Racconti dell’orrore continuano a emergere tra i prigionieri palestinesi liberati dalle carceri coloniali

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InfoPal. Di Angela Lano. Con la liberazione dei prigionieri palestinesi, illegalmente sequestrati e detenuti nelle carceri dell’occupazione coloniale israeliana, sono emersi racconti e dettagli dell’orrore. E’ vero che da oltre 80 anni sono all’ordine del giorno le storie di esecuzioni di massa di nativi palestinesi, di stupri di donne e bambine, molto aderenti a descrizioni bibliche delle efferatezze compiute dal “popolo eletto” ai danni dei vicini e dei parenti di altre tribù, ma quelle che stanno emergendo in questi giorni sono particolarmente scioccanti, e non raggiungono il pubblico dei media egemonici occidentali, tutti concentrati sui prigionieri israeliani liberati dalla Resistenza palestinese a Gaza. Non c’è spazio, nell’informazione mainstream suprematista bianca e razzista occidentale per i detenuti palestinesi – oltre 10.000, di cui 2000 liberati in questi giorni in base all’accordo di “pace” statunitense tra Gaza e Israele, mediato da Turchia, Egitto, Qatar e Emirati Arabi.

Per chi si ricorda del ventennio di dittature latinoamericane, nel secolo passato, con le atroci torture subite dai prigionieri politici, le esecuzioni di massa, gli stupri, i tanti scomparsi, e poi il ritrovamento dei cadaveri orrendamente torturati e mutilati, può avere un termine di paragone. Ma possiamo pensare anche ad altre situazioni storiche, sempre del XX secolo, come i massacri di massa in Africa, ad opera del colonialismo occidentale e dei loro ascari.

Tra le inchieste giornalistiche più impattanti troviamo quella di Al-Araby TV, che denuncia violenze sessuali sistematiche, tra cui stupri di gruppo, perpetrate dalle autorità carcerarie israeliane ai danni di detenuti palestinesi.

Il rapporto presenta testimonianze documentate di uomini che hanno confermato di essere stati violentati dalle guardie carcerarie israeliane, a volte con bastoni e in altri casi con cani poliziotto.

Inoltre, le salme di 120 prigionieri morti o uccisi in carcere, restituiti alle famiglie, mostrano segni di torture, mutilazioni ed esecuzioni.

Scoperte scioccanti del ministero della Salute di Gaza sui resti di palestinesi: organi saccheggiati, cadaveri sbranati dai cani.

“Siamo rimasti sconvolti dalle condizioni delle vittime – ha affermato il Ministero in una nota -, molte delle quali mostravano segni di gravi torture, altre sono state trovate incatenate. Le autopsie hanno rivelato che alcune sono state giustiziate a distanza ravvicinata, mentre altre sono state lasciate morire dissanguate. L’occupazione israeliana ha saccheggiato gli organi dai corpi, tra cui cornee, reni e fegati. Le famiglie hanno finora identificato sei persone sui 120 corpi che abbiamo ricevuto. I cani dell’occupazione israeliana hanno sbranato molti dei corpi recuperati da sotto le macerie”.

Se un simile trattamento fosse stato inflitto a uno qualsiasi dei detenuti israeliani, sarebbe stato quasi certamente citato come prova della “brutalità dei militanti palestinesi” e avrebbe dominato i titoli dei giornali internazionali, ma, di nuovo, trattandosi di non bianchi, non europei e, per di più, musulmani, il trattamento discriminatorio e razzista è d’obbligo, per l’Occidente egemonico e coloniale. Infatti, quando i palestinesi subiscono atrocità, gran parte dei media occidentali risponde con il silenzio.

Il dolore ha riempito gli occhi di molte famiglie a Gaza ieri, riunite al Complesso Medico Nasser di Khan Younis, nel tentativo di identificare i corpi dei loro cari scomparsi. L’occupazione israeliana aveva rilasciato decine di resti di vittime non identificate nell’ambito del recente accordo di scambio.

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