La guerra di Israele contro i bambini palestinesi. “L’unico sopravvissuto”: il piccolo Ahmed emerge solo dalle macerie di Gaza

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Gaza-Quds News. Nel cuore del campo profughi di Al-Bureij, a Gaza, un bimbo si è svegliato in un incubo che nessun bambino dovrebbe mai affrontare.

Ahmed Abu Bakr Al-Maqadmah si è addormentato cullato dal conforto della sua famiglia. Al mattino, era sepolto sotto le macerie della sua casa, il suo mondo ridotto a polvere e silenzio.

Verso l’una di notte, i bombardamenti aerei israeliani hanno raso al suolo la casa della famiglia Al-Maqadmah. I genitori e i fratelli di Ahmed sono morti sul colpo sotto i muri crollati. Le squadre di soccorso non sono riuscite a raggiungerli. I vicini, impotenti di fronte alla distruzione, credevano che tutti gli occupanti fossero morti.

Ma alle prime luci dell’alba, è avvenuto un miracolo. Ahmed è emerso dalle macerie, solo, ferito e stordito.

Oggi porta un nuovo titolo, nato dalla perdita: l’unico sopravvissuto.

Ahmed, nipote dello studioso dr. Ibrahim Al-Maqadmah, ucciso, si era addormentato quella notte in soggiorno, separato dalla sua famiglia, riunita in un’unica camera da letto. Quando i missili si sono abbattuti la zona, una pesante pietra ha colpito la testa di Ahmed, facendolo svenire.

Ore dopo, si è svegliato, disorientato e solo sotto le macerie.

Nella confusione, Ahmed ha visto il suo zaino dell’asilo, lì vicino. Credendo che fosse una mattina normale, ha cercato di prepararsi per l’asilo, ignaro che la sua casa – e la sua famiglia – non c’erano più.

I vicini, scavando freneticamente tra le macerie, hanno trovato Ahmed che cercava di uscire a mani nude.

“Ho continuato a scavare tutta la notte”, ha detto Ahmed a bassa voce.

Alla domanda se avesse avuto paura, il ragazzo ha scosso la testa:
“Non avevo paura”.

Ha detto di non aver nemmeno sentito l’esplosione. Si era semplicemente svegliato nel buio e tra le macerie.

La prima cosa che ha fatto, è stata di cercare sua madre.
“Ho cercato la mamma”, ha raccontato.
Ma non ha ottenuto risposta.

Ora, ogni pochi minuti, Ahmed si pone la stessa straziante domanda:
“Dov’è la mamma? Voglio la mamma”.

Non capisce ancora che sua madre, suo padre e i suoi fratelli giacciono ancora sotto le macerie. Le squadre di soccorso stanno ancora cercando di recuperare i loro corpi. Il loro destino rimane straziantemente incerto.

La storia di Ahmed rispecchia una nuova, devastante realtà che si estende a Gaza: quella che gli operatori umanitari ora chiamano “Bambino ferito, nessuna famiglia sopravvissuta” (WCNSF). Si tratta di bambini estratti vivi da sotto le macerie, che si ritrovano ad affrontare un mondo in cui non c’è più nessun genitore, nessun fratello, nessun nonno a confortarli.

Medici e organizzazioni umanitarie avvertono che il numero di casi di WCNSF sta raggiungendo livelli senza precedenti. Ogni bambino rappresenta una vita segnata in modo permanente non solo da ferite fisiche, ma da una perdita così completa da sfidare ogni possibilità di guarigione.

Ahmed è uno di loro. Un bambino che ora percorrerà una strada solitaria che pochi possono immaginare.

In tutta Gaza, la portata del disastro è sconcertante. Secondo l’Ufficio Centrale Palestinese di Statistica, 39.384 bambini di Gaza sono rimasti orfani dall’inizio del genocidio israeliano fino all’inizio di questo mese. Tra questi, quasi 17.000 hanno perso entrambi i genitori, segnando la più grande crisi di orfani nella storia moderna.

Il bilancio è straziante. Almeno 17.954 bambini sono stati uccisi, tra cui 274 neonati e 876 bambini sotto un anno. 17 bambini sono morti di freddo nelle tende, mentre altri 52 sono morti di fame e malnutrizione.

Nella Cisgiordania occupata, Israele ha ucciso 188 bambini e ne ha rapiti circa 1.055.

Mentre la guerra israeliana contro i bambini prosegue, il pericolo si aggrava. Gaza ora si trova ad affrontare una grave carenza di vaccini, che porta al ritorno di malattie come la poliomielite. Quasi 60.000 bambini sono a rischio di carestia acuta e grave malnutrizione.

Il piccolo Ahmed, in piedi da solo tra le rovine, con il suo piccolo zaino in spalla e invocando una madre che non riesce a trovare, è diventato il volto di questa generazione devastata. Una generazione di anime ferite, sepolte sotto le macerie e dimenticate da un mondo che ha distolto lo sguardo.

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