L’occupazione israeliana ammette 1.152 soldati uccisi dal 7 ottobre

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Gaza – Al Mayadeen. Lunedì, il ministero della Sicurezza israeliano ha riconosciuto perdite significative tra i suoi ranghi, confermando che 1.152 soldati sono stati uccisi dall’inizio dell’Operazione Al Aqsa Flood, il 7 ottobre 2023.

Secondo la Radio dell’Esercito Israeliano, quasi il 42% delle vittime, 487 soldati, aveva meno di 21 anni, mentre 141 ne avevano più di 40, la maggior parte dei quali erano soldati regolari e non sposati.

Il rapporto ha anche rivelato profonde ripercussioni sociali derivanti dal crescente numero di vittime. Oltre 6.500 parenti di soldati caduti si sono uniti a quella che l’occupazione definisce la sua “lista dei lutti”, tra cui 1.973 genitori, 351 vedove, 885 orfani e 3.481 fratelli, a dimostrazione della crescente tensione sociale sul fronte interno di “Israele”.

I dati pubblicati dall’esercito israeliano hanno mostrato che tra le vittime figurano 1.035 militari, tra cui 43 appartenenti alle unità di emergenza, oltre a 100 agenti della polizia di occupazione, nove agenti dello Shin Bet e otto membri del Servizio Penitenziario Israeliano.

La radio dell’esercito ha dettagliato la distribuzione per età delle vittime come segue: 487 sotto i 21 anni, 337 tra i 22 e i 30 anni, 187 tra i 31 e i 40 anni e 141 sopra i 41 anni. Ha aggiunto che 1.086 delle vittime erano uomini e 66 donne.

L’esercito israeliano sta conducendo una guerra implacabile contro il popolo palestinese sia a Gaza che in Cisgiordania da quasi due anni, dopo l’Operazione Al Aqsa Flood guidata dalla resistenza.

Il crescente numero di vittime è stato accompagnato da un profondo crollo psicologico all’interno delle forze israeliane. Secondo i media israeliani, più di 43 soldati si sono suicidati dall’ottobre 2023, poiché il prolungato dispiegamento e l’esposizione ai traumi sul campo di battaglia innescano un diffuso disagio mentale.

Uno studio congiunto dell’Università di Tel Aviv e dell’esercito ha rilevato che il 12% dei soldati soffre di disturbo da stress post-traumatico (PTSD), un tasso senza precedenti nella storia dell’occupazione.

A settembre, i media israeliani hanno riferito che oltre 1.100 soldati erano stati congedati dal servizio a causa del PTSD, mentre più di 26.000 membri del personale avevano richiesto assistenza psicologica dall’inizio della guerra, circa un terzo dei quali con diagnosi di patologie correlate al trauma. Questo rappresenta un drastico aumento rispetto alle guerre precedenti, come il conflitto in Libano del 2006, quando solo il 2% delle truppe era stato colpito.

In risposta a ciò, le forze di “difesa” israeliane (IOF) e il ministero della Sicurezza hanno ampliato l’Unità di Risposta allo Stress da Combattimento, aprendo nuove sezioni regionali e progettando un centro di riabilitazione nazionale per fornire supporto medico e psicologico a lungo termine ai soldati colpiti e alle loro famiglie.

In un rapporto correlato pubblicato a luglio, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha rivelato che oltre 18.500 soldati israeliani sono stati feriti dal 7 ottobre, migliaia dei quali soffrono di gravi traumi psicologici.

Il documento aggiungeva che, al ritmo attuale, il numero di feriti potrebbe raggiungere i 100.000 entro il 2028, sottolineando il costo umano persistente della guerra di occupazione in corso contro Gaza.

Mentre morti, feriti e crolli psicologici continuano ad aumentare, gli analisti israeliani mettono in guardia da una più ampia erosione della coesione militare e da una crescente stanchezza dell’opinione pubblica per l’elevato bilancio della guerra.

La convergenza di morti sul campo di battaglia, traumi di massa e tassi record di suicidio segnala una profonda tensione interna all’apparato di sicurezza di “Israele”, che potrebbe avere implicazioni durature per la sua prontezza militare e la sua stabilità sociale.

Traduzione per InfoPal di F.L.

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