
Ramallah. Oggi, sabato 5 ottobre, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno lanciato una massiccia campagna di arresti contro almeno 25 cittadini della Cisgiordania, tra cui un bambino ed ex prigionieri.
L’Autorità per gli Affari dei Prigionieri e il Club dei Prigionieri hanno affermato, in un comunicato, che le forze di occupazione hanno condotto perquisizioni di decine di cittadini, in particolare nella città di Beit Ummar/Hebron.
Le operazioni di arresto e le perquisizioni sono state accompagnate da attacchi e minacce contro i detenuti e le loro famiglie, oltre a sparatorie dirette con l’obiettivo di uccidere e diffuse operazioni di sabotaggio e distruzione che hanno colpito le case dei cittadini.
Le IOF hanno arrestato più di 11.100 cittadini della Cisgiordania, compresa Gerusalemme, dall’inizio della guerra genocida in corso nella Striscia di Gaza.
Il rapporto ha inoltre evidenziato la detenzione di numerosi lavoratori palestinesi e di migliaia di persone da Gaza, molte delle quali risultano ancora disperse a causa delle continue sparizioni forzate.
Queste campagne di arresto costituiscono politiche sistematiche utilizzate dalle forze di occupazione, e sono uno degli strumenti più importanti della punizione collettiva, alla luce dell’aggressione globale contro il popolo palestinese e del genocidio in corso a Gaza.
Il comunicato sottolinea che l’occupazione, dall’inizio della guerra di sterminio, ha effettuato esecuzioni sul campo in un modo senza precedenti, colpendo molti palestinesi, durante campagne di arresti sistematici in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Ha aggiunto che l’occupazione ha preso di mira, attraverso esecuzioni sul campo, ex prigionieri e prigionieri liberati in Cisgiordania e a Gaza, e molti di loro sono stati assassinati.
L’Autorità e il Club hanno confermato che le forze di occupazione, durante le operazioni quotidiane di arresto, sparano sistematicamente e direttamente con l’obiettivo di uccidere. Le istituzioni competenti hanno documentato atti arbitrari con il pretesto dell’esistenza di un “dossier segreto”, oltre all’arresto di decine di feriti, alcuni dei quali sono morti pochi giorni dopo.
(Fonti: PIC, Quds Press, Quds News, Wafa).
