Ecco perché il fallito tentativo israeliano di assassinio a Doha non sorprende

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Doha – Palestine Chronicle.  Di Robert Inlakesh. Subito dopo la conferma degli attacchi  aerei israeliani contro la capitale del Qatar, mirati ad assassinare leader del movimento Hamas, commentatori e analisti li hanno definiti scioccanti, persino senza precedenti. Tuttavia, la flagrante violazione del diritto internazionale non è stata affatto sorprendente.

Gli attacchi aerei condotti dall’aviazione israeliana, annunciati pubblicamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno provocato l’uccisione di cinque persone, ma secondo Hamas nessun leader del movimento è stato eliminato. Nonostante l’insistenza di Israele sul fatto che l’operazione sia stata un successo, in realtà sembra essere fallita clamorosamente nel colpire i dirigenti di Hamas.

I due principali obiettivi dell’operazione israeliana sembrano essere stati Zaher Jabareen e Khalil al-Hayya, entrambi leader di alto livello di Hamas e figure chiave nel gruppo negoziatore per il cessate il fuoco. Proprio mentre il partito politico palestinese stava elaborando una nuova risposta alla più recente proposta di cessate il fuoco sponsorizzata dagli Stati Uniti, l’attacco israeliano sembra aver almeno temporaneamente bloccato questo processo, mentre l’esercito israeliano si prepara alla sua nuova operazione militare, dichiarando che cercherà di occupare la città di Gaza.

Mentre gli analisti hanno reagito all’attacco definendolo “senza precedenti” e “scioccante”, non lo è stato affatto. Nel luglio 2024, Israele aveva già assassinato l’ex leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran, meno di 24 ore dopo che questo si era mostrato pubblicamente accanto al neo presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Dopo l’assassinio del primo ministro yemenita Ahmed al-Rahawi, insieme a diversi membri del suo governo a Sana’a, il 28 agosto, il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir aveva chiarito che tali operazioni facevano parte di una serie più ampia di attacchi pianificati.

Zamir ha dichiarato che “le IDF agiscono in modo offensivo, con iniziativa e superiorità operativa in tutti i teatri e in ogni momento”. Commentando l’assassinio annunciato del portavoce militare di Hamas Abu Obeida, ha aggiunto che questo “si unisce a una serie di attacchi significativi delle IDF in Yemen, Libano, Siria e altri scenari,” e che “non è la fine”. Ha avvvertito, inoltre, che “la maggior parte della leadership di Hamas rimasta è all’estero, e arriveremo anche a loro”.

La notte prima dell’attacco a Doha, Israele aveva lanciato un attacco con droni contro la nave “Family” della Gaza Freedom Flotilla, nelle acque tunisine. Su quella nave si trovava anche l’attivista di fama mondiale Greta Thunberg. Nello stesso arco di 24 ore, Israele aveva effettuato numerosi attacchi aerei in Siria e nel sud del Libano, continuando al contempo il bombardamento quotidiano di Gaza.

Per chi sostiene che un attacco contro una nazione amica, come il Qatar, sia ciò che rende l’episodio imprevedibile, va ricordato che il 25 settembre 1997 il Mossad israeliano usò falsi passaporti canadesi in un fallito tentativo di assassinare il leader di Hamas Khaled Meshaal ad Amman, in Giordania.

L’operazione fallì quando le guardie del corpo di Hamas riuscirono a sventare il complotto, ma Meshaal fu comunque avvelenato. Israele fu costretto a fornire l’antidoto e a rilasciare prigionieri palestinesi di alto profilo per salvare l’accordo di normalizzazione con il Regno hashemita.

Questo dimostra che un attacco contro una nazione del Golfo non è affatto senza precedenti. Il 19 gennaio 2010, agenti del Mossad israeliano usarono passaporti europei e australiani falsi per entrare negli Emirati Arabi Uniti (EAU) e assassinare il leader militare di Hamas Mahmoud al-Mahbouh, in un hotel a Dubai.

Dal 7 ottobre 2023, gli israeliani hanno lanciato attacchi terroristici a Gaza, Cisgiordania, Libano, Yemen, Siria, Iraq, Iran e ora Qatar. Lo scorso anno, Israele ha anche effettuato un attentato dinamitardo contro la sezione consolare dell’ex ambasciata iraniana in Siria, che le nazioni occidentali si sono rifiutate di condannare.

Nonostante il Qatar ospiti il Comando Centrale USA ed è uno degli attori più vicini all’Occidente nella regione, le dichiarazioni emesse da paesi come il Regno Unito si sono limitate a invitare “entrambe le parti” a non alimentare l’escalation, esprimendo preoccupazione ma senza condanne esplicite. Quanto agli Stati Uniti, è evidente che abbiano dato il via libera, avendo persino trasferito i sistemi di difesa aerea destinati a proteggere le loro forze a Doha, a beneficio degli israeliani.

Una mossa del genere era solo questione di tempo, dal momento che Israele ormai agisce senza alcun ostacolo per effettuare attacchi aerei su Doha quasi a piacimento, salvo i costi economici.

Gli obiettivi di Israele nella regione sono chiari: come ha ripetuto più volte Netanyahu, punta alla “vittoria totale” in una “guerra a sette fronti”. Nel suo discorso sull’attacco a Doha, il premier israeliano ha dichiarato che gli attacchi erano rivolti a quello che lui definisce “l’Asse del Male”, cioè quello che il resto del mondo conosce come “l’Asse della Resistenza” guidato dall’Iran.

Il messaggio è chiaro: Israele agisce dove e quando vuole. Nessuno lo fermerà. Basti pensare al Regno Unito, che da un lato afferma di prendere posizione contro Israele riconoscendo la Palestina all’Assemblea Generale ONU, ma dall’altro invita il presidente israeliano Isaac Herzog a Londra per una visita ufficiale. Herzog ha elogiato apertamente l’attacco a Doha ed è stato citato come prova dell’intenzione israeliana di commettere genocidio a Gaza, presso la Corte Internazionale di Giustizia.

Il governo laburista britannico, il cui gabinetto e primo ministro ricevono fondi dalla lobby sionista, ha designato Palestine Action come organizzazione terroristica per aver tentato di fermare il trasferimento di armi britanniche a Israele. Ora, Londra continua a sprecare fondi pubblici e risorse di polizia arrestando centinaia di attivisti pacifisti che protestano contro tale divieto. Allo stesso tempo, reprime giornalisti e attivisti che si oppongono al genocidio a Gaza, usando come arma la legislazione antiterrorismo.

Qual è il collegamento con il bombardamento del Qatar? È molto semplice: nessuno obbliga Israele a rispondere delle proprie azioni in modo che sia davvero costretto a smettere di violare ogni principio del diritto internazionale. Israele è al di sopra della legge, e l’attacco al Qatar passerà molto probabilmente senza conseguenze. È anzi probabile che si ripeta, o che il prossimo obiettivo sia l’Egitto.

L’unico paese arabo che ha imposto un prezzo a Israele è lo Yemen; gli altri sono stati complici in un modo o nell’altro, sia aiutando direttamente e fornendo risorse alla macchina bellica israeliana, sia rifiutando di prendere anche solo misure economiche per fermare il genocidio a Gaza.

Israele attaccherà di nuovo Siria, Libano, Yemen, Iraq e naturalmente l’Iran. E agirà anche in altri scenari a sua scelta, forse persino in Turchia. In Siria, Israele ha già ucciso soldati turchi e distrutto attrezzature e basi fornite da Ankara.

Per ora, due obiettivi sono stati raggiunti con l’attacco israeliano al Qatar. Il primo è dimostrare di poter colpire ovunque con totale impunità; il secondo è aver almeno temporaneamente bloccato i negoziati sul cessate il fuoco.

Alcuni si aspettano che il Qatar reagisca in modo significativo, ma essendo profondamente legato al campo statunitense, il paese del Golfo non è in grado di difendersi militarmente, né è probabile che compia il passo naturale di interrompere le forniture di gas, come fece nel 1973.

Doha è alla mercé degli Stati Uniti e di Israele. Secondo alcune fonti, gli USA avevano informato il Qatar dell’attacco imminente, circostanza che potrebbe aver contribuito alla sopravvivenza della leadership di Hamas, ma non hanno fatto né avrebbero potuto fare altro per fermarlo, anche se lo avessero voluto.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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