizio pubblicato lunedì dal sito australiano news.com.au, appare un video in cui la dottoressa Nada Abu Alrub e la dottoressa Saya Aziz descrivono la situazione all’ospedale al-Shifa, la più grande struttura sanitaria della città di Gaza.

Le due dottoresse vi si sono trasferite dall’ospedale al-Aqsa, nella zona centrale della Striscia, affrontando un viaggio di otto ore che normalmente dura venti minuti. Indicano le evacuazioni continue in tutto il territorio, sotto bombardamenti incessanti, come la causa del ritardo.

“È un incubo”, ha detto Abu Alrub, citando i bombardamenti consecutivi su al-Shifa da parte di elicotteri da combattimento Apache israeliani, aerei da combattimento stealth supersonici F-35 e aerei F-16.

L’aggressione procede senza sosta mentre feriti e corpi continuano ad arrivare in numeri schiaccianti.

La dottoressa riferisce che oltre 1.500 persone restano sotto le macerie e che l’ingresso dell’ospedale subisce attacchi per giorni consecutivi. Le condizioni sono caotiche e segnate da gravi problemi igienici: il personale medico non ha a disposizione sapone, guanti né anestetici. I pazienti vengono curati a terra e i medici hanno soltanto ketamina per alleviare il dolore.

“In un solo  momento, arrivano almeno 10-20 persone già morte o in condizioni disperate”, afferma. 

In un episodio particolarmente straziante, Abu Alrub ha fatto partire con un cesareo d’urgenza una “donna decapitata” incinta di nove mesi, la cui bambina è sopravvissuta.

Le due dottoresse vivono sotto paura costante, senza ordini di evacuazione, senza internet e senza elettricità. “Sopravviviamo a stento e siamo a malapena in grado di aiutare qualcuno”, aggiunge Abu Alrub.

Aziz definisce la situazione “catastrofica”. I pazienti arrivano spesso sui loro materassi recuperati tra le macerie, trasportati dai familiari. L’ospedale è sporco, infestato da mosche e privo di forniture essenziali. “La sanità non sta crollando, è già crollata”, sottolinea.

Le bombe cadono in continuazione, generando terrore psicologico. Le vittime sono in prevalenza bambini, donne e famiglie giovani. “Mi vergogno di essere australiana”, dichiara Aziz, riferendosi al sostegno del governo di Canberra a Israele, in contrasto con le sue occasionali espressioni di disapprovazione.

Il dottor Mutaz Harara, capo del pronto soccorso di al-Shifa, afferma che le équipe mediche non si sentono più al sicuro: molti colleghi fuggono verso sud, altri vengono imprigionati, torturati o uccisi. Gli ospedali restano completamente esposti, senza protezione internazionale.

Secondo i resoconti, quasi mezzo milione di residenti della città di  Gaza  sono fuggiti in previsione di una grande offensiva di terra israeliana.

L’offensiva, parte del cosiddetto assalto Gideon Chariots II del regime, mira a portare la città, la più grande area urbana della Striscia di Gaza, sotto un’occupazione totale.

Dall’inizio del genocidio, il 7 ottobre 2023, vengono uccisi circa 65.300 palestinesi, in gran parte donne e bambini. Tra le vittime ci sono oltre 1.700 operatori sanitari, secondo il ministero della Salute di Gaza.

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