HRF: Due soldati israeliani accusati di crimini di guerra a Gaza arrestati e interrogati dalla polizia federale belga

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Boom – Quds News – La polizia federale belga ha arrestato e interrogato due soldati israeliani accusati di aver commesso crimini di guerra nel genocidio di Gaza, segnando quello che potrebbe rappresentare un “punto di svolta nella ricerca globale delle responsabilità”.

L’azione è stata intrapresa in risposta a una denuncia legale urgente presentata dalla Hind Rajab Foundation (HRF) e dal Global Legal Action Network (GLAN) all’inizio di questa settimana.

I sospettati sono stati identificati e arrestati con una chiara dimostrazione di forza al festival Tomorrowland di Boom, ha dichiarato HRF.

Dopo l’arresto, sono stati formalmente interrogati e successivamente rilasciati. La Procura federale belga ha confermato che è in corso un’indagine penale.

L’HRF ha dichiarato: “Questo sviluppo rappresenta un significativo passo avanti. Dimostra che il Belgio ha riconosciuto la propria giurisdizione ai sensi del diritto internazionale e sta trattando le accuse con la serietà che meritano.”

In un momento in cui troppi governi rimangono in silenzio, questa azione invia un messaggio chiaro: le prove credibili di crimini internazionali devono essere affrontate con una risposta legale, non con l’indifferenza politica.

Per la prima volta in Europa, sospettati israeliani legati a crimini commessi a Gaza sono stati formalmente arrestati e interrogati. Questo non sarebbe stato possibile senza la forza del diritto e la volontà di applicarlo.

La Hind Rajab Foundation è un gruppo pro-Palestina con sede in Belgio che guida una campagna legale contro i crimini di guerra commessi dai soldati israeliani a Gaza.

Mandati di arresto.

Le preoccupazioni legate all’arresto di soldati all’estero hanno spinto l’esercito israeliano a modificare le procedure relative all’esposizione mediatica del personale.

A gennaio, l’esercito ha dichiarato in un comunicato che i soldati con grado inferiore a generale di brigata avranno i volti sfocati nelle foto o saranno ripresi di spalle durante le interviste, e i loro nomi completi verranno omessi, analogamente a quanto già avviene per le forze speciali e l’Aeronautica militare israeliana.

Attualmente, solo i soldati con grado pari o superiore a generale di brigata verranno mostrati con volto e nome visibili.

I soldati di grado inferiore saranno identificati solo con la prima lettera del nome; le foto saranno scattate di spalle o modificate digitalmente, e saranno soggette all’approvazione dell’esercito prima della pubblicazione.

Anche le persone con doppia cittadinanza avranno la loro identità nascosta ai media.

I soldati intervistati potrebbero inoltre non essere “collegati” a uno specifico episodio di combattimento, secondo le nuove linee guida.

Ulteriori disposizioni includono linee guida specifiche fornite dal Dipartimento di Diritto Internazionale della Procura Militare per ogni soldato o ufficiale prima di qualsiasi intervista o apparizione pubblica.

Accuse di crimini di guerra.

Recentemente, i media israeliani hanno pubblicato una guida destinata ai soldati su come evitare l’arresto durante i viaggi all’estero. Intitolata “Ecco come comportarsi in caso di arresto all’estero e cosa controllare prima del volo”, il sito israeliano Ynet ha pubblicato una serie di consigli dell’avvocato difensore Nick Kaufman, attivo presso la Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja.

Secondo la guida, “qualsiasi israeliano detenuto, civile o militare, ha diritto all’assistenza consolare”.

Aggiunge che “i soldati che pubblicano video online offrono alle organizzazioni ostili potenziali prove a sostegno dei sospetti contro di loro”.

Descrivendo i video in cui soldati israeliani cantano “canzoni razziste” come “contenuti apparentemente di scarsa importanza”, la guida consiglia di evitare la pubblicazione di immagini o video relativi al servizio militare, in particolare contenuti che mostrino edifici distrutti, anche se giustificabili da un punto di vista militare.

La guida avverte inoltre soldati e ufficiali di consultare un esperto di diritto penale internazionale prima di recarsi in un paese straniero, sottolineando che “anche nazioni amiche come Regno Unito, Francia e Spagna” potrebbero eseguire arresti.

Aggiunge che le compagnie assicurative non coprono “gli arresti all’estero legati a presunti reati”.

Il quotidiano Haaretz ha riportato che funzionari israeliani si stanno coordinando con studi legali internazionali per offrire assistenza immediata a chiunque tra i loro soldati o funzionari venga perseguito per le azioni condotte a Gaza, e hanno già messo in guardia riservisti e soldati dal viaggiare all’estero.

Secondo Haaretz, i consulenti legali israeliani stanno cercando di impedire indagini e mandati d’arresto, ma osservatori notano che molte dichiarazioni di funzionari del governo complicano gli sforzi difensivi.

Il rapporto aggiunge che il Corpo dell’Avvocato Generale Militare, il ministero degli Esteri, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale e l’agenzia d’intelligence Shin Bet hanno costituito una task force congiunta per analizzare i rischi associati ai viaggi internazionali dei soldati e monitorano attivamente le indagini in corso.

Un precedente storico.

Queste azioni sono seguite all’ordinanza di un tribunale brasiliano, emessa a gennaio, che ha ordinato l’indagine su un ex soldato israeliano in vacanza in Brasile per crimini di guerra a Gaza, sulla base di una denuncia della Hind Rajab Foundation.

Tuttavia, Israele ha aiutato il soldato a fuggire dal Paese. In una dichiarazione, l’HRF ha accusato Israele di aver orchestrato la sua partenza per ostacolare la giustizia, aggiungendo che “ci sono anche indicazioni che le prove siano state distrutte”. Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre annunciato di aver aiutato l’ex soldato a lasciare il Brasile con un volo commerciale, dopo che quelli che ha descritto come “elementi anti-israeliani” avevano spinto per un’indagine.

Questo caso ha segnato la prima volta in cui un membro della CPI ha applicato autonomamente le disposizioni dello Statuto di Roma, senza l’intervento diretto della Corte.

“Questo è un momento storico”, ha dichiarato Dyab Abou Jahjah, presidente dell’HRF. “Costituisce un precedente significativo affinché le nazioni adottino misure coraggiose per assicurare alla giustizia i responsabili di crimini di guerra.”

Denuncia alla CPI.

Nell’ottobre 2024, l’HRF ha presentato una denuncia alla Corte Penale Internazionale contro 1.000 soldati israeliani per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio a Gaza.

Secondo l’HRF, la denuncia è supportata da oltre 8.000 prove verificabili – tra cui video, registrazioni audio, analisi forensi e documentazione dai social media – che dimostrano il coinvolgimento diretto dei soldati in tali atrocità.

I soldati nominati erano tutti presenti a Gaza durante l’attacco genocida, e le prove mostrano il loro coinvolgimento in gravi violazioni del diritto internazionale.

Tra le accuse figurano la distruzione di infrastrutture civili, occupazione illegale, saccheggi, partecipazione al blocco di Gaza, attacchi contro civili e l’uso di tattiche di guerra disumane.

Tra i soldati citati si trovano ufficiali di alto rango responsabili della pianificazione e dell’esecuzione delle operazioni a Gaza, nonché persone con doppia cittadinanza – inclusi 12 francesi, 12 statunitensi, 4 canadesi, 3 britannici e 2 olandesi – oltre a soldati che si sono apertamente vantati dei loro crimini di guerra sui social media.

A dicembre, l’esercito israeliano ha diffidato decine di soldati dal viaggiare all’estero dopo che circa 30 militari coinvolti nel genocidio di Gaza erano stati denunciati per crimini di guerra.

I loro nomi sono stati identificati grazie a video e immagini pubblicati online durante il servizio.

A gennaio, Channel 12 ha riportato che il ministero degli Esteri israeliano è a conoscenza di almeno 12 denunce presentate all’estero contro soldati israeliani per presunti crimini di guerra a Gaza.

Traduzione per InfoPal di F.F.

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