Tra le macerie, le loro voci hanno gridato: 11 storie da Gaza che hanno scosso le coscienze del mondo

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Gaza-Presstv.ir. Di Humaira Ahad. Il mondo ha incontrato per la prima volta Hind Rajab grazie ad una telefonata agghiacciante: una bambina di sei anni terrorizzata, intrappolata in un’auto crivellata di proiettili, che sussurrava chiedendo aiuto. Due anni dopo, Gaza parla ancora con la voce di Hind, la voce scossa di una bambina che ha visto ciò a cui nessun bambino al mondo dovrebbe assistere.

Nei quartieri devastati di Gaza, i nomi di medici, poeti, giornalisti, studenti, genitori e neonati che un tempo apparivano sugli schermi si sono trasformati in storie, incise per sempre tra le rovine della città.

Due anni dopo che Israele ha lanciato la sua guerra genocida senza esclusione di colpi contro i palestinesi nel territorio costiero, i volti che hanno caratterizzato quell’orrore, quelli uccisi e quelli che ancora sopportano morte e distruzione dopo 24 mesi, raccontano la storia di un popolo che rifiuta di sottomettersi.

Negli ultimi due anni, Gaza ha assistito a morte e distruzione nelle loro forme peggiori. Secondo l’Ufficio Stampa del Governo, Israele ha sganciato sul territorio oltre 200.000 tonnellate di esplosivo in soli 730 giorni, circa 13 volte la potenza della bomba di Hiroshima. Ospedali, scuole, case, terreni agricoli, moschee e cimiteri sono stati rasi al suolo, lasciando una popolazione sconvolta da perdite e traumi.

Il bilancio delle vittime è impressionante: dal 7 ottobre 2023, oltre 76.000 palestinesi sono stati uccisi o sono scomparsi, tra cui oltre 20.000 bambini e 12.500 donne. Almeno 2.700 famiglie sono state cancellate dai registri anagrafici, con tutti i membri uccisi.

Il settore sanitario di Gaza ha subito la devastazione più totale con 38 ospedali e 96 centri sanitari bombardati, 197 ambulanze distrutte e oltre 1.600 operatori sanitari uccisi, mentre 362 di loro sono stati arrestati.

Anche il sistema educativo ha subito una distruzione simile: il 95% delle scuole è stato danneggiato, 668 bombardate e 165 completamente distrutte, con la morte di almeno 13.500 studenti e 830 insegnanti.

La fame è stata usata come arma di guerra. Almeno 120.000 camion di aiuti umanitari sono rimasti bloccati ai valichi di Gaza, 47 mense e 61 centri di distribuzione sono stati attaccati, lasciando 650.000 bambini a rischio di morte per fame.

Mentre avveniva tutto questo, anche le infrastrutture sono state rase al suolo. Almeno 268.000 case sono state distrutte, 2 milioni di persone sono state sfollate, il 94% dei terreni agricoli è stato devastato e le riserve ittiche sono state distrutte.

La crisi umanitaria continua ad aggravarsi, nonostante il cessate il fuoco, dopo che il regime di occupazione ha continuato la sua campagna di bombardamenti fino all’ultimo, lasciando milioni di vite sull’orlo dell’abisso.

Tracciamo i profili di alcuni degli abitanti di Gaza che hanno dominato le notizie negli ultimi due anni, molti dei quali sono stati brutalmente assassinati, ma il loro coraggio, la loro resilienza e le loro voci sono riusciti a risvegliare la coscienza del mondo.

Hind Rajab: la bambina che ha dato una scossa al mondo.

La telefonata tra Hind e la squadra della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) era durata più di tre ore, mentre la piccola era intrappolata nell’auto della sua famiglia e sotto il fuoco israeliano.

Tutti i suoi familiari giacevano immobili accanto a lei. “Per favore, venite a prendermi”, aveva sussurrato al centralinista della PRCS, “si sta facendo buio e ho paura del buio”.

La voce di Hind, registrata e diffusa in tutto il mondo, è diventata una delle testimonianze più inquietanti del genocidio israeliano a Gaza. E, come se non bastasse, anche la squadra di soccorso della PRCS inviata per soccorrerla è stata presa di mira da Israele, uccidendo tutti i paramedici prima che potessero arrivare sul posto.

La sua storia è stata poi immortalata nel film-documentario “The Voice of Hind Rajab”, che ha vinto il Leone d’Argento al festival del cinema di Venezia e la cui première ha ricevuto una standing ovation da record, durata 23 minuti.

Nel maggio 2024, gli studenti che manifestavano a favore della Palestina alla Columbia University ribattezzarono la Hamilton Hall “Hind’s Hall”, richiamando l’attenzione sul suo nome, e su quanto le era accaduto, all’interno del movimento di protesta globale contro il genocidio.

Anche un’associazione per i diritti umani è stata intitolata a lei, la Hind Rajab Foundation, che documenta i crimini di guerra israeliani a Gaza e denuncia i criminali di guerra che li commettono.

Refaat Al-Arir: l’amato poeta di Gaza.

Refaat Al-Arir è stato ucciso quando un missile ha colpito la casa di sua sorella nel quartiere di Al-Shujaiya, il 7 dicembre 2023. Era uno scrittore e professore di letteratura internazionale di Gaza, il più importante e noto a livello mondiale.

Insegnava scrittura creativa all’Università Islamica di Gaza, e le sue lezioni erano un rifugio per tutti gli studenti a cui sarebbe piaciuto scrivere libri, durante il brutale assedio israeliano.

Prima di morire aveva pubblicato una breve poesia intitolata “Se devo morire” che terminava con il verso: “Lascia che sia un racconto”. Questa poesia è divenuta l’inno alla resistenza di Gaza, recitata durante le proteste in tutto il mondo.

Solo due giorni prima della sua morte, Al Arir aveva scritto un omaggio alla resistenza palestinese.

“Altri orribili bombardamenti israeliani… Potremmo morire quest’alba. Vorrei essere un combattente per la libertà, per morire combattendo contro quei maniaci genocidi israeliani che invadono il mio quartiere e la mia città”.

In una delle sue ultime interviste pubbliche, il poeta palestinese aveva giurato che, se necessario, sarebbe morto con la stessa penna con cui era sopravvissuto.

“Sono un accademico. Probabilmente la cosa più pericolosa che ho a casa è un pennarello Expo. Ma se gli israeliani ci invadessero e ci assalissero, ci caricassero, aprissero porta dopo porta per massacrarci, userei quel pennarello per lanciarlo contro i soldati israeliani, anche se fosse l’ultima cosa che riuscissi a fare.”

Dott. Hussam Abu Safiya: medico imprigionato da Israele.

Alla fine del 2024, l’ospedale Kamal Adwan era uno degli ultimi centri medici funzionanti nel nord di Gaza. Il suo direttore, il Dott. Hussam Abu Safiya, pediatra, aveva rifiutato qualsiasi offerta di evacuazione sin dal 7 ottobre 2023.

Il 25 ottobre le truppe israeliane, durante l’irruzione nell’ospedale, hanno ucciso suo figlio arrestando tutto il personale.

Alcune settimane dopo, anche Abu Safiya è stato arrestato e da allora è detenuto senza processo nelle carceri israeliane. L’immagine del medico palestinese in camice bianco, mentre cammina tra le macerie fuori dal suo ospedale, è diventata virale in tutto il mondo.

Attualmente è in corso una campagna per il suo rilascio alla quale partecipano molti attivisti per i diritti umani e associazioni mediche, sia a Gaza che nel resto del mondo.

Il suo avvocato, Ghaid Qasem, ha affermato che il Dr. Abu Safiya ha alcune costole fratturate, dolori cardiaci e gravi infezioni cutanee, per i quali non riceve alcun tipo di cura medica. “Viene abbandonato alle malattie e alla fame”, ha dichiarato il suo difensore.

Per mesi, Abu Safiya è rimasto al proprio posto per far funzionare l’ospedale, nonostante fosse rimasto anche lui ferito durante i bombardamenti. Il suo arresto e le torture dimostrano chiaramente che è in atto una guerra di Israele contro la vita stessa.

Wael Dahdouh: giornalista e coscienza di Gaza.

Quando un attacco aereo israeliano ha ucciso la moglie, la figlia, il figlio e il nipote di Wael Dahdouh nel campo profughi di Nuseirat, il giornalista ne ha appreso la morte in diretta. Il giorno dopo è tornato comunque al lavoro, continuando a documentare il genocidio contro gli altri palestinesi.

Per oltre un anno, Dahdouh ha continuato a fare reportage sotto i bombardamenti incessanti, nonostante le ferite da schegge e la dolorosa perdita che lo aveva colpito in prima persona. La sua resistenza lo ha reso la bussola morale della copertura mediatica della guerra e la testimonianza vivente di Gaza.

Nel 2025, il National Press Club gli ha conferito la sua massima onorificenza per la libertà di stampa, definendolo “il volto del giornalismo sotto assedio”.

Dahdouh è considerato un messaggero del dolore di Gaza e un simbolo del carattere del suo popolo.

Anas Al-Sharif: la voce di Gaza in prima linea.

L’11 agosto 2025, le forze del regime israeliano hanno bombardato una tenda adibita ad ufficio stampa, chiaramente segnalata, all’esterno dell’ospedale Al-Shifa, uccidendo il giornalista Anas Al-Sharif, 28 anni, e quattro suoi colleghi.

Al momento dell’attentato, avvenuto di notte, la tenda era segnalata come area stampa e i giornalisti erano identificabili grazie al loro equipaggiamento e ai giubbotti anti-proiettili.

Le forze di occupazione israeliane hanno ammesso di aver ucciso il giovane giornalista e i suoi colleghi, accusandolo falsamente di essere un “agente di Hamas”.

Fin dai primi giorni di guerra, Al-Sharif aveva documentato incessantemente dal nord di Gaza, descrivendo ogni giorno sfollamenti di massa e carestia.

La sua ultima trasmissione, filmata poche ore prima del letale attacco israeliano, mostrava il cortile dell’ospedale pieno di civili feriti.

Dott. Sufyan Tayeh: scienziato di Gaza.

Un attacco aereo israeliano del dicembre 2023 su Jabalia, nel nord di Gaza, ha ucciso il dott. Sufyan Tayeh, uno dei fisici più importanti al mondo e presidente dell’Università Islamica di Gaza.

Tra i migliori ricercatori al mondo, Tayeh era titolare della Cattedra UNESCO di Fisica e Scienze Spaziali in Palestina, e aveva inoltre ricevuto il Premio Abdul Hamid Shoman per i Giovani Scienziati Arabi.

La sua morte, insieme a tutta la sua famiglia, ha destato il cordoglio di tutto il mondo accademico, costituendo un duro colpo per la comunità scientifica palestinese.

L’attacco israeliano che ha posto fine alla sua vita simboleggia l’obiettivo del regime di cancellare le migliori menti e intelligenze palestinesi.

Dott. Marwan Al-Sultan: cardiologo di Gaza.

Nel luglio 2025, un missile israeliano ha colpito direttamente la stanza in cui lavorava il dott. Marwan Al-Sultan, esperto cardiologo e direttore dell’ospedale indonesiano.

“Un missile è stato lanciato contro la sua stanza e contro di lui direttamente”, ha riferito in seguito sua figlia Lobna. “Tutte le altre stanze non sono state colpite, tranne la sua; il missile l’ha colpita in modo preciso”.

“Fino all’ultimo minuto della sua vita, non ha mai lasciato il lavoro. Ha pagato con la vita questa dedizione”, ha detto il figlio di Al-Sultan, Ahmed, parlando del padre.

Era anche uno dei due soli cardiologi rimasti nel territorio, secondo Healthcare Worker Watch (HWW), un’organizzazione medica palestinese.

I gruppi per i diritti umani hanno definito la sua morte una campagna sistematica contro le infrastrutture mediche di Gaza e coloro che cercano di mantenerle in vita.

Rim e Tareq: l’essenza dell’anima.

Rim, di tre anni, e Tareq, di cinque, sono tra le vittime degli attacchi israeliani che hanno raso al suolo la loro casa ad Al-Nuseirat nel novembre 2023.

Il loro nonno, Khaled Nabhan, è diventato il volto schivo del dolore di Gaza. In un video divenuto virale, si vede questo nonno amorevole mentre bacia il corpo senza vita di Rim, e appuntandosi al petto l’orecchino che le era appartenuto. Mentre la abbraccia dice parole tenere: “Era la mia ruh-el-ruh”, l’essenza della mia anima.

Queste immagini inquietanti si vanno ad aggiungere ad un archivio sempre più ampio di insopportabili testimonianze civili, foto di famiglia trasformate in prove.

Anche Nabhan, definito da tutti “l’amato nonno” di Gaza, è stato ucciso in un attacco aereo israeliano nel dicembre 2024.

Suleiman Al-Obeid: il Pelé palestinese.

Nell’agosto del 2025, un attacco israeliano contro un sito di distribuzione alimentare nel sud di Gaza ha ucciso Suleiman Al-Obeid, ex calciatore della nazionale e capitano del Khadamat al-Shati Club. Stava aspettando di ritirare gli aiuti umanitari per la sua famiglia quando è stato colpito.

Si era guadagnato il soprannome di “Pelé del calcio palestinese” in onore dell’icona brasiliana, celebrata come una delle più grandi leggende del calcio di tutti i tempi.

A livello internazionale, al-Obeid aveva giocato 24 partite con l’Al-Fida’i, segnando due gol, il più famoso dei quali era stata una sforbiciata contro la nazionale di calcio yemenita durante il campionato della Federazione calcistica dell’Asia occidentale del 2010.

La Federazione Calcistica Palestinese (PFA) ad agosto ha dichiarato che tra gli 808 atleti uccisi a Gaza da Israele, 421 erano calciatori, quasi la metà dei quali bambini.

Awni Eldous: il giovane gamer di Gaza.

Dopo aver pubblicato il suo ultimo video di gaming nel 2023, il tredicenne Awni Eldous aveva ringraziato gli spettatori per averlo aiutato a raggiungere i 1.000 iscritti, ma il suo sogno era di arrivare a 100.000.

Un attacco israeliano, però, ha ucciso lui e la sua famiglia poche settimane dopo ed ora il suo canale conta più di 1,3 milioni di iscritti.

I suoi genitori lo chiamavano “Ingegnere Awni” per la grande passione che aveva per i computer.

I suoi dieci video rappresentano oggi una testimonianza inquietante della generazione perduta di Gaza, bambini le cui ambizioni sono state stroncate dalla guerra.

Dott. Ghassan Abu-Sittah: testimone della barbarie.

Il chirurgo plastico britannico-palestinese Dott. Ghassan Abu-Sittah era arrivato a Gaza il 9 ottobre 2023, due giorni dopo che Israele aveva lanciato il suo attacco genocida sul territorio.

Dai tavoli operatori degli ospedali Al-Shifa e Al-Ahli, era divenuto uno dei testimoni più diretti della guerra a Gaza, eseguendo decine di interventi chirurgici al giorno, molti dei quali su bambini.

Al quarto giorno, metà dei suoi pazienti erano minorenni, aveva raccontato in seguito. “Al quarto o quinto giorno [di campagna militare israeliana], metà della mia lista operatoria, che ammontava a circa dieci-dodici casi al giorno, riguardava bambini”, aveva detto.

Ha documentato ferite compatibili con fosforo bianco e altre munizioni vietate, registrando i dettagli che avrebbero poi alimentato le indagini internazionali.

“Non ho dubbi che l’obiettivo finale sia la pulizia etnica di Gaza”, ha affermato immediatamente il chirurgo plastico.

I suoi resoconti di testimone oculare costituiscono ora una prova fondamentale nelle indagini in corso sul genocidio di Israele, rendendolo uno dei pochi cronisti viventi del genocidio più documentato del secolo.

Due anni dopo: la testimonianza di Gaza e la risposta del mondo.

Due anni dopo, i nomi di Hind, Refaat, Hussam, Wael, Rim, Suleiman, Awni e delle migliaia di persone che non hanno mai avuto il tempo di essere nominate riecheggiano in tutto il mondo.

Alcuni sono stati sepolti con quaderni, macchine fotografiche e stetoscopi, altri sono sopravvissuti per documentare ciò che resta di una terra sottoposta a un brutale assedio. Insieme, formano l’archivio vivente di un genocidio al quale il mondo ha assistito in tempo reale.

Tuttavia, i muri dell’impunità stanno iniziando a cedere. La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha formalmente riconosciuto la plausibilità del genocidio, ordinando a Israele di cessare le sue azioni che portano alla morte per fame della popolazione.

La Corte Penale Internazionale (CPI) continua a emettere mandati di arresto contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della Guerra, Yoav Gallant, mentre università, sindacati e città di tutto il mondo celebrano il secondo anniversario con boicottaggi, accampamenti e iniziative culturali.

In tutto il mondo, i manifestanti portano striscioni con i nomi dei morti di Gaza, un appello alla coscienza che si estende attraverso i continenti.

L’assedio israeliano soffoca ancora la Striscia, i convogli di aiuti rimangono bloccati. Ma Gaza ha ottenuto un riconoscimento globale per l’umanità e la resistenza del suo popolo.

Due anni dopo, mentre il genocidio continua, continua anche la documentazione. E in ogni archivio, notiziario, film, reportage, aula di tribunale, i volti di Gaza ritornano.

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

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