
Milano-InfoPal. Di Falastin Dawoud. L’ateneo è fermo, silenzioso e presidiato. Martedì mattina 7 ottobre, l’Università Statale di Milano si è svegliata bloccata. Centinaia di studenti, affiancati da ricercatori e docenti, hanno occupato gli ingressi principali e i cortili, rendendo di fatto sospese tutte le attività didattiche ordinarie. Cartelli con scritte come “Stop al Genocidio” e “Free Palestine” pendono dalle finestre, mentre un presidio permanente con tende e banchetti informativi anima il piazzale centrale.
La motivazione è chiara e urlata da ogni megafono: protestare contro quello che i manifestanti definiscono senza mezzi termini un “genocidio” in corso nella Striscia di Gaza e esprimere solidarietà al popolo palestinese.
“Non potevamo più venire in aula, seguire lezioni e fare esami come se niente stesse succedendo”, spiega uno studente di Scienze Politiche, uno dei portavoce del collettivo. “Davanti ai nostri occhi, attraverso i social media e i report di organizzazioni internazionali, vediamo morire migliaia di civili, bambini, intere famiglie. L’università non può essere una torre d’avorio, deve assumere una posizione chiara contro le violazioni dei diritti umani“.
Le richieste dei manifestanti sono precise. Oltre alla cessazione immediata delle ostilità e alla fine dell’assedio di Gaza, chiedono all’ateneo un impegno concreto: trasparenza e disinvestimento. “Vogliamo che l’università renda pubblici tutti i suoi investimenti e tagli ogni rapporto con aziende e fondi che finanziano o forniscono tecnologia per l’occupazione israeliana”, afferma la professoressa Anna Rossi, associata di Diritto Internazionale, che ha aderito alla protesta. “È una questione di coerenza con i principi etici che un’istituzione di cultura dovrebbe incarnare“.
La protesta si inserisce in un movimento più ampio, che sta coinvolgendo atenei in tutta Italia e nel mondo, sull’onda delle mobilitazioni partite dalle università statunitensi. Un movimento che rievoca, per metodi e idealità, le battaglie studentesche del passato contro la guerra in Vietnam e l’apartheid.
Mentre le forze dell’ordine presidiano i cancelli senza intervenire, all’interno del campus l’atmosfera è di determinazione pacifica. Si organizzano assemblee permanenti, proiezioni di documentari e momenti di dibattito. Hanno preparato scorte di cibo e coperte, pronti a restare a oltranza.
