Riconciliazione nazionale: Hamas e Fatah dichiarano entrambi il loro impegno nella mediazione della Cina

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Gaza. Lunedì, i movimenti di Hamas e Fatah hanno entrambi dichiarato di essere impegnati nel successo della mediazione cinese per raggiungere la riconciliazione palestinese. I commenti separati hanno fatto seguito a uno scambio di accuse tra i movimenti: le due parti hanno affermato che l’altra sta cercando di ostacolare l’accordo di dialogo nazionale allargato, che era previsto per lunedì a Pechino.

“Abbiamo risposto all’appello dei nostri amici in Cina sul raggiungimento dell’unità nazionale palestinese e ci siamo impegnati con grande positività e responsabilità”, ha dichiarato Hossam Badran, capo dell’Ufficio per le relazioni nazionali di Hamas. “Le tappe di questo appello sono state chiare fin dall’inizio: il primo incontro è stato bilaterale tra Hamas e Fatah, che è quello che ha avuto luogo ad aprile, per essere seguito da un incontro allargato che include le fazioni palestinesi che avrebbe dovuto avere luogo [lunedì]”.

Ha sottolineato che mentre le delegazioni si preparavano a viaggiare, il presidente dell’Autorità Palestinese [Mahmoud Abbas, che è anche il capo di Fatah] ha contattato i cinesi e li ha informati che si rifiutava di partecipare all’incontro allargato. “Non ha fornito alcuna giustificazione logica per questo”, ha affermato Badran.

Il dirigente di Hamas ha espresso “rammarico” per questa posizione. “Si è trattato di un ostacolo al raggiungimento di un consenso nazionale in una fase delicata e critica che il nostro popolo sta vivendo, e alla luce della battaglia del Ciclone di al-Aqsa/al-Aqsa Flood [iniziata il 7 ottobre], durante la quale il nostro popolo sta presentando un’immagine ideale di fermezza e determinazione”.

“Hamas – ha sottolineato – insiste sull’importanza di tenere l’incontro nazionale allargato. Tutti hanno il diritto di partecipare alla discussione dei meccanismi per mettere ordine nella casa palestinese. L’interruzione dell’incontro allargato a Pechino è ingiustificata e inaccettabile, e non serve l’interesse superiore del popolo palestinese”.

Nel frattempo, secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA, Fatah ha espresso “grande apprezzamento” per gli sforzi cinesi di ospitare il dialogo nazionale tra i movimenti Fatah e Hamas in Cina. “Fatah vuole garantire il successo degli apprezzati sforzi cinesi”, ha dichiarato il movimento. “Riteniamo Hamas responsabile del fallimento di tutti i dialoghi precedenti”.

Riguardo alla notizia secondo la quale Abbas ha declinato l’invito a recarsi a Pechino, Fatah ha ribadito che rimane “impegnato” a sedersi al tavolo del dialogo nazionale in Cina. “Stiamo lavorando per completare tutti i preparativi al fine di fornire il clima appropriato per il successo della mediazione cinese, che è apprezzata e rispettata dalla nostra leadership e dal nostro popolo”.

Alla fine di aprile, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian aveva dichiarato che le fazioni palestinesi si sono incontrate a Pechino con la mediazione cinese, senza specificare il momento degli incontri. Ha spiegato che le parti palestinesi hanno tenuto “un dialogo approfondito e sincero e hanno espresso la volontà di raggiungere un consenso politico attraverso il dialogo e la consultazione”. Sono stati fatti “progressi incoraggianti su molte questioni”, oltre a un accordo per “continuare il dialogo e assicurare il raggiungimento dell’unità palestinese il prima possibile”.

L’incontro tra Hamas e Fatah a Pechino ha fatto seguito a quello analogo di febbraio a Mosca.

L’arena palestinese soffre di una divisione politica e geografica dal 2006, quando Hamas ha vinto democratiche elezioni legislative e ha formato il governo. Fatah, insieme a Israele, agli Stati Uniti e alla maggior parte degli Stati europei, si è rifiutata di accettare il risultato delle elezioni, che erano state dichiarate “libere ed eque” dagli osservatori stranieri. Abbas ha continuato a dirigere l’ANP con sede a Ramallah, mentre Hamas ha gestito le istituzioni dell’autorità nella Striscia di Gaza, anche se Fatah ha ordinato ai dipendenti pubblici dell’enclave di rimanere a casa con lo stipendio pieno e di rifiutarsi di lavorare nell’amministrazione guidata da Hamas.

(Fonti: MEMO e agenzie).

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