
Ginevra. Un’organizzazione per i diritti umani con sede a Ginevra ha lanciato l’allarme sull’imminente fame e sete di massa di quasi 400 mila palestinesi di Gaza e delle zone settentrionali dell’enclave.
L’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (Euro-Med) ha riferito che le forze israeliane hanno tagliato tutti i rifornimenti di cibo, acqua e beni essenziali ai palestinesi a nord di Wadi Gaza da diverse settimane, spingendo la popolazione della regione sull’orlo della carestia. Il gruppo ha sottolineato che circa 200 mila residenti nelle aree settentrionali di Gaza, tra cui Beit Hanoun, Jabalia e Beit Lahia, non hanno accesso a cibo e acqua da due settimane consecutive a causa dell’assedio e degli incessanti attacchi militari.
In una dichiarazione, Euro-Med ha sottolineato la tragica sorte dei civili palestinesi che hanno cercato aiuto in un centro di distribuzione di cibo dell’UNRWA a Jabalia, in un momento di grande fame. Le forze israeliane hanno preso di mira il centro con attacchi di droni e proiettili d’artiglieria, causando la morte di 10 persone e il ferimento di altre 40. Molti corpi delle vittime sono rimasti per strada, poiché i bombardamenti in corso ne impediscono il trasporto in ospedale.
L’Euro-Med ha condannato l’uso della fame come arma di guerra da parte di Israele, accusando lo Stato di occupazione di infliggere intenzionalmente condizioni di vita finalizzate alla distruzione della popolazione palestinese di Gaza. L’organizzazione ha descritto la situazione come uno dei più grandi crimini di fame di massa della storia moderna.
“Coloro che sopravvivono alle bombe di Israele vengono uccisi dalla fame e dalla sete”, si legge nella dichiarazione, aggiungendo che la mancanza di cibo nelle città settentrionali di Jabalia, Beit Lahia e Beit Hanoun è particolarmente grave. Secondo quanto riferito, migliaia di residenti in queste aree hanno esaurito tutte le scorte alimentari, lasciandoli indifesi contro il blocco.
Negli ultimi dieci giorni, le forze israeliane hanno condotto un’aggressiva operazione militare nel nord di Gaza, imponendo un blocco totale che impedisce l’ingresso di cibo, acqua o carburante e lanciando continui attacchi aerei. Israele sta cercando di spostare con la forza la popolazione dal nord di Gaza verso il sud, come parte di una più ampia strategia di spopolamento e occupazione della regione.
Dall’inizio della campagna militare israeliana, oltre un anno fa, sostenuta dagli Stati Uniti, sono stati uccisi o feriti più di 140 mila palestinesi, la maggior parte dei quali donne e bambini. Inoltre, oltre 10 mila palestinesi risultano dispersi. L’assalto in corso ha provocato distruzione e carestia diffuse, causando la morte di innumerevoli bambini e anziani in quello che viene descritto come un moderno genocidio.
(Fonti: EuroMed Monitor, Quds News).
Traduzione per InfoPal di F.L.
