
Tel Aviv – Press TV. Secondo quanto riferito, le forze del regime israeliano hanno diviso il sud della Siria in tre aree per cercare di tenere sotto controllo a più livelli quelle zone, dal confine del Paese arabo alla capitale Damasco.
Il Canale 12 del regime ha trasmesso un rapporto mercoledì, affermando che Tel Aviv stava operando “numerose cellule” in tutto il Paese, con “armi presenti in quasi tutte le case” per attuare il complotto.
Secondo il rapporto, circa 40 mila civili siriani si trovavano attualmente nelle aree in cui il regime stava cercando di esercitare il controllo.
Tel Aviv ha intensificato in modo significativo i suoi attacchi mortali contro la Siria alla fine dello scorso anno, con il pretesto di prevenire la diffusione della violenza dal Paese ai territori palestinesi occupati.
L’aggressione è stata caratterizzata dallo spostamento delle forze israeliane in una zona cuscinetto di 400 chilometri quadrati nelle alture siriane del Golan occupate da Tel Aviv. La zona cuscinetto dovrebbe essere gestita dalle forze delle Nazioni Unite.
Le aree sequestrate nelle alture del Golan includono luoghi strategici come il Monte Hermon, situato a circa 20 chilometri da Damasco.
In mezzo all’escalation israeliana, i militanti sostenuti dall’estero del gruppo Hayat Tahrir al-Sham (HTS) hanno preso il controllo del Paese prima di ricorrere a violenze letali estreme contro la minoranza religiosa alawita sulla costa occidentale della Siria.
Il rapporto di Channel 12, nel frattempo, ha affermato che le nuove ambizioni espansionistiche del regime nei confronti della Siria meridionale mirano a garantire che le aree prese di mira rimangano smilitarizzate e libere da quelle che il rapporto definisce come minacce per il regime di occupazione.
Il ministro israeliano per gli Affari militari Israel Katz ha recentemente dichiarato che le truppe israeliane rimarranno in Siria a tempo indeterminato per proteggere le “comunità israeliane” e prevenire il presunto trasferimento di armi dal Paese al movimento di resistenza libanese Hezbollah, impegnato nella lotta anti-israeliana.
Il regime, aggiunge il rapporto, vede le operazioni in Siria come una “misura preventiva”, “traendo lezioni” dalla storica operazione del 7 ottobre 2023, durante la quale i combattenti della resistenza si sono infiltrati nei territori occupati, accerchiando basi militari strategiche e catturando 240 sionisti.
Questo mentre il nuovo regime guidato dall’HTS in Siria ha detto chiaramente che non vuole alcun conflitto con Tel Aviv, nonostante abbia affermato che Israele deve ritirarsi dalle aree occupate nel Paese arabo.
Secondo gli osservatori, l’affermazione del regime guidato dall’HTS di rifiutarsi di combattere il regime israeliano indica che cercherà di non permettere l’operatività di gruppi di resistenza in tutto il Paese che potrebbero minacciare il regime e combattere i militanti e i terroristi, che sono sul suo libro paga.
I combattenti della resistenza che hanno aiutato l’ex-governo siriano democraticamente eletto a fronteggiare il terrorismo sostenuto dall’estero, hanno messo in atto una lotta di successo contro i terroristi takfiri, che hanno ricevuto un notevole sostegno finanziario e di armi da Tel Aviv.
Traduzione per InfoPal di F.L.
