
Ramallah. In un rapporto parallelo congiunto presentato al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti delle persone con disabilità in merito alla lista di questioni sulla relazione iniziale di Israele, le due organizzazioni palestinesi per i diritti umani, Al-Haq e l’Associazione Addameer per il Sostegno ed i diritti umani dei prigionieri, hanno esaminato come le diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte delle autorità israeliane nel Territorio palestinese occupato (TPO) colpiscano i palestinesi con disabilità, un impatto che è stato ulteriormente esacerbato negli ultimi anni a causa della pandemia di COVID-19.
“Ricordando l’immagine più ampia del regime colonialista di Israele e del regime d’Apartheid che opprime e domina il popolo palestinese nel suo complesso, su entrambi i lati della Linea Verde, il rapporto parallelo congiunto mette in luce il fallimento di Israele di attenersi all’obbligo, in quanto Potenza Occupante, di rispettare, proteggere e garantire i diritti umani di tutti i palestinesi, compresi quelli con disabilità, soggetti al suo controllo effettivo nel TPO”, hanno dichiarato.
Il rapporto esamina pertanto le violazioni del diritto alla vita, alla salute, alla libertà e alla sicurezza, e alla libertà dalla tortura e da altri maltrattamenti contro i palestinesi con disabilità nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani, oltre ad altri diritti e libertà garantiti dalla Convenzione sui Diritti delle Persone con disabilità (CRPD) nel TPO.
In particolare, il rapporto congiunto evidenzia gli sforzi di Israele per cancellare la presenza palestinese nel TPO – che nemmeno è menzionata nella relazione dello Stato di Israele, che si riferisce semplicemente ai cittadini palestinesi di Israele come “Popolazione Araba” -, come un tentativo di assolversi dalle sue obbligazioni legali verso il popolo palestinese. Pertanto, le organizzazioni hanno chiesto al Comitato di riconoscere l’applicabilità della CRPD in tutte le aree sotto il controllo effettivo di Israele, in quanto Potenza Occupante.
Inoltre, il rapporto parallelo congiunto evidenzia l’escalation della violenza da parte delle forze di occupazione israeliane (IOF), che hanno deliberatamente preso di mira e ucciso palestinesi durante le offensive militari israeliane intensificate contro città palestinesi, villaggi e campi profughi, fornendo ulteriori prove della sua politica di “sparare per uccidere” ben attuata e attualmente in corso.
A seguito di tale uso di forza eccessiva da parte delle IOF, 324 palestinesi, tra cui 75 bambini, sono stati uccisi nel TPO nel 2021. Questo percorso pericoloso è continuato nel 2022 con 192 palestinesi uccisi, tra cui 44 bambini e 157 palestinesi uccisi nella Cisgiordania, il più alto bilancio delle vittime dal 2005. Tuttavia, fino ad oggi, il 2023 sembra essere ancora più letale, e fino al 10 agosto 2023, 174 palestinesi sono stati uccisi nella Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
“È importante sottolineare l’istituzionalizzazione di questi omicidi, testimoniata dall’impunità dilagante che è prevalsa in Israele per decenni quando si tratta di atti di violenza commessi da israeliani contro palestinesi”, hanno detto, facendo riferimento a Eyad Hallaq, un giovane autistico di 32 anni che è stato colpito e ucciso da un poliziotto israeliano a Gerusalemme nel 2020, anche se non rappresentava alcuna minaccia per la vita delle persone intorno a lui. Il poliziotto è stato assolto da qualsiasi colpa il 6 luglio 2023 e successivamente premiato con corsi di comando, nonostante un’indagine della polizia ne abbia evidenziato la negligenza.
Inoltre, il rapporto ha messo in luce l’impatto negativo che la chiusura illegale di 16 anni di Israele sulla Striscia di Gaza ha avuto sui diritti garantiti ai palestinesi con disabilità dalla CRPD, in particolare la libertà di movimento (Articolo 18) ed il diritto alla salute (Articolo 25). Tra molte altre vittime palestinesi della chiusura, un malato palestinese aveva richiesto un permesso per cercare cure mediche al di fuori di Gaza, ma la domanda è stata negata, portando così all’atrofia delle cellule nervose nel suo cervello e infine alla sua morte.
Inoltre, hanno affermato che Israele ha congelato illegalmente alcuni dei fondi dell’Autorità Palestinese destinati, tra le altre cose, alle famiglie dei palestinesi feriti. Questi fondi fanno parte del programma dei “martiri” lanciato dopo la seconda intifada, di fronte al significativo numero di vittime palestinesi.
“Il fatto che il fondo esista ancora testimonia l’uso continuo da parte di Israele della forza sproporzionata contro i palestinesi. Questa confisca dei fondi dell’ANP costituisce una punizione collettiva vietata, poiché paralizza l’intera economia palestinese e impedisce un pagamento vitale di assistenza sociale a famiglie innocenti. Pertanto, mira a spezzare la resistenza palestinese e rende impossibile il conseguimento del loro diritto inalienabile all’autodeterminazione, in violazione delle norme di diritto internazionale perentorio”, hanno dichiarato le due organizzazioni per i diritti umani.
(Fonte: WAFA).
Traduzione per InfoPal di F.L.
