
New York – Quds News Network – Un’email trapelata ha rivelato che alti funzionari degli aiuti internazionali, comprese le Nazioni Unite, hanno incontrato mercoledì il presidente della controversa Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta da Stati Uniti e Israele, per discutere una collaborazione e “abbassare la retorica pubblica”, in seguito alle segnalazioni di uccisioni israeliane di richiedenti aiuti presso i siti di assistenza della GHF, condannati come “trappole mortali di massa”.
The New Humanitarian ha ottenuto un resoconto riservato della riunione, inviato via email il 7 agosto al Comitato Permanente Inter-Agenzia (IASC) – il forum di coordinamento di massimo livello nel sistema umanitario internazionale, composto da agenzie ONU e importanti ONG.
Il documento è stato cofirmato da Joyce Msuya, il secondo funzionario più alto in grado dell’organismo di coordinamento degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, OCHA.
L’incontro è stato organizzato dall’ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Dorothy Shea, e vi hanno partecipato il presidente esecutivo della GHF, Johnnie Moore, insieme a diversi diplomatici e funzionari statunitensi del Programma Alimentare Mondiale, dell’UNICEF, dell’Agenzia ONU per le migrazioni (OIM), dell’OCHA, del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e di InterAction.
Hanno concordato di sviluppare una “collaborazione più ampia”, di proseguire le discussioni e di “ridurre la retorica pubblica”, probabilmente riferendosi alla necessità di attenuare le critiche che la GHF ha ricevuto dalle agenzie umanitarie sin dall’avvio delle sue attività.
I gruppi non hanno ancora commentato l’email trapelata.
Secondo Axios, che cita un funzionario statunitense e altre due fonti a conoscenza diretta, l’incontro si è svolto mercoledì 6 agosto presso la missione statunitense alle Nazioni Unite a New York. È stato inoltre specificato che durante l’incontro non erano ammessi telefoni e che si è svolto secondo le “regole di Chatham House”, il che significa che nulla di quanto detto poteva essere attribuito ai partecipanti.
L’incontro e la disponibilità a collaborare segnano un cambiamento significativo di posizione da parte delle organizzazioni umanitarie e delle Nazioni Unite.
Dopo oltre 80 giorni di blocco totale, carestia e crescente indignazione internazionale, la Gaza Humanitarian Foundation, un’organizzazione segnata da scandali e sostenuta da Stati Uniti e Israele, creata per aggirare l’infrastruttura di distribuzione degli aiuti ONU nella Striscia di Gaza, avrebbe distribuito aiuti in modo limitato.
La maggior parte delle organizzazioni umanitarie, comprese le Nazioni Unite, si è distanziata dalla GHF, sostenendo che il gruppo viola i principi umanitari limitando gli aiuti alle zone meridionali e centrali di Gaza, obbligando i palestinesi a percorrere lunghe distanze a piedi per ritirare gli aiuti e fornendo solo quantità limitate, tra le altre critiche. Hanno inoltre affermato che questo modello aumenterebbe gli sfollamenti forzati nella Striscia.
Inoltre, le uccisioni di massa di richiedenti aiuti vicino e presso i siti di assistenza della GHF sono diventate una triste realtà quotidiana, in mezzo a scene caotiche, poiché ai palestinesi disperati viene concesso un breve lasso di tempo per correre a prendere il cibo e vengono presi di mira dalle forze israeliane e dai mercenari statunitensi. Testimonianze e prove da parte di mercenari statunitensi che lavorano con la GHF, così come di civili di Gaza, rivelano che i richiedenti aiuti sono presi di mira in modo diretto e deliberato, pur non rappresentando alcuna minaccia.
I palestinesi di Gaza e le Nazioni Unite hanno definito questi siti come “trappole mortali di massa” e “macelli”.
L’incontro è avvenuto pochi giorni dopo che esperti delle Nazioni Unite avevano chiesto lo smantellamento della GHF, descrivendola come un “esempio inquietante” di sfruttamento degli aiuti umanitari per fini militari e geopolitici, in violazione del diritto internazionale, mentre gruppi per i diritti umani hanno definito le uccisioni israeliane presso i siti di distribuzione come crimini di guerra.
Tuttavia, l’incontro è stato descritto nell’email come “costruttivo” e “aperto”, con i partecipanti che hanno espresso la sensazione che “potremmo e dovremmo operare in modo parallelo e complementare, ognuno facendo ciò che può”.
Tom Fletcher, capo degli aiuti umanitari ONU e a capo dell’OCHA, ha definito la GHF a maggio come “uno spettacolo collaterale cinico, una distrazione deliberata, una foglia di fico per ulteriori violenze e sfollamenti”. Msuya, che ha partecipato all’incontro e ha cofirmato il resoconto, è la vice di Fletcher all’OCHA.
L’altro cofirmatario era Tom Hart, presidente di InterAction, che si definisce la più grande alleanza di ONG internazionali con sede negli Stati Uniti. Diverse organizzazioni membri di InterAction hanno firmato una dichiarazione congiunta il 30 giugno e il 1° luglio, chiedendo un’azione immediata per porre fine a quello che hanno definito il “letale schema di distribuzione israeliano”.
Traduzione per InfoPal di F.F.
