Israele taglierà i finanziamenti per i soggiorni in hotel di migliaia di sfollati a causa della rappresaglia iraniana, secondo un rapporto

Página inicial / Notícias / Israele taglierà i finanziamenti per i soggiorni in hotel di migliaia di sfollati a causa della rappresaglia iraniana, secondo un rapporto

Presstv. Il regime israeliano interromperà i finanziamenti per le sistemazioni alberghiere che hanno ospitato migliaia di coloni, sfollati in seguito alla rappresaglia iraniana per la guerra di 12 giorni imposta da Tel Aviv alla Repubblica Islamica il mese scorso.

L’Autorità fiscale del regime ha informato gli sfollati che i soggiorni in hotel finanziati dallo Stato termineranno il 1° agosto, secondo quanto riferito mercoledì dal quotidiano online The Times of Israel.

Secondo l’ente, solo gli sfollati con esigenze particolari, come condizioni mediche o bisogni familiari complessi, potranno beneficiare del sostegno alberghiero oltre tale data.

I funzionari hanno dichiarato che l’obiettivo è trasferire gli sfollati in “soluzioni abitative a lungo termine”.

L’annuncio è arrivato dopo nuove ammissioni da parte di fonti militari israeliane sulle conseguenze della rappresaglia iraniana.

In dichiarazioni rilasciate martedì all’agenzia Reuters, un funzionario anonimo ha ammesso che i contrattacchi iraniani hanno colpito diversi siti militari israeliani.

Anche il britannico The Telegraph, citando immagini satellitari analizzate dai ricercatori della Oregon State University, ha recentemente riferito che missili iraniani hanno colpito cinque installazioni militari distinte nel nord, nel centro e nel sud dei territori palestinesi occupati. Il quotidiano ha identificato due degli obiettivi come un centro di intelligence e una base logistica.

La rivelazione ha alimentato il dibattito sull’estesa censura bellica imposta dal regime, che avrebbe avviato una vasta campagna per impedire ai coloni di filmare o documentare le conseguenze della rappresaglia.

Raviv Drucker, commentatore del Canale 13 del regime, ha recentemente rivelato che la polizia gli ha impedito di filmare alcuni dei siti colpiti, invocando le “regole della censura militare”.

«Quando ho mostrato loro il mio tesserino stampa, hanno abbassato la voce ma hanno detto: “Filmare è vietato qui; la censura militare non lo approva”», ha raccontato Drucker.

Secondo lui, la censura ora serve soprattutto a proteggere le narrazioni politiche, definendola “propaganda” progettata per sostenere un’“illusione di vittoria”.

La guerra, durata 12 giorni, è scoppiata il 13 giugno, quando il regime ha lanciato un’ondata di attacchi contro l’Iran, causando la morte di comandanti di alto rango, scienziati nucleari e civili.

L’Iran ha reagito rapidamente, lanciando missili e droni nell’ambito dell’Operazione True Promise III, che ha colpito siti israeliani militari, di intelligence, energetici e di ricerca.

Il 22 giugno il conflitto si è ulteriormente intensificato quando bombardieri americani hanno colpito tre impianti nucleari iraniani, spingendo la Repubblica Islamica a rispondere colpendo al-Udeid in Qatar, la più importante base aerea regionale degli Stati Uniti.

Solo due giorni dopo, il regime israeliano ha posto fine unilateralmente alla propria aggressione, di fronte ai costi crescenti e alla preoccupazione della comunità internazionale.

I danni causati dalla rappresaglia iraniana, sommati agli altri costi del conflitto, stimati dalla stessa Tel Aviv in circa 12 miliardi di dollari, hanno sollevato interrogativi di lunga data sulla preparazione alle emergenze del regime.

Traduzione per InfoPal di F.L.

Rolar para cima