Isolamento di Gaza, impedimento al ritorno: un piano di frammentazione e sfollamento in una dichiarazione ufficiale israeliana

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Gaza. Un giorno dopo aver emanato la decisione di vietare il movimento dei cittadini dalla Striscia di Gaza centrale verso la città di Gaza, le forze di occupazione israeliane hanno raggiunto la strada costiera di Al-Rashid e hanno iniziato a erigere cumuli di terra, consolidando l’isolamento della città e rafforzandone l’assedio.

Questo passo rappresenta un’altra fase del piano dell’occupazione per isolare la città di Gaza, imporre un assedio e affamare coloro che rimangono all’interno dopo aver rifiutato lo sfollamento forzato.

Frammentazione dell’unità territoriale di Gaza.

L’Euro-Med Human Rights Monitor ha avvertito che il controllo da parte dell’occupazione dell’Asse Netzarim e di strada Al-Rashid” e l’impedimento del ritorno alla città di  Gaza  costituiscono un passo pericoloso verso la frammentazione dell’unità territoriale della Striscia, isolando la città e la Striscia di Gaza settentrionale, trasformandole in aree assediate. Ciò imporrebbe condizioni insopportabili che renderebbero impossibile la sopravvivenza dei residenti e porterebbero di fatto al loro sfollamento forzato.

L’Euro-Med Monitor ha affermato che Israele sta lavorando per sfollare coloro che rimangono nella città Gaza privandoli di cibo, medicine e carburante, interrompendo gli aiuti umanitari e intensificando la sua sistematica politica di fame, il tutto in un modello coerente di genocidio contro i palestinesi di Gaza.

Il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha annunciato che strada Al-Rashid sarebbe stata chiusa al traffico proveniente dal sud della Striscia a partire da mezzogiorno di mercoledì.

L’assedio di Gaza.

Di conseguenza, gli spostamenti dal centro della città di Gaza sono vietati, mentre a coloro che non hanno ancora lasciato la città è attualmente consentito di spostarsi verso sud senza controlli. Questo segnala che l’occupazione si sta preparando al completo isolamento, alla chiusura totale, all’imposizione di restrizioni arbitrarie e alla trasformazione degli spostamenti in un percorso a senso unico verso sud, vietando al contempo il ritorno. Questo apre la strada all’imposizione di una nuova realtà demografica, svuotando la città della sua popolazione.

Le dichiarazioni del ministro della Guerra israeliano, Israel Katz, hanno rafforzato le intenzioni dell’occupazione. Ha dichiarato che si tratta dell'”ultima opportunità” per i residenti di Gaza che desiderano lasciare la Striscia di Gaza per dirigersi a sud, minacciando che chiunque rimanga in città verrà classificato come combattente o sostenitore del terrorismo. Ciò rappresenta una minaccia diretta per i civili disarmati e rivela una politica ufficiale di sfollamento forzato, fame e punizioni collettive, in palese violazione del diritto internazionale umanitario, in particolare del principio di protezione dei civili.

I movimenti sul campo dell’occupazione a seguito di queste dichiarazioni indicano il tentativo di consolidare la propria presenza nell’area, trasformandola in una zona di uccisioni, abusi, arresti e sparizioni forzate contro i palestinesi, simile a quanto accaduto prima dell’accordo di cessate il fuoco del 19 gennaio, violato unilateralmente da Israele prima della sua piena attuazione a marzo.

L’Euro-Med Monitor ha sottolineato che la divisione del territorio palestinese da parte di Israele, in quanto potenza occupante, costituisce una violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. L’unità territoriale, la continuità e l’integrità del territorio sono inseparabili da questo diritto, secondo il diritto internazionale. Questo diritto è considerato una norma di jus cogens del diritto internazionale, che non ammette eccezioni di alcun tipo.

Impedire ai palestinesi di tornare alla città di  Gaza comporta conseguenze catastrofiche. Consolida una politica di assedio sistematico e carestia che colpisce oltre 300.000 persone ancora intrappolate all’interno. Significa anche la completa privazione di cibo e medicinali che un tempo li raggiungevano attraverso il sud, dopo che Israele ha bloccato l’ingresso degli aiuti attraverso il valico di Zikim, di recente apertura, a nord. Ciò espone i residenti al rischio di carestia e di un collasso sanitario totale e denuncia l’uso dell’assedio e della carestia come strumenti di guerra e genocidio.

La decisione aggrava le sofferenze dei civili, frammentando le famiglie e recidendo i legami tra di esse. Molte famiglie erano già state divise tra la Gaza centrale/meridionale e la città di  Gaza, con i membri che si spostavano avanti e indietro per preservare i legami familiari. Questa decisione recide questi legami con la forza.

Attività economica.

L’Euro-Med Monitor ha inoltre confermato che questa misura distrugge ciò che resta della limitata attività economica sopravvissuta sotto assedio e aggressione, privando centinaia di famiglie delle loro uniche fonti di reddito. Intensifica la politica di fame e trasforma la vita civile in città in uno stato di totale privazione dei beni essenziali per la sopravvivenza.

Secondo fonti mediche, la chiusura dell’Asse Netzarim e di strada Al-Rashid strangola di fatto i pochi ospedali ancora parzialmente funzionanti nella città di  Gaza, privandoli di forniture mediche e personale medico necessario, in un momento in cui 20 sono già completamente fuori servizio e il numero di vittime, tra morti e feriti, continua ad aumentare ogni giorno, senza alcuna capacità di risposta o soccorso.

Traduzione per InfoPal di F.F.

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