
InfoPal. Di Falastin Dawoud. La Situazione dei Prigionieri palestinesi nelle Carceri israeliane.
- Dati e Statistiche generali
Dall’ottobre 2023, le autorità di occupazione israeliane hanno condotto una campagna di arresti di massa, imprigionando circa 30.000 palestinesi provenienti sia dalla Striscia di Gaza sia dalla Cisgiordania occupata.
Di questi, oltre 15.000 provengono da Gaza e circa 14.500 dalla Cisgiordania.
Dal 1967, si stima che un milione di palestinesi — circa il 20% della popolazione totale — sia stato arrestato almeno una volta nella vita. Ciò significa che una famiglia palestinese su cinque ha avuto un membro imprigionato.
Queste cifre rivelano la portata sistematica dell’uso della detenzione come strumento di controllo politico e sociale.
- Liberazioni e Scambi di Prigionieri.
Dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, vari accordi di cessate il fuoco hanno portato alla liberazione di 3.985 prigionieri palestinesi, tra cui 486 ergastolani, 114 donne e 297 bambini.
Gli scambi sono avvenuti in tre principali fasi:
- Primo cessate il fuoco (24 novembre – 1° dicembre 2023): liberati 150 prigionieri palestinesi.
- Secondo cessate il fuoco (15 gennaio – 18 marzo 2025): liberati 240 prigionieri.
- Terzo cessate il fuoco (8 ottobre 2025): liberati 1.700 prigionieri, tra cui 208 ergastolani, 15 bambini e 2 donne.
Un aspetto particolarmente crudele è la deportazione forzata di alcuni ex detenuti.
Almeno 154 prigionieri liberati sono stati costretti all’esilio, deportati in paesi come Egitto, Tunisia, Algeria e Turchia, strappati dalle loro famiglie e comunità.
- Condizioni di vita nelle Carceri israeliane.
Le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane costituiscono una grave violazione del diritto internazionale umanitario, come documentato da organizzazioni quali Amnesty International, Human Rights Watch e Addameer.
a. Abusi fisici e Tortura.
I prigionieri sono soggetti a pestaggi, percosse e torture fisiche e psicologiche sin dal momento dell’arresto.
Tra le pratiche più comuni vi sono:
- privazione del sonno,
- isolamento prolungato,
- posizioni dolorose e stressanti durante gli interrogatori,
- abusi verbali e minacce.
Tali pratiche violano l’Articolo 32 della IV Convenzione di Ginevra, che proibisce “l’omicidio, la tortura, le pene corporali, le mutilazioni e gli esperimenti medici”, oltre alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura.
b. Violenza sessuale.
Sono riportati numerosi casi di aggressioni sessuali, minacce di stupro e altre forme di violenza degradante da parte delle guardie carcerarie, utilizzate come strumenti di umiliazione e sottomissione psicologica.
c. Processi iniqui e Detenzione dei Minori
Il sistema giudiziario militare israeliano nega ai detenuti palestinesi — e in particolare ai minori — il diritto a un processo equo.
Molti bambini vengono arrestati durante incursioni notturne, interrogati senza la presenza dei genitori o di un avvocato, e costretti a firmare confessioni in ebraico, lingua che non comprendono.
Tali pratiche violano le tutele speciali per i minori previste dal diritto internazionale.
d. Privazioni mediche e Condizioni di Detenzione.
I prigionieri vivono in celle sovraffollate, con scarsa igiene, cibo insufficiente e accesso limitato alle cure mediche.
Queste condizioni violano gli Articoli 85, 89 e 91 della Quarta Convenzione di Ginevra, che impongono standard minimi di igiene, spazio e assistenza sanitaria.
e. Detenzione Amministrativa.
Israele applica sistematicamente la detenzione amministrativa, ossia la reclusione senza accusa né processo, per periodi indefiniti e rinnovabili.
Tale pratica costituisce una violazione dell’Articolo 78 della IV Convenzione di Ginevra.
- I “Cimiteri dei Numeri” e la Negazione del Lutto.
Oltre ai detenuti vivi, anche i martiri palestinesi sono vittime della politica israeliana.
Le autorità trattengono i corpi di almeno 735 palestinesi uccisi, tra cui 67 bambini, seppellendoli in località segrete note come “Cimiteri dei Numeri”, dove le tombe sono contrassegnate solo da un numero.
Questa pratica disumana priva le famiglie del diritto al lutto e a una sepoltura dignitosa.
Conclusione: un Crimine continuo contro la Dignità umana.
La politica israeliana nei confronti dei prigionieri palestinesi rappresenta un meccanismo di controllo coloniale e di repressione politica.
Essa viola i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, che mira a proteggere la dignità e l’integrità umana.
Come sancito dall’Articolo 1 comune alle Quattro Convenzioni di Ginevra, la comunità internazionale ha il dovere di “rispettare e far rispettare” queste norme.
La condanna e la cessazione di tali pratiche non costituiscono soltanto un atto di denuncia morale, ma un obbligo giuridico per porre fine a 77 anni di ingiustizia e oppressione sistematica.
Fonti:
- Comitato Internazionale della Croce Rossa, Convenzioni di Ginevra del 1949
- United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR) – Reports on Israel and the Occupied Palestinian Territories
- Addameer Prisoner Support and Human Rights Association, Annual Report on Palestinian Political Prisoners, 2025
- Amnesty International, Israel/OPT: Unlawful Detention and Torture of Palestinians, 2024
- Mearsheimer, J. & Walt, S., The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, Farrar, Straus and Giroux, 2007
