
Pechino – MEMO. Venerdì scorso, l’Iran e l’Arabia Saudita hanno ribadito il loro impegno a implementare l’accordo di normalizzazione mediato dalla Cina, l’Accordo di Pechino, che ha visto i due Paesi ristabilire le relazioni diplomatiche dopo aver tagliato i legami formali nel 2016.
La prima riunione del Comitato tripartito saudita-cinese-iraniano si è svolta nella capitale cinese otto mesi dopo la firma dell’accordo iniziale, avvenuta a marzo.
La riunione di follow-up è stata presieduta dal vice-ministro degli Esteri cinese Deng Li. La delegazione saudita era guidata dal viceministro degli Esteri Waleed al-Khereiji, mentre quella iraniana dal suo omologo Ali Bagheri Kani.
Top Chinese Diplomat Meets Delegations of Saudi Arabia, Iran#China #SaudiArabia #Iran
— Zhang Heqing (@zhang_heqing) December 16, 2023
Wang Yi, member of the Political Bureau of the Communist Party of China (CPC) Central Committee, met on Friday in Beijing with Saudi Deputy Foreign Minister Waleed Elkhereiji and Iranian Deputy… pic.twitter.com/U1mpHokyR4
In conformità con l’Accordo di Pechino, Riyadh e Teheran hanno promesso di attivare l’accordo di cooperazione in materia di sicurezza firmato nel 2001 e l’accordo sul commercio, l’economia e gli investimenti firmato nel 1998. Secondo la dichiarazione, il presidente cinese Xi Jinping ha preso l’iniziativa di ospitare e sponsorizzare i colloqui tra i delegati dell’Iran e dell’Arabia Saudita per risolvere le controversie attraverso il dialogo e la diplomazia.
Secondo Arab News, gli ultimi colloqui hanno riguardato il miglioramento delle relazioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran, tra cui la riapertura delle ambasciate di entrambi i Paesi a Riyadh e Teheran, e gli incontri e le visite reciproche dei ministri degli Esteri delle due nazioni.
I tre Paesi hanno anche colto l’occasione per rinnovare gli appelli alla “cessazione immediata delle operazioni militari a Gaza” e al flusso di “aiuti sostenibili” ai palestinesi della Striscia di Gaza assediata.
I funzionari dei tre Paesi hanno anche “espresso preoccupazione per l’attuale situazione nella Striscia di Gaza, che rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza regionale e internazionale”, sottolineando “che qualsiasi accordo riguardante il futuro della Palestina deve riflettere la volontà del popolo palestinese, sostenendo il suo diritto a stabilire il proprio Stato e a determinare il proprio destino”.
