
Cronaca della Palestina. Di Robert Inlakesh. Mentre il futuro dello Stato siriano è incerto, le intenzioni di Israele sono trasparenti e piuttosto prevedibili. Quasi immediatamente dopo la caduta di Damasco nelle mani delle forze di opposizione siriane, l’esercito israeliano ha deciso di invadere e cambiare quello che era stato lo status quo dal 1974. Israele ha dichiarato pubblicamente la sua intenzione di creare una tanto desiderata zona cuscinetto su tutte le alture del Golan, ma il quadro è diventato molto più complesso.
La caduta del governo di Bashar al-Assad in Siria ha creato una situazione di relativa incertezza all’interno del Paese. Anche se la vittoria di questa guerra sanguinosa durata 13 anni appartiene a quella che una volta era l’opposizione siriana, la nuova realtà sul territorio non si stabilirà per molto tempo e coinvolge una miriade di gruppi diversi, molti dei quali hanno diversi sostenitori finanziari internazionali. Questo per ora rende inutili quasi tutte le previsioni e ipotesi sul futuro.
Tuttavia, il modo in cui Israele si inserisce in questo quadro è in qualche modo più chiaro, soprattutto visto che ha deciso di lanciare immediatamente una guerra e un furto illegale di terre all’interno del paese, mentre il nuovo governo siriano stava ancora rilasciando dichiarazioni di vittoria.
Il ruolo di Israele in Siria è sempre stato mirato alla destabilizzazione. Nel 2013, Israele ha iniziato a fornire sostegno materiale e finanziario ai gruppi di opposizione siriani, pagando anche stipendi individuali di 75 dollari al mese ai combattenti. Tra il 2013 e il 2017, circa 3.000 combattenti ribelli siriani sono stati curati negli ospedali da campo israeliani allestiti sulle alture del Golan illegalmente occupate.
Ad un certo punto della guerra, gli israeliani hanno appoggiato attivamente almeno una decina di diversi gruppi di opposizione siriana. Uno dei gruppi a cui Israele ha scelto di offrire il proprio sostegno è stato Jubhat Al-Nusra, altrimenti noto come il ramo siriano di Al-Qaeda, che in seguito si è ribattezzato Hayat Tahrir al-Sham (HTS) ed è guidato da Abu Mohammed al-Jolani.
Il sostegno israeliano offerto a questi gruppi è stato concesso con l’obiettivo di favorire il collasso dello Stato siriano, il che avrebbe consentito a Israele di invadere la Siria meridionale e stabilire una zona cuscinetto che si estende oltre le alture del Golan, includendo parte di Suwayda e la campagna a sud di Damasco.
Ciò significa che gli israeliani riuscirebbero ad espandere i propri confini oltre la zona smilitarizzata e a conquistare l’intera altura del Golan siriana.
Gli israeliani non hanno preso in considerazione l’ideologia di un gruppo come condizione per aiutarlo lungo le alture del Golan, si sono invece concentrati sul modo in cui questo movimento armato li avrebbe aiutati a raggiungere i propri obiettivi strategici. Il sostegno ad Al-Nusra, in un momento in cui collaborava attivamente con l’ISIS per conquistare il campo profughi di Yarmouk, a Damasco, ad esempio, non ha infastidito Tel Aviv.
Ora che il vecchio Stato siriano è crollato e il cambio di regime è in atto, Israele si sta prendendo il tempo per eseguire quella che ha definito la più grande campagna aerea nella storia israeliana, con l’obiettivo dichiarato di eliminare le capacità avanzate della Siria.
Per fare questo, gli aerei da combattimento israeliani hanno lanciato centinaia di attacchi che hanno preso di mira posizioni strategiche in tutto il paese, colpendo ripetutamente dentro e intorno alla città di Damasco.
In concomitanza con la sua campagna aerea, che ha colpito depositi missilistici siriani, centri di ricerca, aerei da combattimento, elicotteri, navi militari e sistemi di difesa aerea, migliaia di forze di terra israeliane si sono riversate nella zona di deconflitto. Questo non succedeva dalla guerra dell’ottobre del 1973.
Quello che è importante capire riguardo al processo decisionale di Israele è che sta cercando una vittoria propagandistica, oltre a manovrare le cose in modo favorevole ai propri obiettivi futuri.
Mentre alcuni hanno dato per scontato che il nuovo governo di salvezza siriano assumerà una posizione neutrale o potenzialmente amichevole sul tema Israele, nemmeno i politici di Tel Aviv osano immaginarlo.
Dato che la maggior parte dei siriani sono fermamente filo-palestinesi, come lo sono la maggior parte dei combattenti nelle fila delle varie fazioni ribelli, sembrerebbe esserci il rischio che alla fine un governo di unità nazionale possa finire per rivolgere le armi, precedentemente sotto il controllo di Bashar al-Assad, contro Israele. Questo spiega perché Israele ha deciso di sfruttare l’opportunità per distruggere le capacità più avanzate della Siria in un momento in cui la nazione era, militarmente parlando, in ginocchio e praticamente incapace di reagire.
L’operazione di terra nella quale gli israeliani si sono impegnati contiene anche molteplici fattori motivanti. È chiaro che una parte di essa ha a che fare con la costruzione di un’immagine di vittoria per gli stessi israeliani, rappresentata dalle foto simboliche che vengono scattate da varie località all’interno del territorio siriano.
Sebbene non abbiano incontrato nemmeno un proiettile che li abbia contrastati e il mondo intero, inclusa la maggior parte dei media arabi, abbia deciso di non dare priorità alla diffusione della notizia, gli israeliani sembrano comunque cercare ripetutamente il diritto di vantarsi.
In aggiunta a questo, Tel Aviv si sta preparando per una possibile invasione dell’area della Valle della Beqa’a in Libano. Sebbene in molte occasioni l’esercito israeliano si sia dimostrato incapace di avanzare oltre pochi chilometri nell’invasione del sud del Libano, un assalto lanciato attraverso la Valle della Beqa’a dal territorio siriano potrebbe ottenere successi molto maggiori in termini di progressione territoriale in Libano.
Una delle principali priorità del regime israeliano è impedire che le armi raggiungano Hezbollah libanese, cosa che potrebbe richiedere almeno una presenza fisica temporanea delle forze israeliane lungo l’area di confine tra Libano e Siria.
L’altra questione principale è occupare illegalmente più territorio siriano ed espandere gli attuali confini di Israele, obiettivo desiderato sin dal 1993 e che non è riuscito a realizzare. Per raggiungere tale obiettivo chiave, Israele riceve il pieno sostegno delle potenze occidentali.
Oltre a queste questioni più evidenti, ciò indica che Israele sta tentando di interferire direttamente negli affari del nuovo governo siriano. Mentre Israele lancia una guerra unilaterale, senza affrontare resistenza da parte delle forze ribelli, il nuovo Stato siriano viene umiliato e privato di legittimità, motivo per cui alcuni media scelgono di ignorare l’umiliazione inflitta da Israele.
Il nuovo governo siriano deve affrontare il compito di mantenere unite decine di diversi gruppi siriani e anche di occuparsi delle persone sotto il suo controllo. Oltre alla popolazione generale della Siria, che già soffriva economicamente prima della caduta di Bashar al-Assad, ora deve occuparsi dei milioni di rifugiati che potrebbero presto tornare nelle loro case.
Logisticamente, questo è già un compito enorme e si rivelerebbe un’impresa straordinaria se fossero in grado di ricostruire la nazione unendo gruppi che vanno dai laici alle più estreme fazioni islamiche radicali.
Ad ogni modo, gli israeliani stanno intervenendo immediatamente per cercare di impedire una Siria unificata che potrebbe emergere forte e indipendente. La sfida posta è che il nuovo governo guidato da HTS in Siria dovrà affrontare o una completa umiliazione per mano degli israeliani, con i quali erano precedentemente alleati nelle Alture del Golan, oppure rischiare nuove sanzioni nel caso in cui le milizie ribelli scelgano di resistere.
Mentre il futuro dello Stato siriano è incerto, le intenzioni di Israele sono trasparenti e piuttosto prevedibili.
Solo il tempo svelerà se la resistenza palestinese potrà trovare una casa in Siria o se Israele si imporrà con la forza per impedire la nascita di una Siria libera da dominazioni e occupazioni straniere.
(Foto da screenshot: soldati israeliani sul versante siriano del monte Hermon).
Traduzione per InfoPal di Lidia Salvatori
