Intervista a Mohamed Ghazali Khous coordinatore francese della Global Sumud Flotilla: “Nessuno riuscirà a intimidirci, siamo determinati ad arrivare a Gaza”

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InfoPal. A cura di Alessandro Barbieri.

Intervista a Mohamed Ghazali Khous coordinatore francese della Global Sumud Flotilla: “Nessuno riuscirà a intimidirci, siamo determinati ad arrivare a Gaza”.

Mohamed Ghazali Khous, ex professore all’università di Bab Ezzouar in Algeria, risiede ormai in Francia da molti anni ed è attivista dell'”Union pour la Palestine Marseille” e coordinatore regionale per la Francia della Global Sumud Flotilla.

Questa notte la Flotilla ha subito una nuova aggressione da parte della marina israeliana, cos’è avvenuto?

Innanzitutto nella tarda serata di ieri la Fregata italiana che segue la Flotilla ha inviato un messaggio radio agli attivisti, offrendo loro l’opportunità di abbandonare le barche e ritornare a terra prima che potessero raggiungere la “zona critica”. Come ha ribadito la direzione della Flotilla bisogna essere chiari: questa non è protezione, ma sabotaggio. È un tentativo di demoralizzare e fratturare una missione umanitaria pacifica, che i governi non hanno avuto il coraggio di assumere loro stessi, confermando il loro silenzio e la loro complicità con il governo israeliano. Se l’Italia volesse veramente proteggere delle vite, non dovrebbe comportarsi come un esecutore di Israele, non dovrebbe spingere dei civili a ritirarsi, ma dovrebbe utilizzare la propria flotta per assicurare il passaggio pacifico dei volontari fino a Gaza, garantendo il diritto internazionale e permettendo di consegnare gli aiuti umanitari. In seguito, nelle prime ore del mattino, la marina israeliana ha lanciato un operazione intimidatoria contro la Flotilla. Uno dei nostri velieri, l’Alma, è stato circondato aggressivamente da navi da guerra israeliane, alcune con i fari spenti. Durante l’aggressione, le comunicazioni, incluso il sistema di navigazione, sono state disattivate dall’esterno e una delle navi si è pericolosamente avvicinata, costringendo il capitano dell’Alma a effettuare una manovra evasiva per evitare una collisione. Qualche minuto dopo la stessa nave ha preso di mira il nostro veliero Sirius, ripetendo la pericolosa manovra per un periodo più lungo, prima di ripartire. Queste operazioni sconsiderate e intimidatorie mettono seriamente a rischio i partecipanti. Ripeto che Global Sumud Flotilla è una missione pacifica, non violenta per consegnare degli aiuti umanitari da più di 40 paesi. Interferire con il nostro passaggio è illegale e qualsiasi attacco o intercettazione costituisce un crimine di guerra.

Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi la Flotilla, che si trovava a sud ovest di Creta, è stata attaccata “da svariati droni e altri oggetti non identificati, che hanno interrotto le comunicazioni e causato delle esplosioni su diverse barche”, si legge in vostro comunicato. Ci può spiegare nel dettaglio cosa è successo?

Verso mezzanotte, quando la Flotilla stava per avvicinarsi a Creta, è cominciato l’attacco. Un attacco di ampio raggio, con decine di droni, che è durato fino alle 4 di notte. Ci hanno detto che c’erano 4 o 5 droni per barca mentre per i velieri c’erano circa una decina di droni, in particolare l’Alma dove c’è la direzione della Flotilla e il Dir Yassine. Tra i droni, di diverse dimensioni, quelli più piccoli tiravano mentri i più grandi filmavano e sorvegliavano. Sul Dir Yassine sono state lanciate 11 bombe, di cui 9 sonore e 2 incendiarie. Hanno puntato il bersaglio sopratutto sulle barche più grandi per cercare di fermare la loro progressione, ma nemmeno durante l’attacco la Flotilla si è fermata. Alla fine dell’incursione 4 barche sono state danneggiate, che sono ora in fase di riparazione, e tuttavia non è mai stata interotta la navigazione, come si può vedere dal tracking disponibile sul sito della Flotilla.

Qual è stato il sentimento tra i membri della Flotilla dopo questo attacco?

Non nego che la paura è stata grande, ma tutti sono determinati ad arrivare fino in fondo. Sono consapevoli dei rischi che corrono ma, anche coloro che hanno avuto la barca danneggiata, restano convinti dell’importanza di continuare il cammino per cercare di rompere il blocco di Gaza. Inoltre una barca di Emergency si è aggiunta alla Flotilla per l’assistenza sanitaria e il governo italiano ha deciso di inviare una fregata in assistenza alla Flotilla. Alle 37 barche al largo di Creta si sono aggiunte le 6 barche greche, più altre 7 in arrivo, per un totale di 51 barche che trasportano circa 500 tonnellate di aiuti umanitari. Ora le barche sono 43 a causa di problemi tecnici, ma siamo riusciti a trasferire gli aiuti dalle barche che hanno dovuto fermarsi.

La premier italiana Giorgia Meloni ha definito “pericolosa e irresponsabile” la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla e ha proposto, facendo eco al minstro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar, di consegnare gli aiuti a Cipro. Cosa rispondete?

Innanzitutto è lei ad essere irresponsabile, rendendosi complice del genocidio. E, per usare le parole dell’attivista tedesca a bordo della Flotilla, Yasemine Acar, “noi siamo attualmente testimoni diretti di queste operazioni psicologiche, ma non ci lasceremo intimidire”. Israele vuole fermarci a tutti i costi e questa è l’ennesima provocazione, sappiamo che se consegnassimo gli aiuti a Cipro o nel porto israeliano di Ashkelon non verrebbero mai portati a Gaza, perché la volontà del governo israeliano è quella di mantenere una situazione di carestia. Il nostro obiettivo è di rompere il blocco attorno a Gaza e creare un corridoio umanitario che permetta ai camion di aiuti di passare. Chiediamo pertanto ai governi e alle organizzazioni internazionali di proteggerci e ad aiutarci a garantire il successo della missione.

Lunedì scorso Israele ha catalogato la Global Sumud Flotilla come organizzazione terroristica e il giornale Israel Hayon ha svelato il piano che il ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir ha presentato a Benjamin Netanyahu per attaccare la più grande flotta solidale finora organizzata. Secondo il documento, il ministro vuole andare al di là degli arresti e delle deportazioni. Tra le proposte è compreso l’imprigionamento degli attivisti in condizione di carcere duro come per i palestinesi accusati di terrorismo. Gli uomini saranno mandati alla prigione di Ketziot e le donne a quella di Damon. Non saranno concessi la televisione, la radio e del cibo decente. Il periodo di detenzione sarà allungato rispetto ai precedenti e saranno valutate delle incriminazioni per terrorismo. Come vi state preparando a ciò?

Bisogna ricordare che, a differenza di Israele, rispettiamo il diritto internazionale. La nostra è una missione umanitaria e tutti gli attivisti sono disarmati. Ad essere illegale è il blocco di Gaza ed è importante sottolineare che le precedenti Flotilla sono state intercettate in acque internazionali, in quello che è stato un atto di pirateria del governo israeliano. È ovvio che questa criminalizzazione ci inquieta e chiediamo pertanto a tutte le istituzioni di aiutarci a garantire la sicurezza delle persone a bordo. Oggi centinaia di parlamentari dei paesi dell’Unione Europea hanno firmato una lettera per chiedere alla  Commissione europea la protezione immediata della Global Sumud Flottila. In agosto l’Onu a dichiarato lo stato di carestia nell’enclave palestinese e non c’è nulla di illegale a cercare di rompere il blocco che ha portato a questa situazione. Sumud viene dall’arabo e significa resilienza, ed è la nostra parola d’ordine per non scoraggiarci nonostante le innumerevoli difficoltà.

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