
Territori palestinesi occupati. Quasi 50 soldati si sono tolti la vita negli ultimi mesi, tre soltanto questa settimana, nel contesto del genocidio perpetrato dal regime nella Striscia di Gaza assediata.
Dall’inizio della guerra israeliana contro Gaza, il 7 ottobre 2023, almeno 43 soldati si sono suicidati, secondo quanto riportato dai media israeliani.
Il quotidiano israeliano Haaretz, citando fonti, ha riferito che il caso più recente ha riguardato un soldato della Brigata Golani, che questa settimana si è sparato nella base militare di Sde Yaman.
Il soldato si è tolto la vita dopo un interrogatorio da parte della polizia militare, nell’ambito di un’indagine precedente. Era appena rientrato da Gaza per un aggiornamento quando è stato convocato per l’interrogatorio.
Pochi giorni prima, il sito israeliano Walla aveva riportato il suicidio di un altro soldato dopo mesi di sofferenza psicologica causata dagli orrori vissuti durante la prolungata guerra a Gaza e in Libano.
Il suo trauma era cominciato con la perdita di due amici intimi il 7 ottobre 2023 e si era aggravato con “la continua angoscia durante i lunghi mesi di guerra e gli orrori vissuti sul campo di battaglia”.
La sua famiglia ha raccontato che parlava spesso “dell’odore dei cadaveri e delle atrocità che aveva visto”. Era stato incaricato di trasportare i corpi dei soldati caduti dai fronti di Gaza e del Libano.
Si è suicidato dopo numerose richieste di assistenza psicologica, tutte rimaste inascoltate.
L’esercito israeliano avrebbe rifiutato di seppellirlo con gli onori militari o di annoverarlo tra le vittime militari del conflitto.
Nonostante i tentativi dell’esercito israeliano di censurare le notizie sui suicidi e le loro circostanze, continuano ad emergere prove di un netto aumento di tali casi.
Secondo quanto riferito, alcuni di questi soldati sono stati sepolti senza funerali militari né annunci pubblici, nel disperato tentativo di nascondere l’entità della crisi.
Nel frattempo, il quotidiano in lingua ebraica Maariv ha riferito che la Knesset israeliana terrà una sessione di emergenza a seguito delle pressioni delle famiglie dei soldati, preoccupate per gravi difetti nei veicoli da combattimento Puma, ampiamente utilizzati a Gaza.
Tra i problemi principali vi sono l’assenza di un’uscita di emergenza posteriore, l’insufficienza delle telecamere periferiche e una protezione inferiore rispetto ad altri veicoli blindati.
Negli ultimi mesi, la crescente carenza di personale ha spinto l’esercito israeliano a richiamare soldati già diagnosticati con disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Secondo alcuni critici, il regime israeliano sta inviando altri soldati a combattere nelle stesse aree dove gli scontri si sono già ripetutamente verificati.
(Fonti: PressTV, Quds News).
