
InfoPal. Di Alessandro Barbieri. Il leader di France Insoumise e candidato al parlamento europeo, Jean-Luc Mélenchon, ha riposto alle domande di InfoPal.
Alessandro Barbieri. Segretario Mélenchon, domenica le cittadine e i cittadini dell’Unione Europea si sono recati alle urne per rinnovare il parlamento europeo, la Palestina è stata una questione centrale in queste elezioni?
Jean-Luc Mélenchon. La Palestina, come l’Ucraina, è un soggetto europeo. Perché Israele è un pezzo di Occidente in Oriente e perché l’Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele, rappresentando il 30% dei suoi scambi commerciali. Ed è assurdo che 140 Stati di tutto il mondo hanno riconosciuto lo Stato palestinese, ad eccezione dei Paesi occidentali e “quindi europei”. Ora l’Unione Europea deve riconoscere lo Stato palestinese, così come hanno fatto da poco la Spagna, la Norvegia e l’Irlanda. Non possiamo aspettare ancora. France Insoumise chiederà, insieme agli altri partiti del nostro gruppo, sanzioni contro Israele in caso di vittoria alle elezioni europee e l’interruzione delle forniture di armi al Paese. E’ il nostro dovere in quanto esseri umani di denunciare questo genocidio e di opporci ad esso in tutte le forme. Non ci interessa se questo ci porta voti oppure no, dobbiamo fare ciò che è giusto. Questo genocidio è una vergogna per l’Europa, perché se l’Europa avesse chiesto il cessato il fuoco immediato e di trovare una soluzione politica al più presto non ci sarebbe stato questo massacro, dato che il governo israeliano non può far funzionare l’economia del paese senza gli accordi commerciali con l’Unione Europea. Siamo stati capaci di votare delle sanzioni che non sono servite a nulla, come quelle contro la Russia, ma non siamo capaci di votare delle sanzioni che potrebbero servire a qualcosa, di fronte al governo criminale di Netanyahu. La vergogna è stato attendere il mese di febbraio, affinché il Parlamento europeo votasse per la prima volta una richiesta di cessate il fuoco a Gaza.
A.B. Lei ha dichiarato che queste saranno delle “elezioni storiche e globali”, cosa intende?
J.L.M. Quando la Comunità e poi l’Unione europea è stata creata, l’idea era che grazie ad essa ci sarebbe stata la pace sul continente. Dall’Europa della pace siamo passati all’Europa della difesa, senza che ci fosse spiegato contro chi dovessimo difenderci. Infine siamo passati all’Europa della guerra. Ma questo non era il progetto dei padri fondatori dell’Europa. Non era il progetto europeo creare una competizione tra i paesi membri su chi produce le armi più efficaci. Noi non saremo partigiani dell’Europa dell’economia della guerra e la nostra posizione politica è quella di lottare per un accordo di pace in Ucraina, mentre altri alimentano la spirale bellica per moltiplicare i guadagni dalla vendita di armamenti. I paesi europei continuano ad armare Israele, quando il suo primo ministro è stato riconosciuto come un criminale di guerra dalla Corte Penale Internazionale. Quindi queste elezioni sono importanti, perché se i cittadini europei non mostrano che la loro priorità è la pace, allora avranno la guerra. Macron, ad esempio, ha già detto che vuole inviare delle truppe in Ucraina e altri governi dell’Unione sono d’accordo con lui. Gli elettori possono lanciare un segnale forte contro tutto ciò.
A.B. Come giudica le reazioni al mandato di arresto per Netanyahu richiesto dal procuratore della Corte Penale Internazionale dell’Aja?
J.L.M. Il fatto che si sia gridato allo scandalo per la richiesta della Corte Penale Internazionale mostra l’ipocrisia di molti governi occidentali. Noi non diciamo che il diritto internazionale è perfetto e non idealizziamo i giudici, ma ci aggrappiamo alla sola cosa che ci resta. Se non c’è più il diritto internazionale allora resta solo la legge del più forte. E il più forte è chi uccide di più e chi ha più d’armi. Ma questo non è il mondo che vogliamo. Dobbiamo ringraziare il Sudafrica, che facendo onore al dovere che lo lega alla storia con Nelson Mandela e la fine dell’apartheid, ha avuto il coraggio di denunciare Israele per crimini di guerra. Noi abbiamo sostenuto l’istanza sin da subito, nonostante le critiche, e oggi che il verdetto è stato emesso cercano di delegittimare la Corte. Sapevamo che il diritto internazionale avrebbe punito Israele perché ci ricordiamo dell’Operazione Piombo fuso, nel 2009, quando c’è stata una prova generale dei metodi che sono stati applicati questa volta. Già allora sono state colpite le ambulanze e le scuole, già allora sono state utilizzate delle bombe al fosforo, già allora è stata tagliata l’acqua. Tutto questo era già avvenuto. E sappiamo che quando il criminale non è punito si sente autorizzato a proseguire, dato che i rapporti dell’Onu avevano già detto all’epoca che si trattava di crimini di guerra, senza che sia stata presa alcuna misura. Da questa esperienza sapevamo che bisognava ancorarci al diritto internazionale, e se oggi il verdetto è stato emesso, allora coloro che fanno l’apologia dei crimini di guerra sono quelli che difendono i criminali di guerra. E anche loro devono essere puniti. Non saranno le nostre conferenze ad essere vietate e i nostri candidati ad essere accusati di apologia di terrorismo, ma le loro.
A.B. L’ascesa dell’estrema destra rappresenta un pericolo per l’Europa, per la democrazia e per i deboli spiragli di pace?
J.L.M. I partiti europei di estrema destra sono compatti nel sostegno ad Israele, persino ora che è stato condannato. In molti casi però si giunge al paradosso, visto che l’ideologia a cui si rifanno è quella che ha permesso la persecuzione degli ebrei in Europa durante il nazifascismo. Le Pen, ad esempio, usa Israele per coprire il suo passato di antisemitismo. Il leader dell’ultradestra olandese Wilders sostiene apertamente la colonizzazione in Cisgiordania e si è detto favorevole alla chiusura dell’ambasciata olandese a Ramallah, sede dell’Autorità Palestinese. Meloni ha dato prova di mancanza di pudore incontrando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e presentandosi come una protettrice della comunità ebraica italiana, anche se molti tra di loro non sono fan del primo ministro israeliano. Inoltre l’Italia è il terzo paese per fornitura di armi a Israele. Solo nel 2023 le esportazioni sono arrivate a 13,7 milioni di euro; inoltre la vendita di armi non si è fermata nemmeno dopo il 7 ottobre e continua tuttora, nonostante le rassicurazioni sullo stop a nuovi contratti del governo italiano. Quindi è evidente che l’ascesa dell’estrema destra sia una minaccia per la pace e la democrazia nel continente. Inoltre, dove governa si è mostrata fallimentare. Si guardi a Meloni che ha tradito tutte le promesse agli elettori, l’immigrazione clandestina è più che raddoppiata e la povertà è notevolmente aumentata. Ha speso fondi pubblici per inviare migranti in Albania e l’accordo è stato sospeso dalla Corte Costituzionale albanese per violazione dei diritti umani. Diceva di voler cambiare l’Europa ma si è allineata con le posizioni della Commissione europea e delle multinazionali che influenzano. Non a caso Ursula Von der Leyen ha detto di lavorare molto bene con Meloni. Quest’Europa, però, se non cambia non vedrà la fine del decennio. Serve una reazione dei cittadini per ristabilire quelli che sono gli interessi prioritari del popolo. Non si può lasciare spazio alla paura, di cui giovano solo i partiti estremisti e l’industria delle armi.
