
Territori palestinesi occupati – Islam Times. Il sito web “israeliano” Calcalist ha pubblicato nuovi dati sulla situazione sul fronte settentrionale e sulla difficoltà di riportare tutti i coloni nella regione. Ha riferito che, quasi tre mesi dopo l’attuazione del piano per il rimpatrio di decine di migliaia di coloni del nord nelle loro colonie, solo il 62% ha fatto ritorno.
Secondo il sito web, i tassi di rimpatrio più bassi sono stati registrati nelle colonie di “Metula”, “Manara” e “Shtula”, vicino al confine libanese, dove i tassi di ritorno variavano tra il 14% e il 25%. A “Kiryat Shmona”, circa la metà dei coloni risiede ancora in hotel o nelle comunità in cui si è trasferita allo scoppio della guerra alla fine del 2023.
I dati presentati lunedì alla Commissione speciale della Knesset per il “Negev” e la “Galilea” dal cosiddetto Centro di riabilitazione del nord, noto come “Tnufa”, hanno rivelato che solo il 30% delle attività commerciali nei territori settentrionali ha ripreso negli ultimi mesi. Nel frattempo, miliardi di shekel stanziati per le riparazioni infrastrutturali postbelliche rimangono inutilizzati.
Secondo questi dati, l’entità di occupazione “israeliana”, che aveva già faticato ad affrontare le sfide del nord, continua a tergiversare, anche a quasi sei mesi dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco tra “Israele” e Libano.
Il sito web ha evidenziato che il caos decisionale e la cattiva gestione degli affari interni di “Israele” continuano a incidere sulle colonie del nord. Ciò è emerso con evidenza durante una sessione della Knesset, dove Einav Peretz, responsabile del cosiddetto “Progetto Nord”, ha annunciato la scadenza del suo mandato temporaneo, la settimana precedente. Il suo ruolo, inizialmente un incarico ad interim di tre mesi, parallelamente alla sua posizione di Direttrice del Distretto settentrionale presso il ministero dell’Interno, non poteva essere prorogato a causa dell’assenza di un commissario ufficiale per la pubblica amministrazione.
Il sito web ha osservato che allo scoppio della guerra nel nord, circa 68 mila “israeliani” sono stati evacuati a causa del timore di un’invasione terrestre da parte di Hezbollah, simile all’operazione di Hamas nell’area di Gaza.
Parallelamente, i dati del Centro di ricerca e informazione della Knesset indicano che oltre 4.200 “israeliani” risiedono ancora in hotel nei territori occupati e più di 22 mila in soluzioni abitative basate sulla comunità.
I ministeri sionisti stimano che la maggior parte degli ebrei tornerà nelle proprie colonie entro luglio, in concomitanza con la fine dell’anno accademico e la scadenza dell’assistenza temporanea.
Diversi membri della Knesset hanno attribuito il basso tasso di rientro dei coloni alle risorse limitate assegnate al Distretto settentrionale, soprattutto se confrontate con il Distretto “Tekuma”, che sovrintende alla riabilitazione dell’area di Gaza. Tuttavia, i funzionari hanno sottolineato che la maggior parte dei fondi stanziati per il nord rimane inutilizzata e non è stata destinata alla riparazione o allo sviluppo delle infrastrutture in modo da motivare i coloni a tornare.
Da parte sua, la parlamentare Orit Farkash-Hacohen ha osservato: “La discussione non dovrebbe limitarsi al numero di rimpatriati. La situazione nel nord era difficile anche prima della guerra perché il governo [entità] non l’ha mai considerata una risorsa strategica. Perché non ci sono stati investimenti sufficienti in infrastrutture, agricoltura e riduzione delle lacune? Come possiamo guardare negli occhi questi residenti [coloni]?”
Secondo Einav Peretz, responsabile del Progetto Nord, “Il problema non sono i soldi”. Ha annunciato un nuovo piano in base al quale il dipartimento stanzierà quasi mezzo miliardo di shekel [oltre 141 milioni di dollari] per ristrutturare gli edifici nelle colonie situate a meno di 2 chilometri dal confine libanese. Il piano prevede anche l’espansione delle colonie e l’incoraggiamento di una migrazione positiva per aumentare la popolazione della “Galilea” di 100 mila persone entro la fine del decennio.
Il capo della Commissione “Negev” e “Galilea” della Knesset, Oded Forer, ha commentato: “Non ci sono servizi di base per gli ‘israeliani’ in quelle colonie”.
Ha poi aggiunto: “Nella situazione attuale, non capisco perché ‘Israele’ si sia affrettato a lanciare il piano di ritorno dei coloni all’inizio di marzo”. Ha aggiunto che l’entità “israeliana” voleva rappresentare una vittoria e ha fallito. Non si è nemmeno occupata adeguatamente della questione. È slegata dalla realtà e cerca di mettere un cerotto su una ferita da arma da fuoco. Non esiste un piano completo né una visione integrata per affrontare i problemi dei coloni del nord.
Nel contesto della persistente crisi del settore commerciale nel nord, Forer ha annunciato che avrebbe tenuto una sessione speciale per dare seguito alle azioni del ministero dell’Economia dell’ente nella “Galilea”, criticando il ministro dell’Economia, Nir Barkat, che trascorre gran parte del suo tempo all’estero. “Se il ministro dell’Economia ritiene necessario recarsi all’estero una volta al mese, allora dovrebbe almeno impegnarsi a visitare il nord una volta a settimana per constatare di persona la situazione”.
Traduzione per InfoPal di F.H.L.
