Esercito israeliano in crisi: i vertici avvertono Netanyahu: “Obiettivi di Gaza irraggiungibili”

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Tel Aviv – The Palestine Chronicle. Il nuovo Capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha messo in guardia il governo riguardo a un deficit sostanziale nel numero di soldati combattenti all’interno delle forze armate.

Questa carenza, secondo funzionari militari citati dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, potrebbe limitare la capacità dell’esercito di soddisfare le ambizioni della leadership politica nella Striscia di Gaza, dove i combattimenti con la Resistenza palestinese proseguono da 18 mesi.

Obiettivi politici irraggiungibili.

I funzionari hanno riferito che Zamir ha comunicato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al suo gabinetto che le sole strategie militari potrebbero non raggiungere tutti gli obiettivi a Gaza, in particolare senza un percorso diplomatico complementare.

Un alto funzionario militare anonimo citato dal quotidiano ha affermato che Zamir “non sta edulcorando i fatti” e sta esortando la leadership ad “abbandonare alcune delle sue illusioni”.

Yedioth Ahronoth ha anche precisato che i dati dell’esercito indicano che gli attuali tassi di partecipazione dei riservisti alle unità combattenti oscillano tra il 60% e il 70%, una cifra ampiamente rivelata a Netanyahu e ai ministri di alto livello. Un funzionario militare ha espresso preoccupazione per il fatto che questi tassi non migliorerebbero in caso di un’offensiva più ampia a Gaza.

Rifiuti di massa di prestare servizio.

Un recente rapporto israeliano ha rivelato che l’esercito di occupazione sta affrontando la sua più grande ondata di rifiuti da decenni, con oltre 100 mila israeliani che hanno cessato il servizio di riserva, alcuni dei quali rifiutano di unirsi alla guerra nella Striscia di Gaza per motivi “etici”.

La rivista israeliana 972 ha osservato che i dati riportati relativi ai riservisti disposti a prestare servizio sono imprecisi, suggerendo che il tasso effettivo sia più vicino al 60%, mentre altri rapporti indicano una cifra intorno al 50%.

Giovedì scorso, Zamir ha approvato il licenziamento di comandanti di grado superiore e di circa mille soldati di riserva a seguito della loro firma di una lettera che chiedeva la fine della guerra a Gaza. Zamir ha affermato che la firma della petizione da parte dei soldati era una questione seria, e che i coscritti nelle basi militari non possono firmare lettere contro la guerra e poi tornare in servizio.

Inoltre, circa 970 riservisti, attuali ed ex dell’aeronautica militare israeliana, avevano precedentemente pubblicato una lettera chiedendo il ritorno di tutti i prigionieri israeliani da Gaza, anche a costo di porre fine alla guerra, che dura ormai da oltre un anno e mezzo.

Sfide logistiche.

All’inizio di marzo, un rapporto scritto dall’analista militare Yoav Zitun di Yedioth Ahronoth ha evidenziato le difficoltà affrontate dall’esercito israeliano, tra cui la carenza di personale, le pressioni operative e psicologiche e le sfide logistiche che minacciano la sua capacità di mantenere la stabilità su diversi fronti.

Zitun ha riconosciuto che l’esercito israeliano ha perso oltre 12 mila soldati, tra morti e feriti, dall’inizio dell’ultima guerra a Gaza. Inoltre, l’aumento del numero di forze necessarie per difendere i confini e l’espansione delle unità militari hanno portato a una significativa carenza di soldati disponibili.

Genocidio in corso.

La ripresa della violenza israeliana del 18 marzo ha interrotto un cessate il fuoco iniziato il 19 gennaio. Le ultime azioni militari hanno ucciso centinaia di palestinesi e ne hanno feriti molti altri, principalmente civili, tra cui donne e bambini.

Sebbene le violazioni siano state condannate da numerosi paesi e gruppi per i diritti umani, gli Stati Uniti continuano a sostenere Israele, affermando che la campagna militare è stata condotta con la preventiva conoscenza e l’approvazione di Washington.

Dall’ottobre 2023, Israele ha ucciso oltre 50 mila palestinesi, per lo più donne e bambini, e ha lasciato Gaza in rovina. Inoltre, oltre 116 mila persone sono rimaste ferite, mentre 14 mila risultano ancora disperse.

Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex-ministro della Difesa Yoav Gallant, accusandoli di crimini di guerra e contro l’umanità a Gaza.

Israele deve inoltre affrontare un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per le sue azioni nella Striscia assediata.

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