Ben Gvir farà saltare in aria la coalizione di Netanyahu se Hamas “continua a esistere” dopo l’accordo con Trump

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Gaza – The Cradle. L’influente ed estremista ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha minacciato il 5 ottobre che il suo partito, Potere Ebraico (Otzma Yehudit), lascerà il governo di coalizione se Hamas “continuerà a esistere” dopo il rilascio dei prigionieri israeliani nell’ambito del piano di cessate il fuoco di Trump.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu è al potere dalla fine del 2022 grazie alla coalizione del suo partito Likud con Otzma Yehudit di Ben Gvir e il partito Sionismo Religioso, impegnati a continuare la guerra, a effettuare la pulizia etnica di Gaza e, idealmente, a costruire insediamenti per gli ebrei israeliani nella Striscia devastata.

Dopo che questo fine settimana è emersa la possibilità che un cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri basati sul cosiddetto piano di “pace” di Trump potessero entrare in vigore, Ben Gvir ha dichiarato che il suo partito non avrebbe accettato un accordo che lasciasse intatto Hamas, perché rappresenterebbe una “sconfitta nazionale” e una “vergogna eterna”.

Ben Gvir ha minacciato di lasciare la coalizione di Netanyahu più volte da quando il genocidio israeliano a Gaza è iniziato, nell’ottobre di due anni fa, nel tentativo di fare pressione sul primo ministro affinché continuasse la violenza. Si è dimesso da ministro della Sicurezza Nazionale quando è stato raggiunto un cessate il fuoco a gennaio, ma è rientrato nel governo di Netanyahu a marzo, dopo la ripresa della guerra da parte di Israele.

Anche il segretario di stato USA Marco Rubio ha chiesto che Hamas venga smantellato.

“Finché da Gaza ci sarà una minaccia alla sicurezza di Israele, che si tratti di Hamas o di qualche organizzazione che gli succederà… non ci sarà pace”, ha affermato.

Nel frattempo, il primo ministro Netanyahu ha promesso che il suo governo non procederà con alcuna parte dell’accordo finché tutti i prigionieri di Hamas, vivi o morti, non saranno restituiti.

“Non procederemo con nessuna delle 21 clausole del piano Trump finché la prima clausola – il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e morti -, e l’ultimo degli ostaggi, non avrà attraversato il territorio israeliano. Non procederemo con nessun’altra clausola”, ha dichiarato Netanyahu intervenendo al Forum dell'”Eroismo”.

Una volta raggiunto un accordo e entrato in vigore un cessate il fuoco, Hamas avrà presumibilmente 72 ore per restituire i prigionieri. Se tale termine scade, Israele tornerà a bombardare e massacrare i palestinesi.

“Se gli ostaggi non verranno rilasciati entro la scadenza fissata dal presidente Donald Trump, Israele tornerà a combattere con il pieno sostegno di tutti i Paesi coinvolti”, ha minacciato Netanyahu.

Non è stata fissata alcuna scadenza per la liberazione da parte di Israele di 250 prigionieri palestinesi e dei 1.700 di Gaza, che dovrebbero essere rilasciati come parte dell’accordo.

Nel frattempo, un alto funzionario di Hamas ha dichiarato all’AFP che il movimento è pronto ad andare avanti con il piano di Trump.

“Se l’occupazione [Israele] ha una reale intenzione a raggiungere un accordo, siamo pronti. Non devono ritardare l’attuazione del piano”, ha spiegato un alto funzionario di Hamas.

Tuttavia, i funzionari di Hamas hanno chiarito che il movimento di resistenza avrebbe difficoltà a restituire tutti i prigionieri entro le 72 ore previste. Fonti israeliane hanno anche riconosciuto che Hamas avrebbe probabilmente bisogno di più tempo, ha riportato Ynet.

Anche se l’accordo andasse a buon fine, la guerra finisse e il controllo della sicurezza di Gaza venisse affidato a una forza internazionale, Israele continuerà a mantenere la “libertà d’azione” per bombardare la Striscia a suo piacimento, ha dichiarato una fonte della sicurezza israeliana a Israel Hayom.

L’attuale governo ha dimostrato negli ultimi due anni di contrastare le minacce senza chiedere il permesso ad altri, e questa politica non cambierà nei confronti di Gaza“, ha affermato la fonte.

“L’aspirazione è quella di avere un accordo simile a quello che abbiamo in Libano, dove contrastiamo le minacce senza chiedere il permesso a nessuno. Non importa se ci sono malesi, indonesiani o altre forze. Se lo fanno loro, bene. Ma se non lo fanno loro, lo faremo noi“.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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